Corriere della Sera
 
5 AGOSTO 2007
 
Afta, il virus arriva da un laboratorio
Esteri 05 ago 10:13 
 
Gran Bretagna - Il ceppo del virus dell'afta identificato - 01 BFS67, uguale al virus dell'epidemia del 1967 - non e' quello che solitamente viene ritrovato negli animali infetti, ma si tratta di quello utilizzato per la produzione di vaccini e per le ricerche. Si tratta infatti dello stesso ceppo utilizzato per ricerche presso l'Institute for Animal Health di Pirbright, un laboratorio situato a cinque chilometri dall'allevamento infettato. Le autorita' del Defra, che vigilano sulla sicurezza degli alimenti, non possono confermare se il laboratorio sia la fonte del contagio, ma intanto sono state estese le misure per la protezione degli allevamenti dell'area. Anche presso il laboratorio di Pirbright sono state rafforzate le misure di sicurezza. (Agr) 

LA STAMPA
5 AGOSTO 2007
 
Afta, identificato il ceppo del virus
Si tratta dello stesso ceppo utilizzato per ricerche presso un laboratorio situato a cinque chilometri dall’allevamento infettato
 
ROMA
Il ceppo del virus dell’afta epizootica rinvenuto in una fattoria a Surrey, in Gran Bretagna, è stato identificato. Lo hanno riferito oggi le autorità britanniche, secondo quanto riporta il sito web della Bbc. Si tratta dello stesso ceppo utilizzato per ricerche presso l’Institute for Animal Health di Pirbright, un laboratorio situato a cinque chilometri dall’allevamento infettato.
Le autorità del Defra (Department for Environment, Food and Rural Affairs) non possono confermare se il laboratorio sia la fonte del contagio, ma intanto sono state estese le misure per la protezione degli allevamenti dell’area.
Anche presso il laboratorio di Pirbright sono state rafforzate le misure di sicurezza. Il ceppo identificato non è quello che solitamente viene ritrovato negli animali infetti, ma si tratta di quello utilizzato per la produzione di vaccini e per le ricerche.
Con un comunicato il Defra ha riferito che si tratta del ceppo 01 BFS67, uguale al virus isolato in Gran Bretagna nell’epidemia del 1967. Questo ceppo è stato utilizzato lo scorso mese per la preparazione di un vaccino dalla compagnia farmaceutica privata Merial Animal Health, che condivide il laboratorio di Pirbright con l’Institute for Animal Health, un istituto di ricerca governativo. La Merial ha sospeso la produzione del vaccino per precauzione.
Le misure di sicurezza
A seguito della scoperta del focolaio di afta - secondo quanto annunciato da Philip Tod, portavoce del commissario Ue alla sanità Markos Kyprianou - la Commissione europea imporrà da domani il divieto sulle esportazioni di tutti gli animali vivi dal Regno Unito. Si tratta di un provvedimento di prevenzione praticamente automatico, hanno spiegato a Bruxelles. La Commissione ha inoltre indicato di essere stata informata dalle autorità britanniche che «tutte le misure previste dalla legislazione Ue sono state applicate, incluso l’abbattimento degli animali nei luoghi infettati, l’istituzione di una zona di protezione in un raggio di tre chilometri dalla fattoria colpita nonch‚ l’istituzione di una zona di sorveglianza in un raggio di dieci chilometri». Sul fronte britannico, il primo ministro Gordon Brown ha interrotto le ferie nel Dorset e si è subito consultato con il Cobra, il comitato per le emergenze civili del governo. Ferie interrotte anche per il ministro dell’Ambiente Hilary Benn, in vacanza in Italia. Intanto un portavoce del ministero ha dichiarato che, «salvo autorizzazioni speciali, tutti i movimenti di bestiame sono al momento proibiti» in tutto il Regno Unito. I capi contagiati, inoltre, verranno abbattuti. . Allarme anche in Francia, dove il ricordo dell’arrivo del virus dalla Gran Bretagna nel 2001 è ancora bruciante. Il ministero dell’Agricoltura francese ha infatti deciso un censimento di tutti gli animali - maiali, buoi, capre e pecore - importati dalla Gran Bretagna negli ultimi dieci giorni. In Italia il ministero della Salute ha disposto controlli su tutti i capi animali e i prodotti derivati importati negli ultimi trenta giorni dall’Inghilterra. In tal senso sono stati già allertati Regioni, Istituti zooprofilattici, Uffici di frontiera e Associazioni di categoria. Intanto la Coldiretti invita a «evitare gli allarmismi», pur rimarcando che «occorre seriamente proteggere» dal rischio di contagio gli allevamenti nazionali.