|
TELLUS FOLIO
26 GIUGNO 2007
Acceso confronto sulla
proposta di legge di Benedetto Della Vedova
Francesco Pullia
È polemica nell’area radicale e all’interno del fronte animalista sulla
proposta di legge 2157, di cui primo firmatario è Benedetto Della
Vedova. Oggetto di accesa discussione è la riforma della disciplina
sulla sperimentazione animale. Al di là della concordanza sul fatto che
la sperimentazione animale e la vivisezione siano inutili, dannose,
inaffidabili, oltre che barbare e cruente, la divisione nasce dalla
valutazione dell’effettiva efficacia della proposta in questione.
Ma vediamo, per quanto possibile attentamente e obiettivamente, come
stanno le cose.
Il 24 gennaio Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori
Liberali, eletto deputato in Forza Italia, ha depositato a
Montecitorio, e successivamente presentato alla stampa, una proposta di
legge, appunto la 2157, che prevede, tra l’altro, il reinserimento degli
animali studiati, norme sugli animali transgenici nonché metodi
alternativi all’utilizzazione di animali nella cosiddetta ricerca.
Ecco i punti qualificanti.
Innanzitutto le tre R, vale a direReplacement, Reduction,
Refinement (sostituzione, riduzione, perfezionamento).
La prima R (Replacement, sostituzione), secondo Della Vedova,
risulta ancora di difficile attuazione, in quanto non esistono metodi
che permettano di verificare le conseguenze delle ricerche su un
organismo complesso. Nell’ultimo decennio sono stati fatti significativi
passi avanti. I metodi sostitutivi sono per la maggior parte tecniche in
vitro.
La seconda (Reduction, riduzione) ha lo scopo di ridurre il
numero di animali impiegati in una procedura ottenendo lo stesso
risultato e anche quello di evitare la reiterazione di test su animali.
La terza (Refinement, perfezionamento) promuove una cultura e
una pratica dell’attenzione alla tutela e al benessere degli
animali, cioè una pianificazione della ricerca con sofisticati strumenti
di programmazione, in modo da ridurre al minimo possibile la sofferenza
e lo stress degli animali.
L’articolo 7, comma 2, prescrive che non è possibile rilasciare
autorizzazioni per progetti che prevedano l’uso di animali per:
- dimostrazioni didattiche
- sviluppo, produzione e controllo dei prodotti finiti o degli
ingredienti finalizzati alla cosmesi
- ricerche per prodotti finiti per uso domestico,
- testare materiale bellico
- produzione di anticorpi monoclonali tramite l’induzione dell’ascite,
salvo che non risulti obbligatorio da legislazioni o da farmacopee
nazionali o internazionali.
Il decreto legislativo n. 116 del 1992 prevede due regimi di
autorizzazione. L’80 per cento dei progetti viene comunicato al
Ministero della salute in regime di autocertificazione. I progetti che
prevedono l’uso di cani, gatti, primati non umani, quelli effettuati
senza anestesia e le dimostrazioni didattiche devono essere invece
autorizzati dal Ministero della Salute. I tempi per la concessione delle
autorizzazioni sono molto elevati, si aggirano tra i tre mesi e l’anno e
mezzo creando problemi agli stessi ricercatori.
Al fine di rispondere alle richieste di maggiore certezza e trasparenza,
la pdl 2157 prescrive che tutti i progetti che utilizzano animali
debbano essere preventivamente autorizzati. A mo’ di filtro sono
previsti due livelli di valutazione.
Il primo si avvale dell’apporto del Comitato locale per la cura e
l’utilizzo degli animali, che deve esprimere il suo parere motivato sul
progetto (articolo 13).
Il secondo del Ministero della Salute che, con decreto dirigenziale,
autorizza la ricerca entro trenta giorni dalla data di richiesta di
autorizzazione, entro sessanta giorni per i progetti che utilizzano
cani, gatti, primati non umani, animali geneticamente modificati e
progetti che non prevedono l’uso dell’anestesia.
Per rendere certi i tempi non solo sulla carta si introduce il regime
del silenzio-assenso. Trascorsi cioè i termini previsti dalla legge, nel
silenzio del Ministero, è possibile cominciare la ricerca.
In sostituzione dell’assurda prassi che vuole la soppressione dei poveri
animali al termine del ciclo sperimentale, la pdl individua, in base ad
un elenco predisposto dallo stesso Ministero della salute, le strutture
di accoglienza in grado di ospitarli e di reinserirli in una vita
consona alle loro caratteristiche etologiche e fisiologiche.
Ci si prefigge, inoltre, di porre fine al regime di assoluta
discrezionalità con cui fino a questo momento si è proceduto nel settore
della modificazioni genetiche.
La proposta di legge all’articolo 6 individua i criteri con cui devono
essere generati, utilizzati e allevati animali geneticamente modificati,
valutando l’impatto di queste pratiche sugli animali, sull’uomo e
sull’ambiente, introducendo il concetto di rapporto tra danno e
beneficio.
Vengono, poi, delineate le figure professionali degli addetti per cui
occorre una specifica formazione.
L’articolo 15 istituisce, infine, un Osservatorio nazionale, con la
presenza di almeno una ong pro animali e di una associazione per i
metodi alternativi, con lo scopo di proporre modifiche e integrazioni
alla legge e di promuovere metodi alternativi.
Fin qui, dunque, la proposta Della Vedova che intende presentarsi come
il risultato di un tavolo di lavoro cui hanno partecipato esperti di
settore, come Massimo Tettamanti e Stefano Cagno, rappresentanti
dell’industria farmaceutica nazionale e multinazionale, delle
università, delle società scientifiche, degli ordini e delle
associazioni professionali, degli istituti di ricerca e di alcune
organizzazioni animaliste: Farmindustria, l’Associazione italiana
per le scienze degli animali da laboratorio, l’Associazione
italiana di psicologia, la sezione italiana dell’European
Biomedical Research Association, le società italiane di
Farmacologia, Tossicologia, Fisiologia, Neuroscienze, Anatomia, l’Associazione
delle industrie della salute animale, l’Associazione nazionale
medici veterinari italiani, l’Ordine nazionale dei biologi,
l’Associazione italiana di tossicologia in vitro, la LAV, Lega Anti
Vivisezione, l’Eurogroup for Animal Welfare, il “Progetto
riabilitazione animali da laboratorio”. Sono stati inoltre presi in
considerazione i suggerimenti e i riscontri giunti da parte del
Ministero della salute e dell’Istituto superiore di sanità.
Insomma, non è difficile comprenderlo, la pdl 2157 sembra scaturire da
una delicata opera di mediazione.
La LAV, Lega Anti Vivisezione, che proprio quest’anno ha
festeggiato il trentennale di un’intensa attività contro le
discriminazioni e le violenze esercitate nei confronti degli esseri
senzienti non umani, si è espressa favorevolmente sulla proposta
ritenendo che, qualora diventasse legge, costituirebbe la normativa più
avanzata al mondo in materia di sperimentazione animale. Vediamo perché.
Attualmente circa l’80% della sperimentazione è semplicemente comunicata
al Ministero della Salute, senza alcun controllo o vaglio previsto. Solo
il 20% circa viene autorizzato. Per la pdl 2157, invece, ogni progetto
deve essere autorizzato. Dovrà, quindi, esserci un vaglio per qualsiasi
progetto, compreso l’80% di quella sperimentazione che ora si fa in
totale autonomia. Se si superano i limiti di tempo per rispondere, il
progetto è considerato autorizzato.
Il punto, secondo la LAV, non sarebbe pertanto peggiorativo
rispetto alla situazione attuale, considerando anche la trasparenza che
deriverebbe dall’istituzione di un osservatorio permanente (art. 15), di
una banca telematica accessibile al pubblico (art. 16), del
potenziamento dell’organico preposto presso il Ministero della salute
alla gestione della materia. Da un lato si renderebbe meno segreta la
sperimentazione animale, dall’altro si fornirebbero maggiori strumenti
per il suo controllo e superamento.
Ancora. La pdl 2157, dice la LAV, non ha “inventato” nuovi usi
di animali, ma solo regolamentato quelli che ancora necessitavano di
adeguate disposizioni. Ad esempio, oggi una persona senza alcun tipo di
conoscenza sulla biologia e sull’etologia degli animali, può manipolarli
tranquillamente, provocando loro ulteriore stress e sofferenza. La pdl
di Della Vedova prevede, al contrario, una adeguata preparazione per
evitare il minimo impatto sugli animali che comunque sono utilizzati,
come già accade in altri Paesi.
Andiamo avanti. Oggi topi e ratti transgenici vengono utilizzati senza
alcun tipo di regolamentazione. Dalla letteratura scientifica si rileva
che l’efficienza della produzione di animali transgenici con
caratteristiche desiderate è estremamente bassa, il che significa che
per ogni individuo “prodotto” con le caratteristiche richieste molti
altri vengono ignobilmente soppressi, senza che se ne sappia nulla. La
pdl 2157, per la LAV, introduce l’obbligo di registrare gli
animali soppressi negli allevamenti, mettendo finalmente in luce un
fenomeno oggi completamente sommerso.
Questa, dunque, la posizione della LAV, contestata, però, in
modo acerrimo da altre associazioni animaliste.
Del malumore si è fatto interprete Bruno Mellano. Vediamo,
dunque, di che si tratta.
Secondo il combattivo parlamentare radicale e secondo Alessandro Rosasco,
componente del Comitato nazionale di Radicali Italiani, «la
proposta di legge presentata dal deputato Della Vedova mette di nuovo in
allarme chi tiene davvero alla salute umana e alla tutela degli animali.
In un momento storico in cui la sperimentazione animale non è mai stata
così in crisi, essendo stata fortemente condannata da riviste di fama
mondiale (come il British Medical Journal, Biologi Italiani,
New Scientist e non per ultima dalla prestigiosissima
Nature che la ha definita “cattiva scienza”), da gran parte del
mondo scientifico, e dall'opinione pubblica in generale, chiedere ora
una modifica alla normativa nazionale in senso non abolizionista, in
caso di approvazione, bloccherebbe la situazione per chissà quanti altri
decenni».
Da qui un «no convinto a questa proposta di legge in cui gli interessi
di Farmindustria non sono neanche troppo celati».
Esistono altre strade rispetto alla sperimentazione animale come la
tossicogenomica, una branca della tossicologia che consente di osservare
il modo in cui una determinata sostanza chimica altera la funzione dei
geni all'interno di una cellula, oltre alle sue modifiche a lungo
termine. Applicando questo metodo a delle colture di cellule umane si
ottiene la lista completa delle aggressioni biologiche provocate dal
prodotto in esame, in particolare il danno potenziale all'intero
organismo umano. Inoltre questo metodo garantirebbe un minore costo
rispetto ai metodi che usano animali, una maggiore rapidità dei test e
la soluzione di problemi etici. «Tutto», continuano Mellano e Rosasco,
«sembra così banale a dirsi ma le resistenze delle industrie delle cavie
ancora non ci sentono. C'è voluta una rivoluzione per comprendere che la
terra ruota intorno al sole; ce ne vuole un'altra per capire che gli
esperimenti sugli animali frenano il progresso della scienza medica».
Dal canto loro il comitato scientifico Equivita, l’associazione
Animalisti italiani, il Movimento ecologico nazionale UNA,
l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) e il Movimento
antispecista si sono dissociate dalla proposta di legge spiegando
il loro atteggiamento in un’articolata lettera a Benedetto Della Vedova
in cui si dice che «le istanze delle associazioni non hanno trovato, sin
dall’inizio dei lavori, alcun ascolto, a differenza di quelle di
Farmindustria e degli Istituti di Ricerca (che storicamente sostengono
la sperimentazione animale)» e che «la pdl 5442 (attuale 2157), di
conseguenza, non rappresenta assolutamente, per quanto concerne la
riduzione dell’uso di animali, un passo avanti, ma piuttosto un notevole
passo indietro. Infatti se in essa vi è, in piccola percentuale, un
lieve miglioramento rispetto all’attuale legge 116/92, vi è, in
percentuale assai maggiore, un peggioramento rispetto ad essa».
Questi i punti ritenuti peggiorativi: 1) il silenzio assenso per tutti
gli esperimenti, anche quelli su primati, cani, gatti, esperimenti senza
anestesia e con forte dolore, ovvero su tutte le categorie che nella
legge attuale richiedono l’autorizzazione scritta, 2) il riconoscimento
ufficiale dato alla creazione di animali transgenici, con la
regolamentazione che per la prima volta ne viene fatta, 3) il mancato
riferimento al nuovo pensiero scientifico, in rapida diffusione, che
condanna la sperimentazione animale quale metodo di ricerca.
«La pdl 5442 (attuale 2157)», a detta delle organizzazioni che si
oppongono alla sua approvazione rilancerebbe «il vecchio paradigma della
sperimentazione animale, rendendo un grande servizio ai sostenitori di
questo metodo e ritardandone l’uscita di scena».
«Del resto», continuano «l’on. Schmidt, che aveva
dichiarato di voler “fare un po’ contente tutte e due le parti”
(intendendo quella pro e quella contro la vivisezione), un mezzo
successo lo ha ottenuto: ha fatto contenta Farmindustria, che nel
documento presentato il 16/10/05 all’audizione alla Camera dichiarò la
sua soddisfazione: “È stato cancellato ogni
carattere di eccezionalità all’utilizzo degli animali per fini
scientifici e tecnologici (…) è previsto il silenzio assenso (…)
Farmindustria, pertanto, conferma la condivisione sui contenuti della
pdl Schmidt ed auspica che sia rapidamente esaminata ed approvata”.
E ha fatto contento anche il Prof. Silvio Garattini, direttore
dell’Istituto di ricerca Mario Negri, da sempre difensore accanito della
sperimentazione animale, che auspica la prossima approvazione della
5442, attuale 2157
(“Farmaci: animali necessari per la
ricerca”, Corriere della Sera,
17/12/05)».
I test su animali provengono da una visione scientifica del tutto
limitata e superata e forniscono risposte per l’uomo solo in alcuni casi
(il 18% stando ad uno studio recente inglese basato su dati Pubmed),
solo per una coincidenza che, tra l’altro, per essere convalidata
richiede l’effettuazione di ulteriori prove sull’uomo.
Non va poi dimenticato che sono in grande parte causa delle numerose
catastrofi farmacologiche di cui si legge sempre più spesso sui giornali
e della statistica in base alla quale nei paesi industrializzati la
quarta causa di morte sono le malattie iatrogene (causate da farmaci o
da cure errate).
Le associazioni dissidenti propongono, pertanto, di perseguire la
direzione indicata dal Programma di Governo, che a pag. 153 dichiara di
volere promuovere e favorire la ricerca effettuata con metodi
alternativi all’utilizzo di animali in vista di una progressiva e totale
abolizione dell’insensata sperimentazione.
Si troverà una visione unitaria per porre fine una volta per tutte ad
un’aberrazione diretta conseguenza del riduzionismo antropocentrico?
|