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LIFEGATE
24 OTTOBRE 2005
Altro che polli asiatici! Tutta la verità
su quelli italiani.
Quali sono le condizioni
igieniche negli allevamenti italiani?
Ai microfoni di LifeGate Radio, il Dottor Enrico Moriconi, Presidente
dell’Associazione Culturale Veterinari di Salute Pubblica, ha risposto a
questa e altre domande.Le condizioni sono critiche. Siamo in situazione di
sovraffollamento. Gli animali vengono tenuti
per tutto il periodo della loro vita sulla stesa lettiera, respirano
l’ammoniaca che si libera dagli escrementi che loro producono.
Hanno uno stato di stress continuo, che deve essere corretto- anche se gli
allevatori smentiscono- con la somministrazione di farmaci.
Recenti analisi
di laboratorio commissionate da Lav e il Salvagente,
hanno evidenziato la
presenza di residui di antibiotici in 4 polli italiani su 10… Perché
vengono somministrati gli antibiotici e con che frequenza?
Gli antibiotici sono la base dell’allevamento intensivo: gli allevamenti
intensivi sono storicamente nati nel momento in cui sono stati disponibili
grandi quantità di antibiotici. Questi farmaci rendono possibile
l’allevamento, altrimenti lo stress, il sovraffollamento, le carenti
condizioni igieniche farebbero scoppiare delle malattie. Questi farmaci
aumentano la crescita degli animali e contemporaneamente li protegge da
alcune malattie. Nel caso dei virus non servono. Il fatto che
l’antibiotico sia somministrato continuativamente, nonostante sia ammesso
farlo solo in caso di terapia, è facilmente dimostrabile. Qualche anno fa,
ad esempio, ci fu lo scandalo in Gran Bretagna dei polli che venivano
rietichettati e venduti anche un mese dopo la reale scadenza. Ebbe questo
fu possibile proprio perché i polli sono pieni di sostanze chimiche che
non li fanno “marcire”. Cosa
mangiano i polli italiani negli allevamenti intesivi?
Il mangime è principalmente costituito da mais e altri cereali. In più vi
sono degli integratori a base di sostanze grasse per favorire la crescita.
Anche l’olio esausto, l’olio dai motori delle
macchine usato, è ammesso nelle diete dei polli Italiani, che sono
considerati come dei “grandi riciclatori”. Molti sottoprodotti
sono quindi permessi. Per quanto riguarda mais e soia ogm nei mangimi,
non c’è obbligo di etichettatura poi nel pollo.
Bisogna dire che chi mangia carne ha una forte
possibilità di mangiare proteine geneticamente modificate, proprio perché
negli allevamenti non biologici l’uso di mangimi geneticamente modificati
è permesso. Illuminazione artificiale che li tiene 24 ore su 24 alla luce
e densità di 15-20 polli per metro quadro….Animali così stressati saranno
anche più deboli…. L’illuminazione artificiale tende a creare
un’atmosfera uniformemente “grigiastra” , perché se ci fosse troppa luce
sarebbero acuiti i fenomeni di cannibalismo. In queste condizioni la
mortalità degli animali è comunque alta, ma il loro valore commerciale è
così basso da non preoccupare particolarmente l’allevatore.
Parlare degli
allevamenti intensivi italiani come di “bombe batteriologiche” è
esagerato?
Le definirei piuttosto “bombe ecologiche”: al problema della presenza di
batteri si somma il problema delle deiezioni da smaltire, e quindi
dell’eutrofizzazione delle acque e della presenza di nitrati nelle falde
acquifere.
Quale strada intraprendere per migliorare la qualità degli allevamenti e
prevenire così epidemie come l’influenza aviaria?
Bisognerebbe
mangiare meno carne o addirittura smettere di mangiarne. Questa risposta
può sembrare un po’ estrema ma rende bene l’idea di come per migliorare il
benessere – anche di quelli che vogliono mangiare la carne- sia
indispensabile per tutti noi abbassarne i consumi.
Paola Magni e Claudio Vigolo |