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LA REPUBBLICA
13 APRILE 2007
I volontari
dichiarano guerra alla deportazione dei randagi in tutta Italia Taglia
sui trafficanti di cani "Duemila euro a chi segnala" Campagna-choc
della Lega: denunciate i criminali
La spiegazione
ufficiale è che partono perché sono stati adottati a distanza da una
famiglia dalle strutture pubbliche della Puglia vengono prelevati almeno
duecento animali al mese
PAOLO RUSSO
Una taglia di duemila euro sulla testa dei
trafficanti dei cani pugliesi. I volontari della sezione leccese della
Lega nazionale difesa del cane sono pronti anche a pagare di tasca chi
fornisce informazioni utili a fermare, quella che loro chiamano, "la
deportazione dei randagi". Secondo la loro denuncia,
dai canili pubblici della Puglia vengono prelevati e trasportati in
Germania almeno duecento cani al mese. "Ufficialmente
partono perché sono stati adottati a distanza da una famiglia - spiega
la presidentessa della sezione di Lecce, Maria Teresa Corsi - ma noi
abbiamo seri sospetti che, in realtà, una volta in Germania, diventino
cavie utilizzate dalle aziende farmaceutiche". L´ultimo viaggio per la
Germania è partito subito dopo Pasqua, ma gli animalisti sono stati
informati troppo tardi per poter intervenire.
Fermare questo traffico non è facile: la lotta della sezione leccese della Lega nazionale per la difesa del cane è stata appoggiata solo da una cellula toscana di "Uomo, natura, animali". Il grosso del volontariato animalista, infatti, gestisce direttamente i canili comunali pugliesi accusati di strizzare l´occhio alla vivisezione dei loro ospiti. E non ha sottoscritto questa campagna. Due anni fa, la polizia bloccò un grosso camion che avrebbe dovuto trasportare decine di randagi dal canile di Galatone, in provincia di Lecce, a Stoccarda. La notizia, complice un servizio di Striscia la notizia, fece il giro d´Italia. Dopo pochi mesi ci fu un altro sequestro di un bastimento di randagi, a Leporano, in provincia di Taranto. Poi più nulla. Dell´inchiesta della magistratura leccese, tuttora in corso, è trapelato solo che alcune delle persone indicate come possibili destinatari dei cani sono risultati defunti da anni. Ma, passato il clamore mediatico, i traffici di randagi sono ripresi al ritmo di un viaggio al mese: i canili pubblici delle province di Brindisi, Lecce e Taranto sono quelli che hanno lasciato partire più cani. Ciò non avviene nelle città che, come Bari, non avendo un canile comunale, affidano i randagi alle cure di una ditta privata. Chi riceve un indennizzo giornaliero per ogni animale mantenuto non lascia andare via i cani. "Ma i canili comunali che esportano randagi - accusa la Corso - in cambio ricevono in omaggio pacchi di mangimi e medicinali veterinari delle migliori marche. Se, come dicono gli autotrasportatori fermati dalla polizia, su questi cani non c´è profitto, perché arrivano questi doni dalla Germania? Chi paga le spese di trasporto?". Per inviare segnalazioni su questi traffici sospetti il numero da chiamare è il 336835676
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