ALTO ADIGE
24 LUGLIO 2008

Giusto abbatterlo, lo rifarei

Bolzano - Riceviamo e pubblichiamo questa lettera da Giorgio Carmignola, vicedirettore dell’ufficio Caccia e pesca. di Giorgio Carmignola* Posso facilmente immedesimarmi nel dispiacere/disappunto di molte persone per la decisione di abbattere il giovane cervo, protagonista dell’attraversamento delle vie cittadine. Posso, al tempo stesso, assicurare che l’abbattimento non rappresenta una festa per nessuna delle persone coinvolte in tale decisione. Mi preme porre una domanda. Che cosa di più appariscente avrebbe dovuto fare questo cervo, per dimostrare la sua pericolosità? Sono rincuorato dal fatto che i danni alle persone siano rimasti limitati a due feriti lievi. È una pura fortuna che essi non siano molto più gravi, che non si debba, addirittura, registrare qualche lutto. Mi sembra assurdo pensare che debbano venire registrati morti o feriti gravi per divenire consapevoli dei rischi legati alla situazione di un grosso animale “impazzito” che corre per le vie di Bolzano. Certamente, sarebbe stata una bella “favoletta” aver potuto chiudere quest’avventura con la cattura dell’animale e il suo trasporto nel bosco. Tutto questo, magari, ad opera di uomini/donne coraggiosi, che si prodigano a favore degli animali selvatici. Questo “coraggio” ci manca; tuttavia, io non lo chiamerei coraggio, ma “irresponsabilità”. Il cervo in questione ha messo a repentaglio l’incolumità dei passanti con la sua corsa disperata, in preda ad uno stato di panico, tipico di un animale venutosi a trovare a diretto contatto con l’uomo e con tutto l’ambiente ostile, che la città può rappresentare. La sua pazza corsa si è fermata sul pianerottolo del parcheggio. Ma chi ci può assicurare che il cervo impazzito si sia trasformato di colpo in un tranquillo agnellino da addormentare “semplicemente” con una punturina? Cosa succede se il cervo, spaventato dalla narcotizzazione o dal tentativo di cattura, riprende la sua pazza corsa, sfondando le vetrate o, addirittura, carica gli operatori? Chi è in grado di trattenerlo in uno spazio così angusto, come quello in cui è andato ad infilarsi? Chi può garantire l’incolumità di una dozzina di persone (poliziotti, vigili urbani, pompieri, personale di vigilanza venatoria) presenti in tale spazio? Della sicurezza sul lavoro, purtroppo, se ne parla solo quando avvengono degli incidenti. La decisione di procedere all’abbattimento è stata presa congiuntamente. Preferisco venire criticato per la scelta di abbattere un animale rispetto al rischio di avere sulla coscienza il ferimento degli operatori per un improvvisato tentativo di cattura, senza le necessarie misure di sicurezza. Le mie esperienze lavorative, relative a narcotizzazioni di cervi, stambecchi e daini avvenute in provincia, hanno più volte mostrato reazioni imprevedibili da parte deli animali. Recentemente, anche i colleghi della Provincia di Trento, hanno dovuto fare i conti con l’annegamento di una giovane orsa a seguito di un intervento di narcotizzazione. Posso assicurare che i colleghi forestali trentini hanno una notevole esperienza e non sono certo degli sprovveduti; tuttavia, un’operazione di narcotizzazione è sempre e comunque collegata a dei rischi. Questo in un ambiente aperto; la componente di rischio aumenta in misura considerevole in un ambiente chiuso. Le leggi internazionali, nazionali e provinciali a tutela della fauna selvatica ci richiedono azioni concrete per la conservazione delle specie faunistiche e dei loro habitat, considerando, tuttavia, gli aspetti di tutela dell’igiene e della sicurezza pubblica, della salvaguardia delle colture agroforestali e degli equilibri ecologici. Il salvataggio di un singolo capo (impazzito e ferito) di una specie così comune in ambito alpino, non rappresenta un intervento prioritario. Capisco e rispetto sensibilità dell’opinione pubblica e l’interesse e la simpatia di cui (per fortuna!) gode la fauna selvatica, ma chiedo di cercare di dare un giusto peso alle cose.

 

 


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24 LUGLIO 2008

L'uccisione doveva essere l'ultima ratio

BOLZANO. La normativa in vigore, in base alla quale la Procura ha annunciato l’apertura di un’inchiesta, mira a tutelare non solo i diritti degli animali ad un trattamento adeguato, ma anche i sentimenti delle persone a favore degli animali. Lo sdegno e la protesta per quanto accaduto a Bolzano dimostrano che il tema aveva effettivamente bisogno di un intervento legislativo con una disposizione penale in grado di intervenire in caso di violazioni. Cosa prevede in pratica l’articolo 544 bis del codice penale inserito sulla base delle disposizioni della legge 189 del 20 luglio 2004? Molto semplicemente che è reato penale uccidere un animale senza necessità o per crudeltà. Chi lo fa rischia una condanna da 3 a 18 mesi di reclusione. E’ questa la norma penale invocata per il caso del cervo abbattutto nel giroscale di accesso al parcheggio di via Mayer Nusser. Mauro De Pascalis è tra gli avvocati bolzanini più esperti del settore. «L’articolo 544 bis del codice penale - spiega il legale - usa il termine”cagionare” che offre un’ampia prospettiva di tutela penale. Lo scorso anno la Cassazione ha stabilito che il reato si configura anche con condotte omissive». L’applicabilità della norma passa anche da un criterio di valutazione del principio di necessità a cui ha fatto riferimento il legislatore. «Secondo la giurisprudenza di legittimità - spiega ancora il legale - la necessità si ravvisa in ogni situazione in cui l’uccisione della bestia non sia evitabile perchè dettata da esigenze contingenti di annullare un pericolo imminente o impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona. La Cassazione, dunque, parla di pericolo imminente e introduce due altri elementi importanti: l’uccisione deve risultare l’unica soluzione possibile per evitare il pericolo ed è necessaria anche una valutazione comparativa tra gli interessi coinvolti, cioè quelli dell’animale e quelli umani». Ora in Procura si attende il deposito dell’esposto annunciato dalla Lav. Nel frattempo l’inchiesta è già partita. (ma.be.)
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24 LUGLIO 2008

Cervo ammazzato, un dossier di accuse

BOLZANO. Mentre il procuratore capo Cuno Tarfusser ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per l’uccisione, all’interno del parcheggio di via Mayr Nusser, del cervo che aveva creato scompiglio in centro, ferendo lievemente due persone, la Lav ha pressochè ultimato il dossier (corredato da decine di foto) per l’esposto che presenterà tra oggi e domani. Tutto si gioca sulla necessità o meno di abbattere l’ungulato ed i punti controversi sono almeno 6. «Le forze dell’ordine e l’ufficio caccia e pesca - spiega Claudio Calissoni della Lav - sono stati protagonisti di una serie impressionante di errori e comportamenti contradditori». Novità anche sulla carcassa. «L’abbiamo consegnata alla riserva di Bolzano: la carne finirà ad un macellaio o a un ristoratore». Sulla necessità o meno di abbattere il cervo - a cui fa riferimento l’articolo 544 bis del codice penale - le tesi della Lav e dell’ufficio caccia e pesca della Provincia differiscono in modo sostanziale. Per la lega anti vivisezione non c’era alcun pericolo per l’incolumità pubblica, tantomeno per gli operatori chiamati ad intervenire, mentre per il vicedirettore dell’ufficio Giorgio Carmignola il cervo «poteva uccidere» e quindi l’abbattimento sarebbe stato più che giustificato. Ma vediamo, nel dettaglio, i sei punti controversi. Al Bar Diana. Secondo le due bariste l’ungulato è rimasto rinchiuso nel retro dell’esercizio pubblico 10/15 minuti. «Ed era controllato - ha ribadito ieri una delle due bariste - da almeno 5/6 fra vigili urbani e rappresentanti delle forze dell’ordine. Ci aspettavamo che venisse anestetizzato e rimesso in libertà nel bosco, mentre invece qualcuno ha stranamente aperto la porta lasciandolo fuggire». Per la Lav questa è stata la prima negligenza. «Sarebbe stato sufficiente chiamare il veterinario di turno e presidiare le uscite». Per Carmignola, invece, «è impossibile controllare un animale in preda al panico». L’inseguimento. La seconda decisione errata - secondo la Lav - è stata quella di inseguire il cervo a sirene spiegate terrorizzandolo ulteriormente. Per l’ufficio caccia e pesca, al contrario, «è stata una precauzione giustificata. Bisognava avvisare la gente del pericolo». Al parcheggio. All’interno del parcheggio di via Mayr Nusser l’ungulato si è sdraiato ed era inoffensivo. «Sarebbe bastato - spiega Claudio Calissoni della Lav - fargli salire le scale. Sarebbe entrato in un luogo chiuso, inaccessibile al pubblico, in attesa dell’arrivo dell’anestetizzante». Per Claudio Carmignola è mera teoria. «Il cervo, quando è entrato, aveva le gambe rigide. Poi si è seduto ed era solo apparentemente tranquillo. Non potevamo farlo salire: c’era il rischio che finisse contro la vetrata della cassa». L’abbattimento. «A sparare per primo - continua Carmignola - è stato il guardiacaccia volontario della riserva di Avigna Luis Tratter, che era stato contattato dal guardiacaccia distrettuale. Quest’ultimo non aveva con sè l’arma». L’esposto della Lav sarà proprio contro Tratter. «Non aveva titolo - sottolinea Calissoni - per sparare. E se l’ordine era quello di uccidere non è riuscito nemmeno a farlo con un solo colpo». Gli altri due colpi. Per Carmignola «in ambiente aperto si sarebbero anche potuti evitare, ma in questo caso c’era la necessità di “finire“ l’animale in un breve lasso di tempo». Per la Lav «c’è stata un’incredibile sufficienza anche da parte di chi ha sparato». La carcassa. «Come prevede la legge 14/87 l’abbiamo consegnata alla riserva di caccia di Bolzano, che può farne ciò che vuole. Con ogni probabilità la carne è già stata venduta ad un macellaio o ad un ristoratore». Dalla riserva di caccia arriva una mezza conferma: «Ha ragione il dottor Carmignola, di più non possiamo dire». Per la Lav, invece, ci sono gli estremi per un altro reato. «C’è stato - conclude Calissoni - un furto venatorio. L’animale andava conferito, intero, all’Istituto zooprofilattico».

 

 


ALTO ADIGE
24 LUGLIO 2008

Valanga di messaggi sul sito «Caso gestito malissimo»

BOLZANO. «L’abbattimento del cervo nel parcheggio di via Mayr Nusser non era assolutamente necessario». Anche ieri sono arrivati moltissimi messaggi sul sito www.altoadige.it, dove c’è anche una galleria fotografica. Valanghe di critiche al sindaco che aveva criticato chi si era scandalizzato per l’abbattimento dell’animale. Jacobitti è arrabbiata. «Sono sempre più disgustata dalle mere giustificazioni che continuano e venire date per avere abbattuto il cervo. Non ci sono giustificazioni, non ci sono scusanti. Sono stati dei barbari, aridi e incivili. Spero solo che ora i responsabili vengano denunciati». Dura Papsy 77: «Sono sconcertata e schifata. Mai ho visto affrontare così male un’emergenza di questo genere. Complimentoni a tutti quelli che hanno preso parte al massacro, e i miei più vivi complimenti al signor sindaco, che invece di cercare false scuse poteva semplicemente chiedere scusa a chi, esterrefatto, ha potuto solo restare a guardare questa cattiveria». Naturalmente il dibattito sul forum continua anche perchè nella giornata odierna la Lav depositerà l’atteso esposto alla Procura di Bolzano.

 


IL TEMPO
25 LUGLIO 2008

BOLZANO: LAC SPORGE DENUNCIA PER UCCISIONE CERVO IN CENTRO

Bolzano - "Il vicepresidente nazionale della Lac-Lega Abolizione Caccia, Roberto Piana, ha presentato oggi una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Bolzano, riguardo all'abbattimento di un maschio adulto di cervo nel centro di Bolzano, effettuato lo scorso 21 luglio, dopo che l'animale, forse gia' ferito per altre cause, era probabilmente sceso dalla Val Sarentino a seguito di un temporale". Lo comunica la Lac. "Si ravvisa - prosegue la Lac - l'ipotesi di violazione prevista e punita dall'articolo 544-ter del Codice Penale, in relazione all''uccisione senza necessita'' di un animale selvatico appartenente al patrimonio dello Stato (effettuato dal rettore di una riserva di caccia, tanto per cambiare), e al di fuori di quanto previsto dalla disciplina dell'attivita' venatoria; le persone alle quali l'animale spaventato avrebbe potuto recare danno, oltretutto, erano gia' state evacuate dalla zona". "Ogni moderno servizio di vigilanza in campo faunistico - conclude la Lac - deve essere in grado di disporre e di utilizzare fucili lancia-siringhe a narcotico per eventualita' quali la presenza di ungulati in aree urbane, onde evitare immotivate uccisioni di selvatici; la Provincia di Bolzano deve inoltre rendersi conto che il piombo non e' l'unico strumento per tutte le espressioni della gestione faunistica".

 

 


LIBERO
25 LUGLIO 2008

Chi ha dato il via all’esecuzione del cervo deve dimettersi

Oscar Grazioli

Al telefono Lorenzo Croce dell’Aidaa fa fatica persino a parlare, tanto è incazzato. «Ma l’hai letta la dichiarazione di Ehrard?». «No e chi è?». Si tratta di Heinrich Ehrard, il direttore dell’ufficio caccia e pesca della provincia di Bolzano. Insomma, quello che ha dato il via all’esecuzione del cervo nell’ormai famoso garage di Mayr Nusser.Riassumo. Un cervo è gravemente ferito a un occhio da un bracconiere e, spaventato da un temporale, fugge verso il centro di Bolzano, ferendo lievemente un paio di persone e causando un discreto pandemonio. Viene inseguito da auto e camionette a sirene spiegate. Come qualunque apprendista etologo sa, è un metodo infallibile per terrorizzare un animale selvatico già in fuga. Il cervo entra in un paio di negozi e poi vede un garage coperto che somiglia a una tana. Intanto le forze dell’ordine fanno evacuare il garage. All’interno resta un cervo ferito e stremato. Viene dato l’ordine dell’esecuzione sommaria, mentre un veterinario non fa neanche in tempo ad arrivare sul luogo. Ci vogliono ben 3 colpi per ucciderlo. Se chiamavano un bracconiere, la provincia risparmiava in polvere pirica e il cervo ringraziava.Lecita la domanda. La gente era stata evacuata, il cervo è stremato in un garage vuoto, dunque perché non sparargli un dardo narcotico? Vuoi che a Bolzano non abbiano un fucile anestetico? E qui torniamo all’affermazione, pubblicata da Metro News, di Ehrard : «È vero, a Bolzano non abbiamo fucili narcotizzanti perché non ci sono mai serviti ma non è stato quello a spingerci a uccidere l'animale. Anche se ne avessimo avuto uno, avremmo sicuramente scelto l'abbattimento, il cervo era sotto stress ed era ferito. Un pericolo per gli abitanti. I guardiacaccia possono uccidere gli animali malati e feriti. Io ho studiato a Vienna e li si fa una gestione attiva degli animali che in alcuni casi prevedono l'abbattimento».«Chiediamo le dimissioni immediate del responsabile dell'ufficio caccia e pesca della provincia di Bolzano», gli fa eco Lorenzo Croce, «è vergognoso che questo signore dica che in una provincia montana come quella di Bolzano i guardia caccia non dispongono di un fucile narcotizzante. Ancora più grave è prendere come esempio le leggi austriache quando il signore è un funzionario della provincia autonoma di Bolzano che sta nel territorio della repubblica italiana, ed è profumatamente pagato con i soldi dei contribuenti italiani. Chiediamo che la procura apra un'inchiesta e che il presidente della provincia di Bolzano lo licenzi in tronco, altrimenti il signor direttore dell'ufficio caccia e pesca della provincia autonoma di Bolzano vada a chiedere lo stipendio a Vienna ammesso che lo vogliano e si vergogni di dire simili stupidaggini in pubbliche interviste». Certa gente starebbe bene con una vanga in mano e meno studi alle spalle.