Hans Ruesch,
Imperatrice Nuda e il Nrc
Marinella Correggia
Nel 1976 l'allora
famoso scrittore svizzero Hans Ruesch pubblicò uno scioccante
saggio-denuncia: Imperatrice Nuda, contro le falsificazioni indotte
dalla sperimentazione in vivo sugli animali di farmaci, cosmetici,
sostanze chimiche, perfino armi e macchinari. Una sperimentazione,
sosteneva Ruesch, non solo crudele ma anche sbagliata. Nasceva
l'antivivisezionismo scientifico. Il romanziere subì l'ostracismo delle
case editrici. Continuò nei decenni la sua battaglia eticoscientifica.
Diventò, insieme a Imperatrice Nuda, un riferimento per generazioni di
attivisti.
Ora stanco e malato, Hans Ruesch finalmente dovrebbe gioire.
Faticosamente le sue idee hanno fatto strada, hanno conquistato
ricercatori, medici, studenti, hanno promosso la ricerca di altri
metodi. Negli ultimi anni sono aumentati i riconoscimenti ufficiali
sulla necessità di un cambiamento di rotta. A partire dalla rivista
scientifica Nature che a fine 2005 definiva «cattiva scienza» gli
abituali test di tossicità (che rappresentano il 75% dei testi sugli
animali): «E' stata riconosciuta la cattiva qualità della maggior parte
dei test su animali, che non sono mai stati sottoposti ai rigori della
validazione oggi imposta ai metodi alternativi in vitro. La maggior
parte dei test su animali sovrastimano o sottostimano la tossicità, o
semplicemente non sono in grado di dare dati precisi sulla tossicità
riferita all'uomo», per il noto problema della non estrapolabilità di un
risultato da una specie all'altra. Sono andati nella stessa direzione il
British Medical Journal, il New Scientist, lo Scientific American,
Sapere, Biologi Italiani, e infine The Scientist. Uno schieramento
insperato fino a pochi anni fa.
Del resto, nel dibattito intorno alla direttiva europea Reach (sulla
registrazione e valutazione delle numerosissime sostanze chimiche
immesse sul mercato), il punto «come sperimentare?» è centrale. Nelle
ultime settimane poi l'antivivisezionismo scientifico ha fatto un passo
avanti forse epocale, in relazione proprio ai test di tossicità. Negli
Stati Uniti infatti il Consiglio nazionale delle ricerche (National
Research Council, Nrc) ha presentato un documento sulla tossicologia per
il XXI secolo, commissionato dall'Agenzia per la protezione
dell'ambiente (Environment Protection Agency, Epa) che anticipa una
rivoluzione nei metodi usati per le valutazioni di tossicità: in futuro,
stop all'inaffidabile «modello animale», definito «non pertinente, in
quanto le sue risposte non sono valide per l'uomo».
Il Nrc rivela che, a causa delle prove fatte su animali, molte sostanze
chimiche sono state sottoposte finora a test inadeguati. La nuova
visione della tossicologia è incentrata sui modelli informatici,
sull'epidemiologia, ma soprattutto sullo studio in vitro della cellula
umana. Tale studio, grazie ai progressi di tossicogenomica,
bioinformatica, biologia sistemica, epigenetica e proteomica, è in grado
oggi di valutare i danni, anche genetici e anche a lungo termine, recati
da una sostanza. Consente inoltre di conoscere gli effetti cumulativi di
più sostanze, impossibili da studiare sugli animali. «Finalmente si
prende coscienza di una moderna, aggiornata ricerca scientifica,
ispirata alle straordinarie nuove conoscenze nel campo della biologia e
della genetica», esulta il Comitato italiano Equivita (già Comitato
scientifico antivivisezionista) insieme ai suoi partner Antidote Europe
(Francia) e Europeans for Medical Progress (UK); «Una rivoluzione che
verrà ancora per qualche tempo ostacolata, perché - come preannuncia il
Nrc - un nuovo paradigma trova sempre l'ostilità di chi difende
l'esistente"».
Equivita auspica allora che qualcosa si muova in Italia dove la
sostituzione della sperimentazione animale è nel programma di governo;
che l'Ecvam, Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi,
si attivi per riconoscere tutti i metodi ormai comunemente accettati e
usati. Infatti la tossicogenomica, citata anche nel Reach oltre che nel
rapporto del Nrc, non è stata ancora validata.