IL GIORNALE
4 OTTOBRE 2007
Altri
due orsi trovati morti
Giallo sulla fuga di notizie
L’Aquila - Cinque orsi, due lupi e una capra morti in due mesi nel
Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: tranne due cuccioli - che
sarebbero stati uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo
degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf
sarebbe stata usata la stricnina. Il mistero ancora non è risolto e,
in attesa dei risultati degli esami tossicologici - affidati
all’Istituto Zooprofilattico di Roma - domani si terrà un incontro a
Pescasseroli, sede del Parco, con il ministro dell’Ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio, il quale ha posto la priorità di «fermare la strage»
e di «prendere i criminali».
Ma ieri proprio la notizia - non divulgata dall’Ente Parco per oltre
venti giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri
e polemiche politiche, oltre alla rimozione, per fuga di notizie,
dell’addetta stampa del Parco. Lo stesso Bernardo, il simpatico orso
goloso e confidente divenuto l’attrazione dell’Alta Valle del
Giovenco, secondo indagini giornalistiche sarebbe stato trovato morto
una decina di giorni fa. Un paio di giorni dopo fu scoperta l’orsa
uccisa, la sua compagna, mentre è di ieri la segnalazione di un altro
cucciolo senza vita. A oltre venti giorni risale invece la morte dei
due cuccioli uccisi dai genitori. L’Ente Parco il 1° ottobre, con un
comunicato stampa inviato via fax alle 21.38, aveva reso nota solo la
morte dell’Orso Bernardo e della sua compagna, facendo risalire il
ritrovamento al giorno precedente. La vicenda è approdata in
Parlamento: l’ex ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, oggi
presidente dei senatori di An, ha presentato un’interrogazione al suo
successore, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio sui ritardi nella
diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Secondo Matteoli «la
secretazione avrebbe potuto favorire la prosecuzione di azioni
criminali ai danni degli orsi» nel Pnalm. Il portavoce del ministero
ha però sostenuto che «non è stata mai ordinata alcuna secretazione».
Il presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Rossi, ha sostenuto di essere
stato avvisato del ritrovamento della prima carcassa «due giorni fa
dalle nostre Guardie - ha detto - la mattina successiva di un altro e
ieri ancora del terzo. Presumo di essere stato avvisato in tempo
reale. Se ci fossero responsabilità sulla secretazione - ha aggiunto -
andrebbero perseguite quanto quelle degli assassini». Ma oggi il Parco
ha deciso di trasferire ad altro incarico l’ addetta stampa: la
rimozione sarebbe giustificata da presunte fughe di notizie, stando
all’esposto presentato ai Carabinieri di Pescasseroli dalla stessa
dipendente, la quale ha invocato il comportamento antisindacale
dell’Ente. Per il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, si è
trattato di «un normale avvicendamento da un ufficio a un altro».
Intanto le voci si rincorrono: il sindaco di Gioia dei Marsi ha
riferito di un altro orso morto, mentre di un altro ancora, dotato di
radiocollare, si sarebbero perse le tracce. Ma dal Parco non è
arrivata conferma. Per setacciare palmo a palmo i boschi del Parco,
alla ricerca di altri animali eventualmente avvelenati, il Corpo
forestale dello Stato ha impiegato 40 agenti della task force
istituita tre anni fa proprio per proteggere gli orsi. Ma per i Verdi
dell’Abruzzo l’unica strada, forse, è di affidarsi all’intercessione
di San Francesco, protettore degli animali di cui oggi si celebra la
festa.
IL MATTINO
4 OTTOBRE 2007
Morti nel Parco altri due orsi
Sotto accusa il ministro dell’Ambiente
Pecoraro Scanio Oggi un vertice
DANIELA LIMONCELLI
Un giallo. Sono forse cinque gli orsi morti. Ma di un altro, dotato di
radiocollare, si sono perse le tracce. Un altro ancora, secondo il
sindaco di Gioia dei Marsi, è stato trovato ucciso. La mattanza degli
orsi in atto nel Parco nazionale d’Abruzzo potrebbe contare molte più
vittime di quante non siano state finora rese note. Anche perché le
notizie del ritrovamento degli orsi morti sembra non siano mai
avvenute in tempo reale. Dieci giorni, due settimane, e in alcuni casi
forse venti giorni, sono passati tra la scoperta di ogni carcassa e la
diffusione della notizia. E il rinvenimento, trapelato ieri, della
morte di due cuccioli, tenuto segreto per più di venti giorni, sembra
non dovesse essere diffuso: come ha dimostrato la rimozione immediata
dell’addetta stampa del Parco. L’accusa: fuga di notizie. Ma l’intera
vicenda è stata smentita dalla direzione dell’Ente. E restano ancora
un mistero sia i «colpevoli» che il «movente» di questa strage di
animali preziosi. Allora, ufficialmente: cinque orsi, due lupi, due
cinghiali e una capra morti in soli due mesi in quel Parco, proprio in
quell’oasi dove l’orso marsicano - simbolo del ripopolamento della sua
specie - avrebbe dovuto sentirsi assolutamente protetto. Tutti
avvelenati, tranne due cuccioli che sembra siano stati ammazzati dai
genitori durante una disputa nel periodo degli amori. Tutti uccisi
dalla stricnina, secondo il Wwf. Ma la certezza sul veleno utilizzato
verrà solo dai risultati degli esami tossicologici affidati
all’istituto zooprofilattico di Roma. «Si tratta di un’aggressione
pianificata, orientata all’obiettivo di colpire gli orsi - sostiene il
direttore del Parco, Aldo Di Benedetto - Entrare all’interno del Parco
è possibile a tutti, non c’è una porta d’ingresso che noi possiamo
controllare». Morti, cause, tempi: un vero giallo. Lo stesso Bernardo,
il simpatico orso che era l’attrazione dell’alta valle del Giovenco,
stando a indagini giornalistiche, sarebbe stato trovato morto una
decina di giorni fa mentre la sua compagna sarebbe stata avvelenata e
ammazzata dopo un paio di giorni. Ed è di martedì scorso la
segnalazione di un altro cucciolo senza vita, a più di venti giorni
risale quella sui due cuccioli uccisi dai genitori. Eppure, l’ente
Parco tramite un comunicato inviato solo il primo ottobre via fax alle
21.38 ha reso nota soltanto la morte dell’orso Bernardo e della sua
compagna, facendo per di più risalire il ritrovamento al giorno
precedente. Troppi misteri. «Notizie secretate» tuona il presidente
dei senatori di An, ex ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Punta
il dito contro il suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, presentando
un’interrogazione urgente in cui chiede al ministro di «riferire
subito in Parlamento» proprio sugli inspiegabili ritardi nella
diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Immediata la smentita
del portavoce di Pecoraro Scanio: «Non è stata mai ordinata alcuna
secretazione». Oggi si terrà un incontro sull’emergenza-orsi con il
ministro nella sede del Parco. Ma non basta a rasserenare il clima. Si
aspettano risposte chiare. Le chiedono anche i deputati dell’Ulivo,
guidati da Paolo Gambescia. Fabio Rampelli, commissione ambiente della
Camera, ricorda: «Già a marzo avevamo segnalato al ministro
l’avvelenamento di 14 grifoni in riserve protette per esche
avvelenate...». «Presumo di essere stato avvisato in tempo reale» si
giustifica, a sua volta, il presidente dell’ente Parco, Giuseppe
Rossi. Mentre la direzione del Parco stigmatizza i «tentativi di
strumentalizzazione e depistaggio delle indagini». Intanto, le voci si
rincorrono: la strage di orsi non è finita. A caccia di altri
esemplari eventualmente avvelenati sta setacciando il Parco quella
task force del corpo forestale dello Stato istituita proprio per
proteggere gli orsi.
IL SECOLO
XIX
4 OTTOBRE 2007
Caccia ai veleni nel Parco d'Abruzzo
dopo
la morte degli orsi
Trovate altre carcasse
"sospette". Fermato un bracconiere. Oggi vertice con Pecoraro
Isabella Villa
Altri due orsi morti nel Parco nazionale d'Abruzzo. Nella tarda
mattinata di ieri la notizia si diffonde come un fulmine. La strage
non è finita. Dopo i tre marsicani trovati morti martedì, la scoperta
di altri due esemplari senza vita sarebbe davvero troppo: cinque orsi
rappresentano il dieci per cento della popolazione residua di
plantigradi. Poi la smentita: i due orsi - come già il Secolo XIX
aveva riportato ieri - sono morti parecchi giorni fa per cause
naturali: uccisi forse dal padre per una questione di gelosia.
«Quando ho sentito la notizia al telegiornale mi è preso un colpo -
commenta Giovanni Rossi, presidente dell'Ente Parco - ma per fortuna
si trattava di una vecchia storia che non ha nulla a che fare con gli
avvelenamenti».
Però il problema veleno nel Parco rimane. «Oggi (ieri per chi legge,
ndr) - aggiunge il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto - è stata
effettuata una pulizia a tappeto del territorio per eliminare
ulteriori elementi dannosi per gli animali. L'uccisione di tre orsi è
un atto nuovo, che noi consideriamo un'aggressione pianificata,
orientata all'obiettivo di colpire i plantigradi. Arrivare all'interno
del Parco è possibile a tutti, non c'è una porta d'ingresso che noi
possiamo controllare. È un fenomeno da condannare, si tratta di un
modo vigliacco per uccidere gli orsi, che è come uccidere delle
persone. Il Parco reagirà in modo duro».
E la ricerca non è andata a vuoto. Dopo la carcassa di una capra quasi
sicuramente avvelenata recuperata martedì, ieri sono stati trovati
altri elementi quantomeno "sospetti": pezzi di carcasse e altri
materiali che sono stati sequestrati e inviati a un istituto
zooprofilattico per le analisi. «Oltre che bonificare il territorio
stiamo cercando di capire quale veleno sia stato utilizzato per
uccidere gli orsi», sottolinea il presidente Rossi. Per oggi al Parco
è in programma una riunione alla presenza del ministro per l'Ambiente,
Alfonso Pecoraro Scanio. «Cercheremo di pianificare una adeguata
attività di sorveglianza - anticipa il presidente - e studieremo
azioni di gestione a breve e lungo termine. Non va dimenticato che il
Parco non è proprietario dei terreni che sono per lo più comunali o
privati e questo crea non pochi problemi».
Intanto ieri i controlli a tappeto effettuati dal Corpo forestale nel
Parco hanno portato a un risultato importante: il fermo di un
bracconiere.
L'uomo è stato bloccato all'alba mentre sistemava delle trappole per
animali di grossa taglia, come cervi, cinghiali, caprioli, in un'oasi
protetta lungo il fiume Pescara, a Torre dè Passeri. Il bracconiere -
un sessantatreenne del posto - è stato denunciato in flagranza di
reato per esercizio di caccia con mezzi non consentiti e per caccia in
oasi di protezione.
La notte precedente, in un'area di abbeveraggio, gli agenti avevano
scoperto tre lacci usati come trappola. Ne hanno sganciato uno ed
hanno atteso che il bracconiere tornasse per risistemarlo. Tre ore
dopo è arrivato l'uomo che ha prima controllato le altre due trappole
- nelle quali non era ancora finito alcun animale - e poi ha
risistemato la terza sganciata. Subito dopo è stato bloccato dagli
agenti.
«Con i bracconieri ci vuole la tolleranza zero: la invochiamo perché
si tratta di criminali che attaccano in modo pianificato il patrimonio
ambientale e faunistico italiano», sostiene il capogruppo dei Verdi
alla Camera, Angelo Bonelli, anticipando che i Verdi proporranno un
emendamento al ddl sugli ecoreati per inasprire le pene. «La ferocia
dei bracconieri è inaudita, il loro delitto ferisce il Paese e offende
la coscienza civile», conclude.
E per ricordare i tre marsicani uccisi e «chiedere giustizia per
questo atto di bracconaggio indegno di un Paese civile e salvaguardare
gli ultimi orsi rimasti», il Wwf che già ha messo una taglia di 10.000
per chi aiuterà a trovare i colpevoli, insieme agli "Amici dell'orso
Bernardo" ha organizzato per sabato una fiaccolata a Bisegna
(L'Aquila).
«Quello che è accaduto - si legge in una nota - non deve rimanere una
giusta, ma estemporanea indignazione, ma deve trasformarsi in azione
sul territorio perché questi atti non si ripetano mai più. Nella
Marsica e in altre aree dell'Appennino ormai si ripetono da anni
avvelenamenti che colpiscono sia la fauna selvatica che animali
domestici e di compagnia».
LA PADANIA
4 OTTOBRE 2007
Episodi simili già segnalati da mesi: nessuno corse ai ripari
Parco
Avvelenato d’Abruzzo Strage di orsi, lupi e grifoni
ROBERTO SCHENA
L’Aquila - Anche questo è un “bel giallo”. È evidente che i nostri
grandi parchi non sono sorvegliati e qualche delinquente ne
approfitta. Cinque orsi morti, tra cui due cuccioli, due carcasse di
lupi, quattordici uccelli rapaci, della specie più “nobile”, i
grifoni, anche loro deceduti: un atto di bracconaggio degno di un
Paese incivile, avvenuto nel parco nazionale d’Abruzzo, strage causata
con tutta probabilità da azioni di avvelenamento.
Non si hanno precedenti forse nel mondo, per questo tipo di azione
criminosa, che mette a repentaglio speci di grandi animali in via di
estinzione. Tanti convegni, tanti studi, tante pubblicazioni, tanti
bla-bla e anche tanti soldi, per poi scoprire che non c’è nessuna
garanzia di sopravvivenza. E fa infuriare di più che la strage sia
avvenuta in un arco di dieci e i venti giorni, senza che ne sia stata
data notizia in tempo reale. Addirittura, il presidente del Parco,
Giuseppe Rossi, minimizza e smentisce: «A quanto so, non ci sono nuove
uccisioni, i due cuccioli sono morti per cause naturali». Si mettesse
d’accordo con il suo direttore, Aldo Di Benedetto, che invece ammette:
«Abbiamo escluso la morte naturale, per malattie o cause traumatiche:
l’ipotesi più accreditata è che gli orsi siano stati uccisi dal
veleno. Stiamo mettendo in atto azioni mirate per individurae i
responsabili attraverso la raccolta degli indizi - prosegue - Si
tratta di un atto nuovo, che noi consideriamo un’aggressione
pianificata, orientata all’obiettivo di colpire gli orsi. Arrivare
all’interno del Parco è possibile a tutti, non c'è una porta
d’ingresso che noi possiamo controllare (in effetti è una della più
vaste aree protette d’Europa, ndr). È un fenomeno da condannare -
prosegue Di Benedetto - si tratta di un modo vigliacco per uccidere
gli orsi, che è come uccidere delle persone. Il Parco reagirà in modo
duro. Ora aspettiamo l’analisi tossicologica, per i cui risultati ci
vorrà qualche giorno». La sostanza usata potrebbe essere un pesticida.
Il direttore precisa: «I pesticidi utilizzati nei confronti dei lupi
possono essere acquistati in dose pura da chiunque».
Tutte le carcasse sono state inviate all'Istituto zooprofilattico di
Roma, solo dopo le autopsie e le analisi si potrà sapere qualcosa di
più preciso. Oltre ai cinque orsi, addetti del Corpo Forestale e delle
guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo, hanno trovato due carcasse di
lupo nella stessa area dove sono stati trovati tre degli orsi. Anche i
lupi, come gli orsi, potrebbero essere stati avvelenati.
Desta sconcerto la dichiarazione del capogruppo di An in Commissione
Ambiente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, secondo cui gravi
episodi di avvelenamento sarebbero accaduti già nel marzo scorso ai
danni di uccelli rapaci. «Già a marzo avevamo segnalato al ministro
Pecoraro Scanio l’avvelenamento di 14 grifoni nella riserva nazionale
del monte Velino e nel parco regionale Sirente, aree verdi di raccordo
tra i Parchi nazionale del Gran Sasso e i Monti della Laga in Abruzzo.
I rapaci trovati morti, a causa di esche avvelenate, facevano parte di
una colonia di circa un centinaio di esemplari. Nell’interrogazione
avevo segnalato la possibilità che tale pericolo di avvelenamento
potesse coinvolgere anche i lupi e gli orsi». La risposta del ministro
sarebbe stata “disarmante”: nonostante l’attivazione di una task force
della Guardia Forestale, Pecoraro Scanio giudicò ”difficile”
comprovare le responsabilità individuali «soprattutto su superfici di
tale vastità».
In un’interrogazione presentata ieri da Marcello De Angelis, si
chiede, come mai non sia stata mai prevista la realizzazione di un
sistema di videosorveglianza, già attivo in altri parchi europei.
Domani, ci sarà un “summit” a Pescasseroli; oltre a Pecoraro Scanio,
ci saranno il governatore Ottaviano Del Turco e i dirigenti del parco.
IL GAZZETTINO
4 OTTOBRE 2007
Pescasseroli
Cinque orsi, due .....
Pescasseroli (AQ) - Cinque orsi, due lupi, una
capra, probabilmente usata come esca, e due cinghiali morti e uno
agonizzante deceduto nel pomeriggio di ieri. E' un'autentica strage
quella registrata in due mesi nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e
Molise. Tranne due cuccioli - che sarebbero stati uccisi dai
genitori durante una disputa nel periodo degli amori - tutti gli
altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf sarebbe stata usata la
stricnina. Il mistero ancora non è risolto e, in attesa dei
risultati degli esami tossicologici - affidati all'Istituto
Zooprofilattico di Roma - oggi si terrà un incontro a Pescasseroli,
sede del Parco, con il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro
Scanio, il quale ha posto la priorità di «fermare la strage» e di
«prendere i criminali» sostenendo che «è in atto un feroce attacco
degli antiparco».Ma ieri proprio la notizia - non divulgata
dall'Ente Parco per oltre venti giorni - sulla morte di due cuccioli
ha alimentato altri misteri e polemiche politiche, oltre alla
rimozione, per fuga di notizie, dell'addetta stampa del Parco. Lo
stesso Bernardo, il simpatico orso goloso e confidente divenuto
l'attrazione dell'Alta Valle del Giovenco, secondo approfondimenti
giornalistici sarebbe stato trovato morto una decina di giorni fa.
Un paio di giorni dopo fu scoperta l'orsa uccisa, la sua compagna,
mentre è di ieri la segnalazione di un altro cucciolo senza vita. A
oltre venti giorni risale invece la morte dei due cuccioli uccisi
dai genitori. L'Ente Parco il primo ottobre, con un comunicato
stampa inviato via fax alle 21.38, aveva reso nota solo la morte
dell'Orso Bernardo e della sua compagna, facendo risalire il
ritrovamento al giorno precedente. La vicenda è approdata in
Parlamento: l'ex ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, oggi
presidente dei senatori di An, ha presentato un'interrogazione al
suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio sui ritardi nella
diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Secondo Matteoli
«la secretazione avrebbe potuto favorire la prosecuzione di azioni
criminali ai danni degli orsi» nel Pnalm. Il portavoce del ministero
ha però sostenuto che «non è stata mai ordinata alcuna secretazione».Il
presidente dell'Ente Parco, Giuseppe Rossi, ha sostenuto di essere
stato avvisato del ritrovamento della prima carcassa «due giorni fa
dalle nostre Guardie - ha detto - la mattina successiva di un altro
e ieri ancora del terzo. Presumo di essere stato avvisato in tempo
reale. Se ci fossero responsabilità sulla secretazione - ha aggiunto
- andrebbero perseguite quanto quelle degli assassini».Ma ieri il
Parco ha deciso di trasferire ad altro incarico l'addetta stampa: la
rimozione sarebbe giustificata da presunte fughe di notizie, stando
all'esposto presentato ai Carabinieri di Pescasseroli dalla stessa
dipendente, la quale ha invocato il comportamento antisindacale
dell'Ente. Per il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, si è
trattato di «un normale avvicendamento da un ufficio a un
altro».Intanto le voci si rincorrono: il sindaco di Gioia dei Marsi
ha riferito di un altro orso morto, mentre di un altro ancora,
dotato di radiocollare, si sarebbero perse le tracce. Ma dal Parco
non è arrivata conferma.Per setacciare palmo a palmo i boschi del
Parco, alla ricerca di altri animali eventualmente avvelenati, il
Corpo forestale dello Stato ha impiegato 40 agenti della task force
istituita tre anni fa proprio per proteggere gli orsi. Ma per i
Verdi dell'Abruzzo l'unica strada, forse, è di affidarsi
all'intercessione di San Francesco, protettore degli animali di cui
stamani si celebra la festa.
TG COM
4 OTTOBRE 2007
Strage di orsi, Wwf:usata stricnina Taglie diventano due da 20 mila
euro
Giornata di preoccupazione nel parco d'Abruzzo, dopo
l'ufficializzazione della morte di 5 orsi, di cui due pare per cause
naturali, due lupi e due cinghiali. La strage di animali, denuncia il
Wwf, è stata ordita a base di stricnina. Atteso il ministro
dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che si recherà a Pescasseroli,
per fare il punto sulla vicenda. Intanto sono due le taglie: a quella
del Wwf si aggiunge quella del senatore di An De Angelis.L'ipotesi
stricnina, è avvalorata dal fatto che il veleno avrebbe già colpito
uccidendo alcune capre le cui carcasse sono state ritrovate proprio
nella stessa zona. Intanto ad entrare immediatamente in azione è stata
la task force inviata dal Corpo Forestale in Abruzzo, composta da 40
uomini, attiva 24 ore su
24 in
difesa di una specie da tempo gravementeminacciata di estinzione.
Immediate e durissime le reazioni di condanna da parte del mondo
politico e ambientalista.Per Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale
dello Stato il caso dei cinque orsi avvelentati rappresenta il gesto
scellerato di alcuni irresponsabili che "a causa del loro
comportamento criminale, rischiano di compromettere il prezioso
patrimonio biologico della specie in via di estinzione. E' proprio su
questi emarginati - ha detto Petrone che occorre agire con assoluta
fermezza e far comprendere loro la possibile coesistenza tra le specie
selvatiche e le attivita' produttive di montagna".
GIORNALE DI VICENZA
4 OTTOBRE 2007
PARCO
NAZIONALE D’ABRUZZO. Voci contrastanti, misteri e anche un
licenziamento (negato dall’ente) al centro della vicenda che sarà oggi
oggetto di un vertice
Orsi e lupi avvelenati dalla
stricnina
L’AQUILA - La direzione del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
conferma che «gli animali coinvolti nel presunto avvelenamento restano
a oggi quelli già noti, ovvero tre orsi bruni marsicani e due lupi
appenninici» e che non è legata all’avvelenamento la morte di altri
due orsi, che precedentemente il presidente del parco Giuseppe Rossi
aveva indicato come dovuta a «cause naturali» e non era stata resa
nota dal parco.
La direzione dell’ente stigmatizza «i tentativi di strumentalizzazione
e depistaggio delle indagini in corso messi in atto da fonti
sconosciute». Nella nota dell’ufficio stampa la direzione dice che
«nell’ente non esiste nessun addetto stampa» e che non c’è stato
l’allontanamento dell’addetto stampa per fughe di notizie. Poche ore
prima la dipendente - addetta alla sezione «Risorse
strumentali-ufficio stampa» del Pnalm - aveva presentato un esposto ai
carabinieri di Pescasseroli per comportamento antisindacale dell’ente
perché rimossa dalle sue mansioni di addetto stampa.
Tre orsi, due lupi e una capra morti in due mesi nel Parco: tranne due
cuccioli - forse uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo
degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf è
stata usata la stricnina. Il mistero ancora non è risolto e, in attesa
dei risultati degli esami tossicologici - affidati all’Istituto
Zooprofilattico di Roma - oggi a Pescasseroli, sede del Parco, ci sarà
un incontro con il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Ma ieri
proprio la notizia - non divulgata dall’Ente Parco per oltre venti
giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri e
polemiche.
Animalieanimali
4 OTTOBRE 2007
ORSI
MORTI: SONO CINQUE. WWF, USATA ANCHE STRICNINA
Per due le cause sarebbero
"naturali".
Giustino Ceccarossi
Cinque orsi, due lupi e una capra morti in due mesi nel Parco
nazionale d' Abruzzo, Lazio e Molise: tranne due cuccioli - che
sarebbero stati uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo
degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf
sarebbe stata usata la stricnina.
Il mistero ancora non e' risolto e, in attesa dei risultati degli
esami tossicologici - affidati all'Istituto Zooprofilattico di Roma -
oggi si terra' un incontro a Pescasseroli, sede del Parco, con il
ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale ha posto la
priorita' di 'fermare la strage' e di 'prendere i criminali'
sostenendo che 'e' in atto un feroce attacco degli antiparco'.
Ma oggi proprio la notizia - non divulgata dall'Ente Parco per oltre
venti giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri
e polemiche politiche, oltre alla rimozione, per fuga di notizie,
dell'addetta stampa del Parco.
Lo stesso Bernardo, il simpatico orso goloso e confidente divenuto
l'attrazione dell'Alta Valle del Giovenco, secondo indagini
giornalistiche sarebbe stato trovato morto una decina di giorni fa. Un
paio di giorni dopo fu scoperta l'orsa uccisa, la sua compagna, mentre
e' di ieri la segnalazione di un altro cucciolo senza vita. A oltre
venti giorni risale invece la morte dei due cuccioli uccisi dai
genitori. L'Ente Parco il 1/o ottobre, con un comunicato stampa
inviato via fax alle 21.38, aveva reso nota solo la morte dell'Orso
Bernardo e della sua compagna, facendo risalire il ritrovamento al
giorno precedente.
La vicenda e' approdata in Parlamento: l'ex ministro dell' Ambiente
Altero Matteoli, oggi presidente dei senatori di An, ha presentato
un'interrogazione al suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio
sui ritardi nella diffusione delle notizie sulla morte degli orsi.
Secondo Matteoli 'la secretazione avrebbe potuto favorire la
prosecuzione di azioni criminali ai danni degli orsi' nel Pnalm. Il
portavoce del ministero ha pero' sostenuto che 'non e' stata mai
ordinata alcuna secretazione'.
Il presidente dell'Ente Parco, Giuseppe Rossi, ha sostenuto di essere
stato avvisato del ritrovamento della prima carcassa 'due giorni fa
dalle nostre Guardie - ha detto - la mattina successiva di un altro e
ieri ancora del terzo. Presumo di essere stato avvisato in tempo
reale. Se ci fossero responsabilita' sulla secretazione - ha aggiunto
- andrebbero perseguite quanto quelle degli assassini'.
Ma oggi il Parco ha deciso di trasferire ad altro incarico l' addetta
stampa: la rimozione sarebbe giustificata da presunte fughe di
notizie, stando all'esposto presentato ai Carabinieri di Pescasseroli
dalla stessa dipendente, la quale ha invocato il comportamento
antisindacale dell'Ente. Per il direttore del Parco, Aldo Di
Benedetto, si e' trattato di 'un normale avvicendamento da un ufficio
a un altro'. Intanto le voci si rincorrono: il sindaco di Gioia dei
Marsi ha riferito di un altro orso morto, mentre di un altro ancora,
dotato di radiocollare, si sarebbero perse le tracce. Ma dal Parco non
e' arrivata conferma.
Per setacciare palmo a palmo i boschi del Parco, alla ricerca di altri
animali eventualmente avvelenati, il Corpo forestale dello Stato ha
impiegato 40 agenti della task force istituita tre anni fa proprio per
proteggere gli orsi. Ma per i Verdi dell'Abruzzo l'unica strada,
forse, e' di affidarsi all' intercessione di San Francesco, protettore
degli animali di cui domani si celebra la festa.
LA REPUBBLICA
4 OTTOBRE 2007
L'ANALISI
12 milioni di euro per gli orsi ma non
sono stati spesi bene
VALERIO GUALERZI
ROMA - Passata l'emozione per la tragica morte inflitta agli orsi
marsicani, forse è il caso di iniziare a spostare l'attenzione dai
sentimenti all'aspetto economico e di gestione del progetto. Se il
massacro dei tre animali è un danno incalcolabile per l'ambiente e la
biodiversità è altrettanto vero che rappresenta anche una sconfitta
economica.
Sul nostro Paese di soldi per la tutela di questo splendido mammifero
a rischio di estinzione nell'ultimo decennio ne sono piovuti davvero
tanti. Cifre esatte è difficile farne, anche perché i finanziamenti
non sono arrivati da un unico ente, ma da diverse istituzioni. Si va
dai diversi milioni di euro arrivati grazie al progetto Life creato
dall'Unione Europea, agli 800 mila dollari stanziati da Valerie Gates,
una miliardaria americana appassionata di orsi. Alla fine la cifra
complessiva non si discosta molto dai dodici milioni di euro.
Il problema quindi non è il "quanto", ma il come. Come sono stati
spesi tutti questi soldi? Spulciando
nel sito della Commissione europea è possibile trovare
delle indicazioni, ma solo per alcuni progetti finanziati esiste un
rendiconto aggiornato che mette a confronto obiettivi e risultati
raggiunti. Un dato emerge chiaramente. Quasi tutti i fondi sono finiti
allo studio dell'orso, al suo monitoraggio e a iniziative divulgative
e di sensibilizzazione. Grazie alla ricerca e agli animali ora muniti
di collare, potremo arrivare a sapere quanti sono gli orsi collarati.
Prima, era impossibile. E massacri come quello di Pescasseroli magari
sarebbero rimasti sconosciuti. Ben poco è stato fatto invece per
migliorare la vigilanza, l'azione di contrasto ai bracconieri e
ottimizzare il sistema di indennizzi in grado di non alienare ai
parchi la collaborazione degli allevatori colpiti dalle scorribande
degli animali affamati. "Ormai degli orsi sappiamo davvero tutto da un
punto di vista comportamentale e biologico, conosciamo tutto di questo
grande malato, ma il malato muore", dice Antonio Nicoletti,
coordinatore nazionale aree protette e territorio di Legambiente.
"Risorse - aggiunge - negli ultimi anni ci sono state, ma resta il
problema della sorveglianza: chi avrebbe dovuto ha fatto davvero
tutto? La direzione del Parco ora deve fare chiarezza su quello che è
successo".
E' questo il vero punto che la tragica fine di Bernardo e dei suoi
compagni solleva. Come viene organizzata la vigilanza nei parchi? Con
quali controlli, quali direttive, quali mezzi e quali risorse? E chi
vigila sui vigilanti, affinché facciano tutto il possibile?
Interrogativi che le prime versioni sull'eccidio dei giorni scorsi a
Passo del Diavolo rilanciano prepotentemente.
A proteggere gli orsi nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
sono circa cento agenti tra guardaparco e uomini della Forestale.
Stando alla pianta organica questi ultimi dovrebbero essere 43, ma al
momento ne sono stati assegnati solo 28. Una lacuna che non solo mette
a repentaglio la vita della fauna protetta, ma che si è fatta sentire
anche nel corso della drammatica emergenza incendi dell'estate appena
conclusa. Una serie politica antibracconaggio è fatta anche di
operazioni notturem ben condotte e pianificate.
Al di là del deficit numerico, è evidente però che qualcosa
nell'organizzazione della vigilanza non funziona a dovere. La dinamica
del ritrovamento delle carcasse e il fatto che gli animali malgrado il
collare satellitare siano stati persi di vista per così tanto tempo fa
pensare che forse c'erano dei margini per evitare il peggio che non
sono stati sfruttati. E una conferma che qualcosa si andato storto
arriva anche dalla rimozione, avvenuta all'indomani della divulgazione
della notizia, dell'addetta stampa del parco. Per il direttore del
Parco, Aldo Di Benedetto, si è trattato di "un normale avvicendamento
da un ufficio a un altro", ma la diretta interessata non la pensa così
e ha presentato un esposto ai Carabinieri di Pescasseroli per
comportamento antisindacale dell'ente, affermando di essere stata
rimossa per una presunta fughe di notizie.
Difficile, del resto, pensare che l'organizzazione del Parco possa
essere ottimale dopo la travagliata storia degli ultimi anni.
L'attuale direttore, Aldo Di Benedetto, è in carica dopo un lungo
periodo di commissariamento seguito a una ingarbugliata vicenda
giudiziaria. Al termine di un lungo braccio di ferro a colpi di carta
bollata e in una situazione di grave dissesto finanziario, i due
dirigenti storici del parco Franco Tassi e Fulco Pratesi sono stati
costretti a farsi da parte. A questo va poi aggiunta una politica di
finanziamenti da parte dell'ex ministro dell'Ambiente Altero Matteoli
quanto meno discutibile.
Difficile sgombrare il campo dalla possibilità che si tratti della
solita bega di campanile, ma gli appunti mossi dalla direzione del
Pnalm sembrano sensati. Una nota pubblicata sul sito ufficiale attacca
infatti duramente la scelta di assegnare al parco abruzzese solo il 2%
delle risorse disponibili su scala nazionale, e ben la metà di quelle
erogate a favore del Parco del Cilento. "I criteri di ripartizione -
spiega il documento - tendono a favorire i parchi che hanno maggiore
superficie e un maggior numero di comuni, mentre non tengono in debita
considerazione le specificità territoriali e gestionali delle singole
aree protette.
Il criterio di ripartizione collegato all'estensione dei singoli
parchi, ad esempio, è del tutto generico, non commisurato alle
peculiarità territoriali e non ponderato rispetto alle valenze
economico-ambientali delle aree sottoposte a tutela".
Appunti datati 2004, ma tornati ora di drammatica attualità.
CALTANET
3 OTTOBRE 2007
L'AQUILA: TROVATI DUE CINGHIALI MORTI
L'Aquila - Due cinghiali, uno dei quali deceduto da almeno 48 ore,
sono stati trovati morti tra Pescasseroli e Gioia dei Marsi, nella
stessa area del Parco nazionale d'Abruzzo dove sono state trovate le
carcasse di orso e di lupo. Anche per questi due animali l'ipotesi
piu' accreditata al momento e' quella dell'avvelenamento.