IL MESSAGGERO MARCHE
13 MARZO 2007
Blitz del Corpo
Forestale dello Stato, ieri mattina, nel il canile
DIANA MARILUNGO
SANT’ELPIDIO A MARE (AP)– Blitz del Corpo Forestale dello Stato,
ieri mattina, nel il canile sulla Faleriense dove operano i
volontari di “Pluto progetto fauna onlus” l'associazione zoofila di
tutela dei diritti animali e lotta al randagismo. La struttura che
ospita attualmente circa 600 cani è stata posta sotto sequestro
perché non considerata idonea alla sua destinazione d'uso. Una
quindicina di uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno rivoltato
come un calzino l'intero canile. All'operazione hanno partecipato
oltre al personale del Corpo Forestale giunto da Roma, alcuni
elementi del Nipaf di Ascoli Piceno e altri del distaccamento di
Fermo. L'operazione di ieri si inserisce in un controllo
dell'Ispettorato Generale del Corpo Forestale a livello nazionale. I
controlli hanno interessato sia l’aspetto urbanistico-ambientale che
quelli inerenti alla gestione cani ospitati nella struttura sulla
Faleriense. Quindi gli uomini del Corpo Forestale hanno cercato di
raccogliere elementi atti a stabilire se si siano verificati
maltrattamenti nei confronti degli animali che vivono nel canile
elpidiense. Urbanisticamente l'edificio cui fa capo il canile è
fatiscente. “Un euro per un mattone” è l'iniziativa che i volontari
di “Pluto Progetto Fauna Onlus” hanno lanciato dal loro sito per
ristrutturare il canile. La struttura dove sorge il canile, come
scrivono loro stessi nella pagina web, è in rovinose condizioni.
Ciò, nonostante lo sforzo giornaliero dei volontari e gli addetti
del canile i quali però, come precisano, non riescono più a
mantenere sicuri i propri ospiti. Già qualche anno fa il Corpo
Forestale dello Stato si è occupato del canile sulla Faleriense
anche per problemi relativi allo scarico dei liquami prodotti dai
cani. Un'altra delle contestazioni che venivano fatte in
quell'occasione riguardava l'amianto usato per la copertura di
alcuni siti. Ora i cani sono stati affidati all'associazione in
attesa che il magistrato del Tribunale di Fermo decida del loro
futuro. Pluto Progetto Fauna, è soprattutto un'associazione di
volontari che provvede a tutelare la vita dei randagi. Il sodalizio
è nato intorno agli anni '90 su iniziativa di alcune persone che si
sono fatte carico di prendere in custodia i cani abbandonati.
Riempiendo con la loro opera il vuoto e le carenze delle strutture
pubbliche. Purtroppo il randagismo è un fenomeno in continua
espansione nella provincia di Fermo. Spesso, tra l'altro, i cani
vengono abbandonati, per le ragioni più svariate, dai loro padroni.
Il canile sulla Faleriense nasce, anche per far fronte a questa
situazione, nei primi anni '90 presso una casa colonica di
Sant'Elpidio a Mare. La struttura si avvale esclusivamente
dell'apporto volontariato. Anche i veterinari pare prestino la opera
volontariamente. Negli anni nella struttura sono passati tantissimi
animali di ogni taglia e razza. Si parla addirittura di circa 4.000
cani ospitati nel tempo presso il "Pluto". Sono tantissime le
persone, inoltre, che nel corso di più di un decennio in tutto il
Fermano, hanno adottato gli “amici a quattro zampe” che di volta in
volta sono stati ospitati dal canile. Così come sono molti coloro
che hanno contribuito finora a rendere meno brutta la vita dei cani
che attualmente vivono nella struttura.
CORRIERE ADRIATICO
13 MARZO 2007
Lo sconforto della direttrice: “Ci spiace che
andrà ad interrompersi il tanto lavoro che stavamo portando avanti Le
irregolarità non dipendono da noi”
Spazi angusti, catene corte, tettoie in
eternit: la struttura di Pluto House non è a norma
Blitz della Forestale, sigilli al canile
Pierpaolo Pierloni
SANT’ELPIDIO A MARE (AP)–
Arrivano in mattinata, gli uomini del Corpo forestale dello stato,
guidati da Giovanni Luzi. Accolti dall’abbaiare forsennato dei cani di
Pluto House, soliti rispondere così alle auto che imboccano lo sterrato
verso la fatiscente struttura lungo la strada Faleriense. Sono
all’incirca 500, gli ospiti del canile elpidiense, presieduto da Anna
Maggiori. Di certo, da oggi, non ne arriveranno altri. Il canile è stato
posto sotto sequestro, dietro riscontro di alcune irregolarità rispetto
alle norme che regolano la manutenzione degli animali. Molto accurato il
lavoro della guardia forestale, intervenuta dalla comando stazione di
Ascoli Piceno, con il supporto di alcuni nuclei specializzati da Roma.
Per ore, anche nel pomeriggio, attento l’esame degli animali e delle
strutture che li accolgono. Su ogni cane si verifica la regolare
presenza di microchip secondo norma di legge, si valuta lo stato dei
box, delle catene cui quelli all’aperto sono legati, le condizioni
igieniche dei locali. Controllati inoltre gli atti amministrativi. Un
blitz particolarmente accurato, che sancisce che Pluto House è struttura
non in regola. Spazi angusti, catene corte, tettoie dei box in eternit:
queste le principali caratteristiche emerse nel corso del sopralluogo.
Le conseguenze: i cani già presenti rimarranno dove sono. Da oggi non si
potranno però portare altri animali all’interno del canile, che
raccoglie randagi da circa 25 comuni del Fermano, dalla costa
all’entroterra. Che tradotto, garantisce chi quotidianamente vive
nell’ambiente, significa che i comuni, per non trovarsi di fronte
all’enigma di dove portare gli animali di strada, smetteranno di
accalappiarli, con conseguenze pericolose per gli stessi animali e per
la loro salute. I cani stanno tutti bene, si assicura. Da Pluto House,
dove lavorano part-time 5 persone la mattina e almeno due volontari ogni
pomeriggio, muoiono solo di vecchiaia. L’ultimo, più di tre mesi fa.
Sono nutriti e lavati regolarmente; ogni anno, sono circa 450 quelli che
vengono dati in affidamento. Spesso, nei fine settimana, non mancano
famiglie con bambini a visitare i locali. Il problema, vecchio di anni,
riguarda però la struttura. Inadeguata, vecchia, angusta. Non è una
scoperta di ieri, chi ci lavora conosce bene i limiti dei locali. Il
problema a monte, dicono, è la disattenzione di chi dovrebbe farsi
garante della struttura. Un blitz garbato, quello di ieri, spiegano i
responsabili di Pluto House, condotto con sensibilità da parte degli
uomini del Corpo Forestale. Ma l’amarezza, molto più che la
preoccupazione, resta. La sensazione diffusa è quella di un lavoro che
si interrompe, di un’opera faticosa, portata avanti tra mille sacrifici
per amore degli animali, che non sarà più la stessa. “Per fare le cose –
spiega la vicepresidente e direttrice di Pluto House Lidia Gomez Olivera
– ci vuole tanto. Per demolirle basta pochissimo. Ci spiace che andrà ad
interrompersi tutto il lavoro che stavamo portando avanti, che si
interrompa un progetto. Le convenzioni favorevoli con gli studi
veterinari per il trattamento sanitario dei cani. E penso a tutti i
randagi che non verranno più accalappiati, al periodo delle cucciolate
che si avvicina”.E’ critico l’avvocato Paolo Bacalini, collaboratore e
consulente legale di Pluto House. “Quello che si prova è delusione, e un
po’ di ribellione. Perché arriveranno sanzioni amministrative anche per
chi lavora qui, persone che non hanno nessun fine di lucro, e per
un’attività che si regge sul volontariato. All’arrivo dell’ispezione i
cani sono stati trovati tutti in buona salute e con la ciotola piena di
cibo. Quanto alle irregolarità, siamo i primi ad esserne a conoscenza.
Sanno tutti che gli spazi sono insufficienti, ma non esiste
un’alternativa. Le tettoie sono in amianto: lo abbiamo notificato da
tempo a Comune ed Asur, colpa nostra se non si è fatto nulla? La cura
dei cani malati spetterebbe al servizio sanitario, ma siamo noi a
portarli dai veterinari, che fortunatamente, in virtù di un rapporto
amichevole, fino ad oggi non ci hanno fatto pagare. Anche per lo
smaltimento dei cadaveri dobbiamo provvedere noi, con mezzi peraltro
inadatti. Per la cura dei cani serve poco più di un euro al giorno, ma
dal Comune siamo indietro di mesi con i versamenti. Si lavora così,
dimenticati da tutti”. Di certo, per Pluto House è l’inizio di un finale
amaro. E’ pomeriggio inoltrato quando gli uomini del Corpo forestale se
ne vanno. Loro, in 500, come se nulla fosse, abbaiano di nuovo.
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Una
benefattrice la soluzione dalla svizzera
SANT’ELPIDIO A MARE (AP)–
Una soluzione per il canile potrebbe arrivare dalla Svizzera. O
meglio, metà della soluzione. L’altra parte dovrebbero farla gli enti
locali. Una benefattrice elvetica, infatti, innamorata dei cani, ha
dato la propria disponibilità, già da diverso tempo, ad offrire
500.000 euro per la realizzazione di un nuovo canile pienamente a
norma.
Per avere l’altro mezzo milione di euro necessario per completare
l’opera si spera nell’impegno dell’Amministrazione comunale
elpidiense. Chissà che cercare una soluzione non diventi uno dei primi
impegno del futuro sindaco.