Corriere della Sera - Sì dell'Europa a nuove regole per la chimica



Il parlamento europeo (Ansa)
STRASBURGO - Il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sulla registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (Reach). Il provvedimento, che ha raccolto 398 voti a favore, 148 contro e 36 astenuti, prevede anche la creazione di un'Agenzia chimica europea centrale che si avvarrà del supporto operativo di quelle nazionali
ed una sostanziale riduzione dei test sugli animali. Il voto del testo redatto dall'eurodeputato italiano Guido Sacconi (Ds) e dei numerosi
emendamenti, preceduto da forti pressioni delle lobby industriali da una parte e dei movimenti in difesa dell'ambiente e dei consumatori
dall'altro, ha richiesto complessivamente due ore e 20 minuti. L'industria chimica rappresenta il terzo maggior settore industriale europeo ed occupa circa due milioni di lavoratori, cui si aggiungono tre milioni dell'indotto.

SACCONI: «RAFFORZATO L'EQUILIBRIO DEL TESTO» - I voti sugli oltre mille emendamenti a Reach, sulla registrazione e valutazione delle sostanze chimiche, sono stati «molti positivi» ed hanno «rafforzato l'equilibrio del testo». Lo ha affermato il relatore Guido Sacconi poco prima del voto finale in aula: «In alcune parti, come quella delle autorizzazioni delle sostanze chimiche, so - ha affermato - che abbiamo votato posizioni molto forti, ma vi sono le basi per realizzare una convergenza con il Consiglio, che in qui ha manifestato una grande possibilità di incontro».
 

AMBIENTALISTI: «CI SONO ANCORA MOLTE LACUNE» - Le  organizzazioni ambientaliste (Amici della Terra, Greenpeace, Legambiente e WWF), con un comunicato si sono dichiarate soddisfatte del voto del Parlamento europeo per l’introduzione del principio di sostituzione dei composti pericolosi con alternative più sicure quando disponibili, «ma restano fortemente critiche sul fatto che il parlamento abbia esentato le industrie dall’obbligo di fornire informazioni sulla salute e la sicurezza su migliaia di sostanze chimiche. Si tratta, secondo gli ambientalisti, di una falla nella normativa che renderà impossibile identificare sistematicamente e sostituire le sostanze più pericolose. «Attualmente - spiega la nota - non disponiamo di dati fondamentali sull’impatto sanitario e ambientale di circa il 90% dei composti in commercio».
18 novembre 2005