La Regione Ticino, 4 agosto 2007

Falconeria, primi voli
Apre il nuovo centro in via delle Scuole a Locarno con 20 rapaci


Venti voliere per altrettanti rapaci, un parco di 10 mila metri quadrati con collinette, una piccolo fiume, alberature, sassaie, 800 bambù e una gradinata in legno per ospitare decine e decine di spettatori. Sono alcune delle caratteristiche del nuovo centro di ‘Falconeria Locarno’, che aprirà i battenti domani, in via delle Scuole, dopo 10 mesi di lavori. La struttura, che è costata svariate centinaia di migliaia di franchi, è unica nel suo genere in Svizzera.
Il titolare è Pio Nesa che abbiamo incontrato ieri, a qualche giorno dagli atti di vandalismo del Fronte di liberazione degli animali e dalle pesanti critiche della Società protezione animali di Bellinzona (Spab). « I primi hanno tagliato le reti di cinque voliere – racconta –. Solo due esemplari sono usciti, per poi rientrare nel giro di mezz’ora. Gli altri non si sono neppure mossi ». Per quanto riguarda la Spab, Nesa non vuole entrare in polemica: invita tuttavia i vertici della Società a visitare il centro. « Si renderanno conto di come i nostri rapaci siano allevati con amore, cura e seguendo tutte le prescrizioni imposte dai veterinari e dalla legge ». La prima impressione è infatti ottima; pulizia e ordine regnano ovunque. Un avvoltoio su un ramo si gode il sole d’agosto, mentre un gufo bianco riposa ad occhi chiusi in una zona d’ombra.
Nesa dà una dimostrazione della sua arte ai giornalisti e a una famiglia di svizzerotedeschi che ieri ha voluto entrare a tutti i costi. L’aquila americana, con la sua apertura alare di circa due metri, si lancia libera in volo, per poi tornare sul guanto di cuoio. Riparte e maestosa passa sopra il pubblico, a poco più di un metro. Sembra sfiorare le persone; di sicuro impressiona col becco adunco e gli occhi attenti.
A partire da domani inizieranno le rappresentazioni per tutti. Orari e informazioni dettagliate sui prezzi d’entrata si trovano al sito www.falconeria.ch. Posteggi all’autosilo di Piazza Castello o in zona Fevi. Nesa e i suoi collaboratori propongono momenti di falconeria che durano più di un’ora; indossano costumi che richiamano il medioevo, sono accompagnati da musica e persino da un cavallo andaluso. Insomma, l’antica arte viene declinata in tutte le sue forme, con richiami alla storia e alla cultura. L’obiettivo non è solo quello di mostrare i meravigliosi pennuti, ma anche di far capire quanto siano infondate le dicerie che definiscono le aquile e altre specie crudeli e pericolose per l’uomo.
I venti ‘ospiti alati’ sono nati tutti in cattività e sono abituati all’uomo; vengono curati e nutriti. I quattro impiegati al centro permettono ai rapaci di volare liberi, con uscite giornaliere, anche nei mesi invernali, quando la ‘Falconeria Locarno’ resterà chiusa al pubblico. Senza dimenticare che le voliere, di 50 metri quadrati e alte 4 metri, sono grandi il doppio di quanto viene prescritto.
Ora, per evitare altri atti vandalici, verrano prese nuove misure di sicurezza, con telecamere e la sorveglianza di agenti privati. Nella speranza che il grande lavoro svolto da Nesa e dai suoi venga rispettato, anche da chi lo guarda con occhi critici. s.f.

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La Regione, 8 agosto 2007

Il dibattito
Abbiamo proprio bisogno di una natura in gabbia

Ficedula, Associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli della Svizzera italiana

Invitiamo i Ticinesi, soprattutto chi ha compiti educativi, a riflettere su alcuni aspetti connessi con la falconeria, tema diventato d’attualità con l’apertura del centro di Locarno.
Ci sono mille modi per osservare i rapaci in modo corretto, direttamente nel loro ambiente naturale, e studiarne il comportamento. In Ticino sono ventisei le specie fra nibbi, falchi, avvoltoi e aquile, e sette quelle dei rapaci notturni che si possono incontrare. Le Bolle di Magadino e la parte del Piano destinata alla superstrada sono i luoghi migliori, soprattutto in primavera. La Ficedula ( ficedula. ch) da anni si prodiga per far conoscere la nostra fauna organizzando corsi, conferenze, escursioni, attività per le scolaresche e direttamente con progetti di studio e di conservazione.
È solo per una coincidenza temporale che proprio il Locarnese ospita ora questi spettacoli con i falchi o è forse una sottile ( o inconscia ?) quanto incongrua “ misura di compensazione” per il territorio e per le specie che si vogliono a tutti i costi sacrificare?
Un secondo aspetto è legato al fascino esercitato dai falchi fin dai tempi degli Egizi. Ci si dovrà aspettare quindi anche in Ticino, esattamente come con i cani Dalmata e le tartarughe Ninja, che ragazzini e meno giovani si regalino “ il Falco”, scoprendo ben presto però che i rapaci sono molto più impegnativi. È successo dovunque questi centri di falconeria- spettacolo si sono insediati. Accade così che, passate l’infatuazione o la moda, ci si stufi e si “ aprano le gabbie” con le conseguenze che si possono intuire. In alcune regioni, specialmente a sud dei nostri confini, si incontra ormai di tutto: gli ibridi e le razze estranee che interagiscono geneticamente con le popolazioni autoctone diventano un grosso problema di conservazione.
Inoltre col diffondersi di questa “Arte” e, come dicono gli allevatori, con l’aumento degli uccelli nati in cattività che soddisfano la richiesta, non è diminuito il fenomeno della predazione dei nidi, anzi. Ad esempio nel territorio dell’intera Federazione russa dal 1990 al 2000 ( unico periodo per cui si hanno dati significativi) le popolazioni di Falco sacro sono drammaticamente diminuite ( meno 90 per cento) a causa del saccheggio dei nidi ( per i mercati arabo e europeo) a dispetto dei certificati Cites che dovrebbero garantire la provenienza dagli allevamenti.
Sempre per questa ragione da anni la Lipu italiana è costretta ad organizzare vari campi di sorveglianza alle colonie di Falco della regina e ai nidi di Lanario, specie molto ambite sul mercato. Spesso purtroppo, come nei Paesi balcanici, in Turchia e in Afghanistan, non ci sono possibilità di controllo. Ogni tanto qualche trafficante finisce in carcere, ma poi tutto continua peggio di prima.
Guardiamo pure lo spettacolo con i falchi ammaestrati ma ricordiamoci che la conservazione delle popolazioni dei rapaci e più in generale della biodiversità sono tutt’altra cosa.
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Le opinioni

Corriere del ticino, 14.08.2007

In queste ultime settimane, sui giornali, leggo di falconeria, chi pro e chi contra. Incuriosito, entro nel sito locale. Si apre la prima pagina (home page). L’indice, le foto di alcuni rapaci, tre righe («lasciatevi emozionare dal mondo dei rapaci, in un ambiente rispettoso degli animali,...»), Sullo sfondo, leggermente sfumato, un giovanotto sorridente che, in veste pseudomedievale - hollywoodiana, guarda con occhi languidi un rapace appollaiato sul suo pugno. Tra i rapaci raffigurati figura una civetta delle nevi. La pagina dedicata ai cenni storici, assai scarna, ci ricorda che la falconeria nacque 2.500 anni fa circa, usata per la caccia ai fini della sopravvivenza (non per sport o divertimento). Segue un breve cenno, assai superficiale, a Federico II. La terza pagina è dedicata alla falconeria oggi. «Durante lo spettacolo... spiega l’importante ruolo dei rapaci per il mantenimento dell’equilibrio di tutto il nostro ecosistema». «La falconeria offre a tutti… di osservare il mondo dei rapaci da vicino nel completo rispetto del loro naturale comportamento di volo, senza sottoporre l’animale ad artificiosi ammaestramenti». «Falconieri… collaborato con i progetti… volti alla salvaguardia di specie minacciate dal pericolo di estinzione». «Le rappresentazioni sono un’occasione per avvicinare….alla natura». La quarta pagina, lo spettacolo, ripete «…in un ambiente rispettoso degli animali…». Da anni mi interesso di ornitologia e di natura. Non ricordo di aver mai letto un testo tanto superficiale e fuorviante, forse volutamente incompetente. Ben due volte si parla di ambiente rispettoso degli animali, ma… pensiamo anche solo alla civetta delle nevi. In infiniti anni la natura ha «selezionato» questo animale che, grazie alle sue caratteristiche, vive nelle zone artiche, a temperature da basse a bassissime, in spazi infiniti, sempre sul filo del rasoio tra sopravvivenza e morte. E nel rispetto degli animali a Locarno viene sbattuto in una gabbia a norma di legge, a temperature subtropicali. Pensiamo al falco pellegrino, uccello migratore (massicciamente distrutto non solo dai falconieri ma anche dai cacciatori che, in punti come lo stretto di Messina, attendono le migrazioni per scaricare le loro doppiette) a Locarno
 
rinchiuso in una gabbia, sempre a norma di legge. E, nel pieno rispetto della sua natura, gli si impedisce di migrare. In quanto ai falconieri come protettori della natura, basta aprire internet e con facilità si entra in siti come quello della guardia forestale (Italia) in cui si parla di «Maxi sequestro di rapaci. Un enorme traffico di uova, pulli di rapaci e uccelli rari è stato sgominato…». Ed è solo la punta di un iceberg che alimenta l’irresponsabilità, l’arroganza e la boria di chi non sa e non vuole rispettare la natura, distruggendola pian piano, portando all’estinzione specie rare.
Non è certo rinchiudendo gli animali in gabbia che si proteggono specie rare dall’estinzione. Proteggere l’ambiente, specialmente là dove le condizioni climatiche lo rendono particolarmente vulnerabile, è l’unico modo per evitare che i nostri nipoti vedano animali, vegetali e quant’altro sui libri e nei musei. L’impostazione e la lettura del sito della falconeria locarnese, creano una sensazione di Cinecittà, di Hollywood: grandi facciate e dietro il vuoto.
Alberto Spinelli, Pura

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comunicati www.spab.ch

 


 
Bellinzona, 06 agosto 2007
 
 
Spettacolare;  le rondinelle di Locarno difendono il loro cielo dai falchi
 
Domenica mattina, in occasione dei primi voli alla nuova falconeria, una piccola rondinella ha attaccato un grande falco e lo ha rincorso a lungo nel cielo.
 
La natura non finisce mai di stupire e le testimonianze per coloro che la studiano e la vivono sono meravigliose.
 
Domenica scorsa, alle 10.15 è iniziato lo spettacolo con alcuni falchi tenuti digiuni per evitare di defecare sugli spettatori e per essere attratti dalla carne che il falconiere tiene nascosta nel guanto e con una copiosa riserva nella borsa.
Ciò non ha impedito al gufo delle nevi di andarsene per i fatti propri sulle piante fuori dal parco lasciando il falconiere deluso con il braccio alzato. Ma di ciò diremo prossimamente.
 
Al grande ornitologo  Marzio Rondelli e al presidente della Spab seduti in tribuna, non è sfuggito un fatto strabiliante, confermato anche dal falconiere stesso con il quale i due hanno avuto un lungo e cordiale dialogo.
 
Mentre un grande falco volteggiava in alto, una piccola rondinella lo ha decisamente attaccato inseguendolo. Parte di questi falchi, come il Pellegrino, catturano gli uccelli in volo e sono pertanto nemici naturali delle rondinelle nate nei mesi scorsi da noi.
Il commovente coraggio di una mamma che non ha esitato a lanciarsi contro il grande predatore è sfuggito ai più, ma non a coloro che la natura la conoscono e si battono legalmente per la libertà degli animali selvatici.
Besomi afferma:  “ la fortuna dei falconieri consiste nel fatto che i rapaci non sanno parlare “.

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Bellinzona, 08 agosto 2007
 
BELLINZONA COME AI TEMPI DI TAVANNA RAY
Bizzarrie d’estate al rifugio Spa di Gorduno-Gnosca dove a volte non si sa se ridere o piangere.
 
Tutti ricordano i falchi di Harris recuperati dalla Spab uno a Giubiasco e l’altro a Roveredo dai guardiacaccia.
Alcuni giorni or sono si è presentato il proprietario a ritirarli. Aveva convocato ad insaputa della Spab anche la redattrice di Blick Ticino alla quale sono state aperte volentieri le porte. La Spa di Bellinzona,  i Media li cerca e li ringrazia in quanto contribuiscono a far passare messaggi di bontà e rispetto per gli animali.
 
L’uomo dopo aver cercato inutilmente di convincere il presidente alla causa dei falconieri, si è vestito da indiano e munito di due casse buie con buchini per l’aria, è entrato nella grande voliera d’allenamento dove i poveri rapaci si sgranchivano le ali.
Li ha chiamati per nome, “Ludwik Anna Walter” e Theodor Anna Pietro”, ha steso le braccia, ha tentato di afferrarli per le zampe, gli è stata data una scala ma i rapaci quando si avvicinava volavano via.
C’era chi rideva, ma al presidente venivano le lacrime. In quelle voliere, sono passati centinaia di rapaci che hanno ripreso il volo dopo le cure.
Per la prima volta, stupende creature alate sono finite nei cassoni e da qui sul furgone dove ve n’erano altri.
Un giorno buio per la Spab e per dei falchi che hanno le ali per volare nell’immensità del cielo. Altro che lacci, catenelle e gabbie.
 
“La fortuna dei falconieri è che i rapaci non sanno parlare”

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Bellinzona, 10 agosto 2007

 
VIOLAZIONE DELLA LEGGE FEDERALE SULLA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI ?
 
Lettera aperta al sostituto veterinario cantonale.
 
Egregio Dott. Bacciarini,
 
Domenica scorsa ha avuto inizio la rappresentazione a Locarno del centro di falconeria.
Si tratta di uno spettacolo con rapaci diurni e notturni che oltre a disturbare la natura circostante e segnatamente gli uccelli selvatici autoctoni, pone gravi problemi di carattere etico e di sofferenza a degli animali che dovrebbero vivere liberi in natura.
 
Lei ha dichiarato alla stampa che tutto è in ordine. La Spa di Bellinzona che conosce perfettamente i rapaci avendone salvati centinaia poi rimessi in libertà e gli ornitologi, non possono essere d’accordo con lei. Lei ha infatti misurato le gabbie ma forse non ha pensato alle reali difficoltà incontrate dagli uccelli in prigionia e da quegli autoctoni durante questi spettacoli.
 
La prova del nove, fornita dagli stessi esseri alati, la si è avuta già al primo spettacolo di domenica quando una rondinella locarnese per difendere i suoi piccoli, si è lanciata all’attacco di un falco sacro – rapace non autoctono – posto in volo dal falconiere.
E` un fatto gravissimo per chi conosce la vita degli uccelli. I rondinini nati a Locarno si stanno allenando al volo per poter raggiungere in autunno l’Africa. Una povera madre ha cercato di difenderli da un pericolo creato con il suo consenso. E` un’azione che sconvolge la tranquillità di tutti gli uccelli della zona, pertanto violerebbe la Legge federale sulla protezione degli animali e la Legge federale sulla protezione della natura.
 
Ma la dimostrazione più lampante di questa anomalia che fa soffrire degli animali, si è avuta con il lancio in volo di una civetta delle nevi (Nyctea nyctea), uno strigide
 
meraviglioso che abita le regioni del nord e che affascina gli studiosi per quella sua unica possibilità di adattarsi sia al buio che alla luce, possibilità che gli permette di cacciare anche durante i mesi di luce continua sulla tundra verso il polo nord.
 
Orbene, mentre volavano i rapaci alla falconeria, il cielo era pattugliato da numerose cornacchie che sono le loro acerrime nemiche  e in natura li fanno fuggire o li uccidono.
Nessuno, salvo l’ornitologo Marzio Rondelli e il sottoscritto se ne sono accorti ma la povera civetta che per istinto sa da  dove arriva il pericolo, si è staccata dal guanto del falconiere  e si è rifugiata fra le fronde degli alberi fuori dalla falconeria.
Nè il fischio, nè la carne nascosta nel guanto del falconiere sono riusciti a farla tornare.
E` stata recuperata più tardi.
 
Egregio Dott. Bacciarini,
 
provocare paura e stress a degli animali e farlo con il consenso del veterinario cantonale aggiunto che dichiara essere tutto in regola, pone perlomeno il quesito a sapere se non fosse stato meglio consultare, non la Spa di Bellinzona che poco conta, ma gli studiosi e ornitologi ticinesi ai quali, in altri casi, il suo Ufficio ha già chiesto pareri competenti.
 
Ricordi, stimato Dott. Bacciarini, che vi sono due leggi ben distinte;
una è quella creata dall’uomo e condizionata dalle proprie necessità e dai propri interessi;
l’altra creata dalla natura in milioni d’anni e che, mi creda, deve prevalere e non può essere ignorata da chi prende decisioni che concernono esseri viventi e senzienti come l’uomo.
 
Con i sensi della stima migliore


 

Per la Spa di Bellinzona e il
Centro protezione rapaci Ticino
 
IL  PRESIDENTE
 
Armando Besomi
 
nella foto allegata, una civetta delle nevi recuperata tempo fa dalla Spa di Bellinzona. Aveva il becco rovinato  e il veterinario Carlo Keller di Giubiasco aveva già fissato l’appuntamento con il Tierspital di Zurigo per l’operazione. La Spab l’avrebbe trasportata a Zurigo a proprie spese.
Purtroppo il proprietario al quale era sfuggita si è fatto vivo e se l’è riportata a casa.
Aveva il permesso del veterinario cantonale.
Una è stata uccisa dai corvi in alta Valle Bavona. Un’altra ha fatto la stessa fine sui tetti di Pregassona. Provenivano da un allevatore del locarnese.
nota: il testo integrale della lettera può essere letto sul sito della Spab     www.spab.ch
 

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GAZZETTINO DI PADOVA

2 AGOSTO 2007
 
Bambini incantanti dalla liberazione dei rapaci
 
Colli Euganei - La serata organizzata dal Parco Colli e dalla Lipu per liberare i rapaci notturni, sabato ha portato a Casa Marina quasi 350 persone, fra cui tanti bambini: i rapaci erano bianchi come Edvige, la civetta di Harry Potter, ma poter incontrare dal vivo i compagni dei maghetti della fortunata saga cinematografica ha sicuramente contribuito ad alimentare l'entusiasmo dei giovani partecipanti.La serata, dedicata al curatore del museo di Cava Bomba, Antonio Girardi, scomparso poche settimane fa, è iniziata con un documentario sulla biologia dei rapaci notturni presenti in Italia seguito da un approfondimento sulle specie che vivono sui Colli Euganei.Oltre a Casa Marina la liberazione degli uccelli si è svolta anche sul Monte Gemola, per un totale di 19 esemplari rimessi in libertà: 4 allocchi, 5 gufi e 10 civette, tutti giovani di circa 4 mesi.Sono proprio i piccoli a richiedere spesso l'intervento dei volontari della Lipu. Oltre alle nidiate sfrattate dai lavori di restauro nelle vecchie abitazioni, un grande rischio è dovuto all'impavida abitudine dei pulli di uscire dal nido quando ancora non sanno volare. In questo caso diventano facile preda di cani e gatti, se si trovano vicino a zone abitate, o dei predatori selvatici. I piccoli vengono allevati insieme per evitare l'imprinting con l'uomo, mentre i rapaci diurni hanno bisogno dell'insegnamento parentale. Gli animali vengono liberati in aree il più possibile lontane dalle strade.