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Notizia del 29/07/2007 - 15:57
 


L'avvoltoio in fuga dal Maglio ospite allo zoo di Stresa?

A fine giugno è stato catturato un avvoltoio dal collo rosso a Cannobio che volteggiava su un pollaio e ora è ospite del Centro recupero animali selvatici di Villa Pallavicino a Stresa.

MAGLIASO - Agli inizi di giugno lo zoo di Magliaso era balzato agli onori della cronaca. Una lince e due avvoltoi erano stati liberati da un gruppo animalista ticinese che ha in seguito rivendicato il gesto. Dopo il ritrovamento e l'abbattimento del felino e di uno dei due rapaci ora resta un solo un avvoltoio dal collo rosso in libertà. O forse no?

Secondo una segnalazione giunta in redazione l'avvoltoio dal collo rosso fuggito dallo zoo di Magliaso sarebbe ora ospite al Centro recupero di animali selvatici di Villa Pallavicino a Stresa, cittadina piemontese sul Verbano. Uno degli operatori dello zoo contattato telefonicamente non ha potuto comunque aggiungere ulteriore elementi che aiutano a farci capire con certezza la provenienza del volatile. In tutti i casi, come si legge nell'edizione online de Lastampa, il comandante della polizia provinciale Marco Brondolo ha dichiarato che "il rapace potrebbe essere scappato ad un privato, forse dalla vicina Svizzera". L'operatore del Cras ha potuto soltanto confermare che tuttora il rapace è ospite nello zoo ed è abituato alla cattività.

Elemento quest'ultimo che potrebbe far effettivamente supporre che l'animale provenga dallo zoo di Magliaso, anche se la signora Fehr, custode dello zoo finora non ha avuto nessuna segnalazione, se non un paio di settimane fa: "I guardiacaccia mi hanno segnalato l'avvistamento di un rapace un paio di settimane fa tra la Valmaggia e la Leventina, di più non le so dire".

Tutte supposizioni finora, ma che alimentano i forti sospetti che il rapace provenga dalla Svizzera.


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www.spab.ch
 

Due falchi americani fuggono da un’automobile.
Uno recuperato dalla Spa di Bellinzona; l’altro è ancora “uccel di bosco”.
 
Ogni anno l’estate porta con sè qualche fatto strano concernente gli animali che giungono nel nostro cantone al seguito dei turisti.
E` stato il caso per serpenti, iguane e altri animali esotici tenuti in cattività che, vista la natura rigogliosa della regione, cercano la libertà tanto agognata.
 
La scorsa settimana, la Spa di Bellinzona dopo parecchi tentativi falliti, ha recuperato a Giubiasco un grosso falco di una specie sconosciuta da noi e lo ha collocato al centro di cura di Gorduno-Gnosca.
La notizia è stata pubblicata sulla stampa e martedi, dall’Austria, si è fatto vivo il proprietario che ha fornito una versione dei fatti particolare.
 
I falchi americani erano due e sarebbero fuggiti dal finestrino aperto della macchina fra Locarno e Roveredo Grigioni, dove l’uomo si è accorto della scomparsa.
 
Si tratta di falchi di Harris, rapaci diurni americani che vivono nel sud Nevada, in Arizona, nel Nuovo Messico e nel sud della California.
Il proprietario sembra abbia i permessi necessari ma certo l’Ufficio caccia e pesca e il Veterinario cantonale debitamente informati, dovranno capire cosa ci facessero questi due volatili usati per la falconeria, nel Locarnese.
Potrebbe forse esserci un nesso con il grande uccello visto per parecchi giorni in Valle Maggia.
 
La Spa di Bellinzona che condanna senza mezzi termini la falconeria quale reminiscenza  di un’attività di caccia ancora praticata per sopravvivenza da alcuni popoli asiatici ma esercitata da noi per protagonismo crudele in quanto priva molti rapaci della libertà del cielo, invita caldamente la popolazione a collaborare per la cattura di quest’uccello riconoscibile dalla coda barrata di bianco che, se non è già stato vittima delle cornacchie, dovrebbe aggirarsi nei nostri boschi.
 
Il numero della centrale della Spab è lo 091 829 33 66.
 


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http://www.ticinoonline.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=339369&idtipo=3

Notizia del 26/07/2007 -
13:49

 


Recuperato il secondo falco americano, Besomi: "Condannato al trespolo a vita"

Il volatile era scappato dal finestrino di un auto tra Locarno e Roveredo Grigioni. Ora il rapace è preso in cura dall'Ufficio Caccia e Pesca del Canton Grigioni.


BELLINZONA - Anche il secondo rapace che era scappato dal finestrino aperto dell'auto di un austriaco mentre percorreva la strada tra Locarno e Roveredo Grigioni è stato ritrovato. I guardia caccia grigionesi hanno potuto individuarlo e recuperarlo. Ora il falco americano si ritroverà insieme all'altro volatile recuperato e l'Ufficio Caccia e pesca dei Grigioni si interessano al caso.

Per loro, scrive Armando Besomi della Società Protezioni Animali di Bellinzona, come per gli animali fuggiti allo zoo di Magliaso, il sogno della libertà si spegne su di un trespolo dove dovranno passare legati la loro vita".

Il centro protezione rapaci Ticino della Spa di Bellinzona ricorda che tutti gli uccelli hanno le ali per volare. L'uomo - conclude la nota, "è riuscito a nuotare e correre, ma a volare senza mezzi ausiliari, mai".

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www.spab.ch
 


 
Comincia il traffico di rapaci in Ticino ?
La regione del Locarnese, tristemente nota per la moria di falchi avrà ora un centro tutto suo, unico in Svizzera.
 
Sarà sicuramente un caso, ma alla Spa di Bellinzona vi è perplessità.
Il Comitato che non approva certo i tagli delle recinzioni, prenderà ufficialmente posizione sui fatti delle ultime settimane in Ticino, in occasione della riunione prevista per lunedì 30 luglio prossimo.
 
Ciò che stupisce e incuriosisce è la perdita di due falchi americani detti falchi di Harris, protetti negli Stati Uniti e già estinti in California, recuperati dalla Spa bellinzonese la scorsa settimana e che il proprietario verrà a ritirare al centro di Gorduno-Gnosca nei prossimi giorni.
 
Guarda caso la vettura proveniva da Locarno e i volatili sono stati persi fra la Città sul Verbano e il villaggio di Roveredo Grigioni.
 
Quando il proprietario ha contattato il presidente della Spab gli ha chiesto cosa dava da mangiare ai falchi.
Saputo che mangiavano carne macinata lo ha pregato di dar loro tre pulcini ciascuno al giorno.
Besomi gli ha fatto notare che la Spa di Bellinzona non offre animali vivi ai selvatici in cura, al che egli ha dichiarato di darglieli morti e che avrebbe potuto chiederli al Pio che ne aveva molti.
 
Orbene, il Pio altri non era che Pio Nesa della costruenda falconeria locarnese.
 
Ricordiamo in sintesi che negli scorsi anni sono stati trovati nella regione: un falco pecchiaiolo moribondo che mangiava solo dalla mano dell’uomo ed è stato salvato al centro cura uccelli della Spa e poi portato alla stazione ornitologica svizzera di Sempach; un falco pellegrino anch’esso morente e curato dal dott. Keller di Giubiasco; altri falchi di provenienza dubbia  per non parlare dell’aquila della Valle Maggia che la Spab avrebbe portato al
 
Tierspital di Zurigo a proprie spese tentando il tutto per rimetterla in libertà e invece finita imbalsamata.
Va poi ricordata la civetta delle nevi, liberata o fuggita e  uccisa dai corvi in alta Valle Maggia.
 
Con la propaganda della nuova falconeria, la situazione non potrà che peggiorare.
 
Guai ad insegnare ai bambini la tenuta di animali selvatici in gabbie d’oro costringendoli a guardare il cielo infinito dove avrebbero diritto di vivere.


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La Regione Ticino, 28 luglio 2007


Blitz (animalista?) al Centro falconeria
Nella notte tagliate le maglie delle gabbie, ma i rapaci non fuggono


Il Centro di falconeria di Locarno, in via delle Scuole, è stato oggetto, la scorsa notte, di un grave gesto di vandalismo. Penetrati all’interno del perimetro attraverso la recinzione, ignoti hanno infatti reciso, servendosi di un tronchesino, parte della rete in metallo di 5 delle 10 gabbie che ospitano i rapaci. Non paghi, prima di allontanarsi hanno pure tagliuzzato il copertone di una scavatrice, poi esploso fortunatamente senza ferire nessuno. Difficile stabilire se ci possa essere o meno un collegamento con l’analogo fatto avvenuto, nelle scorse settimane, allo Zoo di Magliaso. I sospetti cadono sugli ambienti animalisti. Sull’accaduto sta ora indagando la Polizia.
Soltanto due dei volatili sono fuggiti, ma il responsabile della struttura, Pio Nesa, li ha potuti recuperare in pochi minuti e senza difficoltà quando è giunto sul posto in prima mattinata. Nesa non riesce a capacitarsi per quanto accaduto: « È difficile trovare una giustificazione razionale a questo vandalismo. Gli uccelli qui possono muoversi liberi tutti i giorni e tornano nelle gabbie, costruite nel pieno rispetto delle disposizioni ( anzi addirittura lo spazio loro concesso è doppio rispetto al previsto) unicamente la sera. Siamo in possesso dell’autorizzazione del veterinario cantonale e quindi è tutto in regola».
Il Centro di Falconeria, unica struttura del genere in Svizzera, dovrebbe essere aperto al pubblico domenica 4 agosto. Pensato per le scolaresche e le famiglie, mira a diffondere la conoscenza dell’arte della falconeria intesa non più come caccia col falco, bensì come espressione del volo dell’animale. « Gli autori di questo gesto incosciente e fanatico – prosegue Nesa – non si rendono nemmeno conto che mettono a repentaglio la vita dei rapaci ai quali credono di aver ridato la libertà. Mi chiedo dov’è che vogliono arrivare... Questo clima ostile nei confronti degli spazi chiusi in cui vengono tenuti gli animali contribuisce solo a creare confusione e disorientamento. Occorrerebbe, al contrario, stimolare il dialogo civile, lo scambio di opinioni ».
Intanto, prima dell’apertura degli spazi al pubblico, verranno installate delle telecamere per la videosorveglianza. I 4 giovani dipendenti del Centro, tutti esperti nel campo dell’allevamento di rapaci, sperano ovviamente che questi paladini della causa della liberazione animale scelgano altri canali per far sentire la loro voce. d.l.

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Gabbie dorate...
http://www.rdfm.org/ammuzzu/wp-content/uploads/2006/06/gabbia.JPG

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Corriere del Ticino, 28.07.2007

Vandali al Centro di falconeria

Recise le recinzioni di cinque gabbie dove si trovano i rapaci

 


Il gesto si è risolto senza conseguenze per gli ani­mali: i soli due fuggiti sono stati ben presto recuperati

 
Atto vandalico immotivato o gesto con un preciso obiettivo? L’interrogativo – pensando a quanto accaduto allo Zoo di Ma­gliaso – è ineludibile, a proposito di quanto accaduto nella notte tra giovedì e ieri nel quartiere Sa­leggi di Locarno, in via alle Scuo­le: ovvero, dove tra pochi giorni dovrebbe aprire i battenti il Cen­tro di falconeria del 26.enne Pio Nesa. È la sua voce a raccontare quanto scoperto ieri mattina sul cantiere della nuova struttura. «Ho trovato le recinzioni di cin­que delle dieci gabbie recise, e due dei rapaci mancavano all’ap­pello. Per fortuna, la maggior par­te di loro non ha nemmeno pen­sato ad abbandonare quella che giudica come “casa”, e quelli fuo­riusciti hanno subito risposto al mio richiamo». Non è tutto, pur­troppo. «Appena avviata una del­le scavatrici, uno dei pneumatici è esploso con un fortissimo boa­to: la ruota era stata tagliata. Ci fosse stato qualcuno vicino, avrebbe potuto farsi male». È sconsolato Pio Nesa, che insieme a tre giovanissimi colleghi – dai 19 ai 28 anni – sta inseguendo, completamente a sue spese, il so­gno di una vita. «Non è il modo di comportarsi, non capisco quali ragioni possa­no giustificare simili gesti». Una sua idea, precisa, il falconiere pe­rò ce l’ha: e non sembra puntare verso l’ipotesi del vandalismo ca­suale. «Da quando ho comincia­to a lavorare a questo progetto, che sarà un unicum per la Sviz­zera, ho sentito spesso opinioni venate di confusione, e talvolta di fanatismo». Va infatti sottoli­neato che il Centro di falconeria, creato sotto stretto controllo del veterinario cantonale, rispetta tutte le prescrizioni, e assicura agli animali la possibilità di vola­re liberi. «Il punto», spiega Pio Nesa, «è che ora manca poco al­l’apertura della struttura, e ai nostri detrattori non sono rimasti argomenti validi per screditarci: non resta loro che provare a spac­care tutto. Hanno dimostrato in base a quale logica ragionano». Una logica, che tra l’altro «non tie­ne minimamente conto del bene degli animali che pretendono di volere aiutare». La falconeria a Locarno, spiega Nesa, «verrà pra­ticata secondo lo spirito antico di questa arte, nata prima delle ar­mi da fuoco, quando i rapaci era­no ottimi compagni di caccia del­l’uomo ». Non ha paura di affron­tare il dialogo, il giovane profes­sionista: «Mi piacerebbe potere parlare, anche in pubblico, con gli autori di questo atto, per con­frontare i nostri punti di vista. Spiace pensare che la nostra struttura, pensata per offrire mo­menti piacevoli in una piccola oasi verde, debba finire per esse­re blindata, con agenti di sicurez­za e telecamere». Telecamere, che – tristemente – erano comun­que già state ordinate e saranno montate nelle prossime settima­ne. Nesa, comunque, tiene a guardare avanti: «Forse riuscire­mo ad aprire i battenti il 5 ago­sto. È questo l’importante, insie­me al fatto che tutti gli animali stanno bene». Oliver Broggini

 


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IL PUNTO

LA
RINUNCIA A LIMITARE L ’ INEVITABILE
Dopo il sole il toro, dopo il toro i falchi: la cronaca di questo lu­glio racconta una triste sequen­za di atti vandalici a Locarno. Probabilmente, tale accumulo di episodi è il frutto di una coin­cidenza sfortunata, più che di un peggioramento reale del clima in città. Inoltre, è evidente che nemmeno lo sviluppo tecnolo­gico potrà mai garantire – per fortuna, verrebbe in un certo senso da dire – una sorveglian­za sufficiente a neutralizzare l’imbecillità di pochi. Però... c’è un «però». Tra riforme della po­lizia comunale rimaste sulla car­ta, l’addio alla vigilanza nottur­na e segnali di malcontento fra il personale, sembra che in città sia necessario fare di più e me­glio per limitare l’inevitabile.

articolo Ticinonews.ch
http://www.ticinonews.ch/cms/25,592,1185543428,/0/mod_gzip/


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Corriere del Ticino, 30.07.2007

«Traffico di rapaci?»: la SPA di Bellinzona critica la falconeria

In merito al recente atto vandalico la Società di­chiara però di non appro­vare i tagli delle recinzioni

L’atto vandalico perpetrato fra giovedì e venerdì al costruendo Centro di falconeria di Locarno ha suscitato la «perplessità» della Protezione animali di Bellinzona: in una nota la Spab rileva che il Comitato, «che non approva cer­to i tagli delle recinzioni», pren­derà ufficialmente posizione in occasione della riunione prevista per questa sera.
«Ciò che stupisce e incuriosisce», prosegue la SPA, «è la perdita di due falchi americani detti falchi di Harris, protetti negli Stati Uni­ti e già estinti in California, recu­perati la scorsa settimana e che il proprietario verrà a ritirare al cen­tro di Gorduno-Gnosca nei pros­simi giorni». La vettura che li ha persi, fra il Locarnese e Roveredo, proveniva da Locarno. Il proprie­tario, saputo che ai falchi veniva data carne macinata, ha chiesto al presidente della Spab di dare a ciascuno tre pulcini al giorno. Be­somi ha obiettato che la SPA non dà animali vivi ai selvatici in cu­ra, «al che egli ha dichiarato di darglieli morti e che avrebbe po­tuto chiederli al Pio che ne aveva molti. Orbene, il Pio altri non era che Pio Nesa della costruenda fal­coneria locarnese».
La Società ricorda poi che negli scorsi anni sono stati trovati nel­la regione un falco pecchiaiolo moribondo che mangiava solo dalla mano dell’uomo (salvato, è stato portato alla stazione di Sem­pach), un falco pellegrino moren­te, curato dal dott. Keller di Giu­biasco, altri falchi di provenienza dubbia, un’aquila della Vallemag­gia «che la Spab avrebbe portato al Tierspital di Zurigo a proprie spe­se tentando di tutto per rimetter­la in libertà ed è invece finita im­balsamata », una civetta delle ne­vi, liberata o fuggita e uccisa dai corvi in alta Vallemaggia. «Con la propaganda della nuova falcone­ria, la situazione non potrà che peggiorare», conclude la SPA. «Guai a insegnare ai bambini la tenuta di animali selvatici in gab­bie d’oro costringendoli a guar­dare il cielo infinito dove avreb­bero diritto di vivere».
Ieri intanto l’atto vandalico al Cen­tro di falconeria è stato rivendica­to da un sedicente gruppo «ALF», non nuovo a simili annunci.


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La Regione Ticino, 30.07.2007

Il commento
Bestialità

di Davide Martinoni
Puntuale, è giunta la rivendi­cazione dell’Animal Liberation Front. Con un comunicato scritto a mano e inviato alle redazioni, l’Alf si è assunto la responsabilità degli atti di vandalismo commessi giovedì notte al Centro di falcone­ria di Locarno, dove cinque gab­bie erano state tagliate per consen­tire la fuga ai rapaci; soltanto due erano tra l’altro volati via, per poi subito tornare all’ovile. «Dietro le sbarre dovrebbero essere rin­chiusi i criminali e non uccelli o altri animali che ci si ostina a considerare oggetti a uso e consu­mo degli esseri umani – scrive l’Alf –. Che nella società del di­vertimento si abbia ancora biso­gno di utilizzare gli animali come svago si commenta da sè. Ma vi assicuriamo che la festa è finita».
A questo punto, al di là delle buone intenzioni che non si può non riconoscere loro, ai signori dell’Alf in crescita di popolarità bisogna per forza ricordare al­cuni principi fondamentali: 1. Non è con azioni simili (Falcone­ria, zoo al Maglio, furgone di ma­celleria dato alle fiamme), che si fa il bene degli animali. Nel caso dello zoo, ad esempio, le bestie “li­berate” erano poi state uccise, op­pure in natura erano morte di stenti, come il gufo assediato per giorni dai corvi. 2. Il vandalismo e la minaccia, schermati oltretutto dall’anonimato, non pagano mai: sono il timbro tipico della maledu­cazione e della codardia, e cancel­lano ogni pretesa di credibilità (e a non averne abbastanza, le “S” manoscritte nei testi di rivendica­zione, con i loro ridicoli rimandi nazisti, danno indicazioni piutto­sto chiare sulle dimensioni encefa­liche degli autori).
In conclusione: ragazzi, se vera­mente amate e rispettate gli ani­mali come sembra, iniziate a com­portarvi in modo che vi si possa ri­spettare (se non proprio amare). Solo allora potremo guardare al vostro messaggio con l’attenzione che merita.