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se volete protestare con il Docente
dell'Università di Pisa - Veterinaria l'indirizzo è
vittotel@vet.unipi.it è
giusto fargli sapere che uno studente in veterinaria che si comporta in
questo modo non è degno di laurearsi e di esercitare la pratica
veterinaria.
LIBERO
14 GENNAIO 2007
Chiede levrieri in affido e poi li fa morire di fame
Osacar Grazioli
Li ha ridotti a larve, scheletri viventi, li
ha affamati fino a fargli spuntare le ossa dalla pelle tirata, come un
tamburo, vicina a rompersi per la sottigliezza. Si chiamano Lisa e
Zucchero. Anzi, lei si chiamava Lisa, perché è morta. Erano due
Grehyhounds salvati, come decine di altri ogni anno, dal GACI (Greyhound
Adopt Center Italy), l'associazione nota per "le donne dei levrieri".
Fondata da Elisa Manna e Chiara Ottolini, la GACI ha sede a Modena e si
occupa di recuperare i levrieri da corsa inglesi (Greyhounds) e i
levrieri da caccia spagnoli (Galgos), prima che vengano soppressi e
spesso impiccati, nelle campagne iberiche, perché non sono più utili per
correre dietro una lepre, finta nei cinodromi o vera, nella campagna
spagnola. L'associazione oggi s'è ingrandita e, grazie ai numerosi
volontari, è arrivata a salvare le centinaia di levrieri destinati a
misera fine, dopo il fallimento dei cinodromi di Roma e Napoli. Se
andate sul sito della GACI (http://www.adozionilevrieri.it/index1.html)
troverete un annuncio che limita le adozioni, con esami severissimi per
i richiedenti, perché è accaduto un episodio che sembra uscito da un
racconto di Stephen King.
TRAGICHE MENZOGNE Una bravissima (tutti 30 e
lode) studentessa, iscritta al Tacrec, Tecniche di Allevamento del Cane
di Razza ed Educazione Cinofila, presso la facoltà di Veterinaria di
Pisa, chiede in affido GACI due Grehyhounds, Lisa e Zucchero. Quale
miglior persona cui affidarli? La giovane è attiva anche nel mondo
televisivo e scrive articoli per riviste specializzate con, a fianco, la
firma di docenti universitari. Le credenziali ci sono tutte e i cani le
vengono affidati. L'associazione controlla periodicamente le persone che
ricevono i levrieri. Esige giustamente di essere rassicurata sul loro
stato di salute. I primi colloqui con l'adottante sono telefonici e la
studentessa, vicina al diploma, riferisce notizie confortanti e si
dilunga su episodi idilliaci tra lei, Lisa e Zucchero. L'associazione le
chiede qualche foto, da tenere in archivio. Non arrivano. Qualcuno
s'insospettisce: alcune voci che parlano di una studentessa molto brava
a scuola, un po' meno con i cani. Si cerca di formalizzare un incontro
per un controllo. Nulla da fare. A questo punto interviene il presidente
della GACI, Dario Ferrario, che si rivolge ai carabinieri. Quando
entrano nella casa, a qualcuno viene il vomito. Urina ovunque, due
centimetri di escrementi sul pavimento, puzza, sudiciume e due scheletri
con brandelli di pelle addosso, uno dei quali (Lisa) in stato comatoso.
Vengono immediatamente portati alla Clinica Cascina di Fornacette (Pisa)
dove tutto il personale si mobilita, per giorni, al fine di salvarli.
«Quando li ho visti» mi dice l'internista della Clinica, Francesco
Carrani «mi sono venute in mente le immagini dei campi di concentramento
e ho avuto finalmente chiaro cosa voleva dire quella cachessia (il
dimagrimento scheletrico di un corpo malato, n.d.a.) che abbiamo
studiato sui sacri testi». Dopo quindici giorni di cure assidue sembrano
farcela entrambi e Lisa viene affidata a due persone di Modena, dove
muore all'improvviso, tra le loro braccia, stroncata da una trombosi.
Zucchero sta bene. Se osservate la dolcezza dello sguardo che ha un
levriero e pensate a quanto hanno lavorato per salvarli, capirete perché
veterinari, avvezzi al dolore e alla morte ogni giorno, hanno pianto,
sapendo della morte di Lisa. La storia fa il giro del Net e il preside
della facoltà di Pisa è costretto a pubblicare una lettera in risposta
alle centinaia di mail che adombrano una qualche responsabilità
dell'ateneo. Giungono messaggi anche dall'estero. Non affidate a quella
donna neanche un moscerino. Si chiede che le venga impedito di
laurearsi. In questo episodio mostruoso, se non c'è di mezzo la follia
c'è veramente da avere paura della mente umana.
Foto: MALVAGITÀ Così era stata ridotta Lisa,
l'esemplare di levriero salvata, in un primo tempo, dai veterinari di
una clinica di Pisa. Lisa, insieme a zucchero, un'altra levriera, era
stata affidata a una giovane che le aveva tenute per mesi nella
sporcizia e senza cibo. Dopo l'intervento dei veterinari, aveva trovato
dei nuovi, affettuosi padroni, che però l'hanno vista morire
improvvisamente per una trombos
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