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LIBERO NEWS
26 OTTOBRE 2007
Uccidere un cane per l'arte
La rete si mobilita contro
l'esposizione alla Biennale Centroamericana dell'opera di Guillermo
Varga
di LiberoBlog Staff
In rete è un tam tam per chiedere che Biennale
Centroamericana del 2008 non sia accettata l'opera di Guillermo Varga,
detto Habacuc: un cane lasciato morire d'inedia in un angolo
dietro la scritta, fatta con delle crocchette, "Sei ciò che leggi".
L'esposizione (Exposición N°1) si è tenuta in agosto alla
Galeria Codice
di Managua, in Nicaragua suscitando molte polemiche.
Gli animalisti del Costa Rica, dove è nato Vargas, lo
hanno accusato di crudeltà e chiesto che venisse rimossa ma non hanno
ottenuto alcun risultato. Diverse persone lo hanno pregato diliberarlo,
ma Vargas ha rifiutato, «come se la morte possa essere uno show
mediatico» (si legge sul blog di
Maraacme, tra i primi a parlarne). Il cane, che si chiamava
Natividad, era stato recuperato da cinque ragazzini per strada e in
cambio l'artista aveva dato loro qualche moneta (10 córdobas, ci si
comprano 4 biglietti d'autobus, n.d.r.). Èmorto il giorno
successivo secondo quanto ha riferito Marta Leonor Gonzáles, redattrice
del supplemento culturale La Prensa.
Habacuc ha dichiarato al quotidiano La
Nacion che il suo è stato un omaggio a Natividad Canda, un
nicaraguense di 25 anni morto dopo essere stato attaccato da due
rottweiler in un officina di Cartago. «Mi riservo di dire che il cane è
effettivamente morto. La cosa importante per me è l'ipocrisia della
gente. Un animale diventa centro dell'attenzione quando è in un luogo
bianco dove la gente va per vedere l'arte ma non quando è in mezzo alla
strada morto di fame. Allo stesso modo è successo con Natividad Canda.
La gente si è sentita sensibilizzata nei suoi confronti quando se lo
sono mangiato i cani».
Di fronte alla reticenza di Vargas molti si chiedono
nei blog che fine abbia fatto cane, altri sono certi che sia
stato ucciso deliberatamente, altri ancora se tutto ciò sia davvero
successo e se simili provocazioni possano essere considerate "arte".
L'unica cosa su cui tutti concordano è la richiesta che l'opera non sia
mai più esposta, neppure sottoforma di video.
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ALTERNATIVAMENTE 26 OTTOBRE 2007
Habacuc e quel limite dell’arte
Maurizio Mequio
L’arte accoglie uno
sguardo e apre un orizzonte. L’artista è un equilibrista che lavora sul
filo forte della vita, anche sulla sofferenza, massima attestazione dell’essereci
per Heidegger. Ma è possibile presentare in scena una morte, un assassinio
e venderla per opera d’arte? Questo è accaduto nel mese di agosto a
Managua, nella galleria Codice, in Nicaragua.Guillelmo Vargas, meglio
conosciuto come Habacuc, ha proposto la tortura di un cane all’interno
della sua mostra Exposition n.1. “Raccolgo quello che trovo. Il cane? Ora
è più vivo di prima, si parla di lui!” Natividad, un cucciolo randagio
raccolto in un quartiere povero di Managua, è stato collocato in una sala
bianca, legato e a debita distanza tentato con “cibi artistici”.
Croccantini disposti in modo tale da formare una scritta: “Eres lo que
lees”. Il sottofondo audio era l’inno sandinista, ma mandato al contrario.
In oltre, simbolicamente, in un angolo della galleria sono state bruciate
175 pietre di crack ed alcune buste di marijuana. Marta Leonor Gonzalez,
editrice del supplemento culturale de
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