IL SECOLO XIX

12 DICEMBRE 2008

 

Mortadella sequestrata

intervento degli ispettori sanitari sulle confezioni di una ditta emiliana
Sospetto diossina, in tutta la provincia ritirate quasi tre tonnellate di prodotto

 

Gianluigi Cancelli

 

Savona. Allarme mortadella alla diossina nel savonese. Nei supermercati e nei negozi di alcune località della provincia, oltre che di Savona si tratta per il momento di Pietra Ligure, Andora, Borghetto e Villanova d'Albenga, sarebbero infatti giunte quasi tre tonnellate di mortadella prodotta da un gruppo alimentare emiliano - la Grandi Salumifici Italiani - con carni suine di origine irlandese e dunque sospette di contaminazione da diossina. Ma occorre ricordare che servirebbe un consumo ben più massiccio e continuato di carne contaminata per materializzare il rischio di intossicazioni vere e proprie. Fra le quattro provincie liguri, le quantità di mortadella ritirata sono così distribuite: 403 kg a Imperia, 2.795 kg a Savona, 3.692 Kg a Genova, 447 kg alla Spezia.
E proprio in queste ore i veterinari dell'Asl stanno procedendo a una lunga serie di sequestri che stanno interessando sia la catena della grande distribuzione che i piccoli negozi di prodotti alimentari. «La situazione è in continua evoluzione - spiega Valter Dini, direttore della struttura complessa di Igiene degli alimenti di origine animale dell'Asl savonese - perchè i tecnici veterinari sono al lavoro e stanno continuando a sequestrare insaccati, e in modo particolare mortadelle, che contengono carni suine di origine irlandese che potrebbero esser state contaminate dalla diossina. Ritengo che per poter avere un quadro più preciso della situazione saranno necessarie almeno altre dodici ore».
La segnalazione è giunta nella tarda serata di mercoledì dalla Asl di Bologna: sotto osservazione appunto le mortadelle prodotte e distribuite dall'azienda bolognese. Che ha replicato: «Già da venerdì scorso, quando c'è stato l'allarme, abbiamo dialogato con le autorità e trovato i lotti che contenevano anche percentuali minime di carni suine irlandesi. Abbiamo avvertito ogni Asl, comunicando loro la lista dei lotti e dei rivenditori individuati. E inviato a ogni negoziante una raccomandata: pregandolo di fermare la vendita del prodotto in attesa di sviluppi certi».
A essere a rischio potrebbero esser carni suine utilizzate per realizzare le classiche mortadelle da taglio (sia tradizionali che con i pistacchi), ma anche piccole confezioni da 150 o 500 grammi che si trovano in vendita soprattutto sui banchi dei supermercati. «Bisogna stare attenti - spiega ancora il dottor Dini - ma al tempo stesso non bisogna drammatizzare in maniera eccessiva la situazione. Allo stato attuale delle cose la situazione è la seguente: anche in provincia di Savona risultano esser state consegnate delle partite di mortadella distribuite da una azienda emiliana che contengono carne suina di provenienza irlandese che potrebbe esser stata contaminata dalla diossina. Ma non è detto che lo sia».
Non sembra invece esserci alcun rischio per quanto concerne l'acquisto nell'ambito della provincia di carni suine. Tutti i controlli effettuati negli ultimi giorni dai tecnici veterinari dell'Asl hanno infatti permesso di escludere la presenza sul mercato del territorio provinciale di carni suine di provenienza irlandese.


GIORNALE DI VICENZA

12 DICEMBRE 2008

 

L’ultima emergenza cibo
Dalla «mucca pazza» ai maiali alla diossina Se il cibo è avvelenato

 

Ed ecco arrivare dall’Irlanda i maiali avvelenati, hanno una quantità di diossina pari da ottanta a duecento volte il tollerabile. La causa: hanno mangiato mangimi asciugati in una macchina dove eran finiti olii combustibili.
Da oltre Manica era già venuta la «mucca pazza»: ci deve essere qualcosa che non va, da quella parti, una costante mancanza di controllo sugli alimenti.
Quando venne la «mucca pazza», ci fu una corsa all’informazione sui metodi di allevamento delle mucche in Occidente, e scoprimmo cose orripilanti.
Scoprimmo che le mucche vengono ingravidate ogni anno artificialmente, senza la presenza del toro, scoprimmo che i tori son pochi, ben selezionati, catalogati e illustrati nel librone «Pagine Gialle dei Tori», che contiene le caratteristiche di tutti i tori del mondo.
Allora il toro più conteso del pianeta si chiamava Pitecote Chairman (chairman vuole dire presidente in inglese) e stava in Australia. Tutti possono chiedere via-posta una dose di seme di Pitecote - prima dell’euro una dose costava sulle duecentomila lire. Il toro emette il seme su una mucca di plastica, che viene spalmata di ormoni per sembrare in qualche modo naturale.
In una sola volta, un toro emette seme per una decina di fiale, ogni fiala 200 mila lire, una sola emissione due milioni di lire. Due emissioni per settimana fan quattro milioni, 16 al mese, duecento all’anno.
Nel Vicentino, a Vancimuglio, ho visto un santino raffigurante un toro, che la famiglia tiene sul caminetto come immagine di un benefattore. E ti credo.
Le mucche che partoriscono non vedono il vitellino, che vien subito portato via e chiuso in una stalla lontana, in modo che non si senta la sua voce. Le madri non devono mai sapere di avere dei figli, sennò impazziscono.
Io credevo che per questo fosse scoppiata la «mucca pazza». Invece erano mucche nutrite con mangime contenente farina di carcasse di pecore tritate. Per degli erbivori, veleno puro.
Adesso i maiali ricevono un mangime in cui l’incuria ha mescolato olio minerale. La carne suina così prodotta è stata messa sul mercato a migliaia di tonnellate.
Il guadagno con il metodo della «mucca pazza» era tale che la carne inglese batteva sul prezzo la carne italiana, anche nelle campagne delle Tre Venezie e della Lombardia. Per i suini avvelenati è scattata la stessa trafila.
Lo smercio dall’Irlanda ai 21 Paesi collegati è automatico, tra i 21 Paesi c’è l’Italia, quindi anche l’Italia ha ricevuto e messo in vendita salsicce, braciole, pancetta indiossinate.
A monte di questi problemi c’è il superproblema: viviamo una vita malsana, è sbagliato il ritmo del lavoro e il modo di mangiare e quel che mangiamo, siamo quasi tutti obesi, malmessi di cuore, minacciati dal diabete. Bambini obesi si trovano già alle elementari. Gli animali non fanno una vita animale: dovrebbero essere liberi e invece sono imprigionati, non vivono ma ingrassano.
Tutto ha origine dal fatto che l’uomo non fa una vita umana, non vive per sé, vive per guadagnare, ciò che fa guadagnare è buono, ciò che non fa guadagnare è cattivo: la «mucca pazza» faceva guadagnare più della «mucca sana», e quindi, finché non fu scoperta, era un affarone.
Adesso siamo sotto Natale, è il tempo degli stinchi e dei cotechini con lenticchie. Dove c’è un affare, lì cresce il malaffare, e se il malaffare fa guadagnare di più, allora è meglio dell’affare.
Il maiale alla diossina è un diabolico malaffare. Dicono: ma non ci fa morire, al massimo ci fa stare un po’ male.
Il fatto è che, quando paghiamo, ci piacerebbe comprare salute, non malattia.

 


GAZZETTINO DI TREVISO

11 DICEMBRE 2008

 

I sequestri preventivi di carne proveniente dall'Irlanda .....

 

I sequestri preventivi di carne proveniente dall'Irlanda sono scattati anche in due stabilimenti trevigiani. I provvedimenti non sono stati presi perchè i veterinari dell'Usl e i carabinieri del Nas hanno individuato carne alla diossina, lo spauracchio alimentare per eccellenza di questo dicembre 2008, ma perchè previsti nell'ambito di un protocollo d'intervento europeo valido in ogni paese dell'Unione.«Non c'è nessun allarme - spiega Pietro Vio, direttore dell'Unità progetto sanità animale e igiene ambientale della Regione - i sequestri preventivi fanno parte del sistema europeo di intervento rapido chiamato Raffs. Quando si palesa un problema, lo Stato membro interessato lo segnale e indica dove è stato distribuito il prodotto in questione. A quel punto scatta il sequestro preventivo a priori, poi si passa alle analisi. Noi abbiamo applicato questa procedura, ora vedremo se il problema esiste oppure no».In Veneto sono state individuate 21 partite di carne sospetta, pari a circa 200 tonnellate. Nel mirino dei veterinari delle Usl e dei militari del Nas sono finiti sette stabilimenti, di cui due nella Marca. «Ovviamente non faccio nomi ne indico i territori delle Usl che li comprendono - mette le mani avanti Vio - dico solo che si tratta di stabilimenti che lavorano la carne. Non voglio nemmeno essere più preciso sul quantitativo messo sotto sequestro preventivo, anche perchè potrebbe non risultare nulla. Ripeto: i controlli sono stati fatti e non c'è una situazione di allarme».Intanto la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) prende posizione e, ricalcando gli inviti già fatti dal ministro alla politiche agricole Luca Zaia, rassicura i consumatori trevigiani e consiglia di mangiare "italiano". «La carne che arriva da quel paese (l'Irlanda ndr) è molto poca, ma il danno alla filiera suinicola nazionale rischia di essere molto pesante - afferma il presidente provinciale Denis Susanna - Il 2008 è stato un anno leggermente positivo rispetto al 2007, quando il prezzo della carne suina è stato mediamente attorno a un euro al chilo, peso vivo. Siamo stanchi di pagare sempre lo scotto della scorrettezza di molti competitor stranieri».Da qui l'invito a consumare prodotti nostrani: «Dai suini italiani possiamo avere tutte le garanzie che il consumatore richiede - afferma Susanna - a tal proposito è giusto ricordare che tutti i suini allevati in Italia, che producono i prosciutti Dop, Parma e San Daniele, sono soggetti al rispetto delle regole previste da rigidi disciplinari di produzione, sia in termini di alimentazione che di allevamento più in generale». La Cia però chiede maggiore tutela per il consumatore: «Vorremmo la tracciabilità attraverso l'etichettatura per tutti i prodotti agroalimentari. Al consumatore, invece, chiediamo veramente una sensibilità nella scelta del prodotto nostrano».

 

 


TARANTO SERA

10 DICEMBRE 2008

 

Diossina, strage di agnelli

 

 

TARANTO - L’ultima conta delle vittime è stata fatta ieri mattina, negli allevamenti tarantini. Gli ispettori della Asl hanno raccolto i numeri di matricola degli ultimi nati. Agnellini con al massimo due mesi di vita che faranno una fine tristissima. Saranno abbattuti come il gregge da cui sono nati. Il loro destino era segnato ancor prima di vedere la luce nelle stalle che distano solo pochi chilometri in linea d’aria dalla zona industriale di Taranto. Nel loro sangue e nella loro carne si è infilato il veleno delle diossine di produzione industriale. Gli animali sono quindi diventati una mina vagante. Un pericolo per l’uomo. L’unica soluzione possibile è quella di abbatterli. La mattanza è diventata ufficiale venerdì quando negli otto allevamenti sotto vincolo sanitario è giunta l’ordinanza della Asl di Taranto. Una sentenza di morte per circa 1700 animali. Un conto che va aggiornato alla luce delle ultime nascite che, paradossalmente, hanno allungato come un’agonia i tempi della procedura innescata per giungere all’ epilogo già scritto. La legge, infatti, non consente l’abbattimento di animali gravidi. Già, perchè la vita, a dispetto delle diossine che hanno avvelenato la nostra terra e gli allevamenti, negli ovili sotto vincolo sanitario è continuata ad andare avanti. Sono nati numerosi agnellini che però sopravviveranno davvero poco tempo. Questa mattina, poco dopo l’alba, nelle masserie di Taranto colpite dal veleno silenzioso sono arrivati i camion su cui sono stati caricati tutti gli animali. Quei cargo trasporteranno verso la morte centinaia di animali. I loro proprietari otterranno in cambio uno scarno risarcimento. Pochi spiccioli in cambio di quello che per loro rappresentava la vita ed il futuro. Un baratto doloroso ed iniquo. Ma le ragioni della salute pubblica non hanno ammesso ovviamente deroghe. Gli animali saranno tutti uccisi e smaltiti per evitare che la loro carne possa in qualsiasi maniera entrare nella catena alimentare. Sarebbe una beffa, infatti, dopo le precauzioni ed il dolore degli allevatori per le greggi eliminate, ritrovarsi sulle

IL SECOLO XIX

10 DICEMBRE 2008

 

 

 

Irlanda, diossina anche alle mucche

Lo scandalo in tavola
Scoperte e distrutte otto mandrie, la produzione dei mangimi contaminati era irregolare

 

Paolo Crecchi
 

 

 

Roma. Una buona e una cattiva notizia. Quella buona è che non sono crollate le vendite di cotechino e altri insaccati natalizi, facendo ben sperare per i consumi alimentari delle imminenti festività. La notizia cattiva riguarda la Millstream Power Recycling, l'azienda produttrice del mangime alla diossina: operava senza autorizzazione. L'olio industriale che ha contaminato il pastone destinato ai maiali non era adatto alla produzione di alimenti per animali. Una prassi criminosa, quella della Millstream? Nel caso, la spia di un andazzo diffuso in altre realtà?
Risposta impossibile, per adesso. E tuttavia il governo irlandese ha agito con tempestività, individuando oltre agli allevamenti di suini anche otto mandrie infettate. Tutte le vacche e i manzi a rischio sono stati ritirati dalla cosiddetta catena alimentare (in pratica, uccisi e distrutti) malgrado il loro livello di contaminazione risultasse bassissimo rispetto a quello dei maiali.
Vale la pena di ricordare, hanno spiegato le autorità sanitarie italiane ed europee, che la diossina provoca il cancro solo se è assunta in dosi massicce e per lunghi periodi: una braciola, anche contaminata, non fa assolutamente nulla. Anche per questo i consumatori italiani, che in passato hanno dato prova di grande ansietà (nel caso dell'aviaria i rischi erano inesistenti, ma il consumo di pollame crollò) stavolta hanno reagito pacatamente. Ieri i mercati non hanno registrato nessun crollo nella vendita di carne suina fresca o nei derivati della macellazione: salsicce, prosciutti, salami, sanguinacci, mortadelle e pancette. I produttori del consorzio San Daniele (Friuli Venezia Giulia) hanno voluto comunque specificare che nella preparazione del più rinomato prosciutto dop nazionale, insieme a quello di Parma, vengono utilizzati esclusivamente maiali nazionali; e che gli stessi sono nutriti secondo un disciplinare rigidissimo, mais e siero di latte, e non certo con gli oli industriali.
Per quanto riguarda le importazioni, l'associazione dei macellai e quella degli allevatori suini hanno ricordato anche ieri che il maiale irlandese rappresenta soltanto lo 0,4 del totale, e che i 32 chili pro capite che gli italiani consumano provengono per il 90% dal territorio nazionale, e sono distribuiti in maniera omogenea da 35 mila macellerie.
In particolare, sono circa 192 le tonnellate di carni suine di origine irlandese poste sotto sequestro negli stabilimenti dell'Emilia Romagna, il principale terminal del mercato nel Belpaese. Altre 192, già commercializzate, risultano in fase di ritiro. Scandalo circoscritto, insomma: non dovrebbero verificarsi altri casi, a meno che l'azienda produttrice non abbia compiuto una vera e propria frode, continuata nel tempo, spacciando mangime infetto.
Silvio Garattini, farmacologo dell'istituto Mario Negri, ha definito come assolutamente ingiustificato l'allarmismo: «Secondo gli standard europei - ha spiegato - la carne è in regola se la diossina non supera un miliardesimo di grammo per ogni grammo di carne. E' dunque giusto che vengano ritirate dal commercio le partite fuori legge, ma dobbiamo ricordare che il valore stabilito dalla Ue è centinaia di volte più basso rispetto alla soglia di tossicità».
Ottimismo, insomma. Gli italiani dovrebbero confermare l'orientamento che li porterà ad acquistare prodotti alimentari tipici per un valore di circa due miliardi di euro da consumare nei cenoni o da regalare, a se stessi o agli altri, in occasione delle festività.
La stima è della Coldiretti, che sottolinea come i consumi di cibi e bevande sono quelli che fanno registrare l'andamento più favorevole, con un aumento della spesa dell'1,8 per cento: in termini monetari superiore a tutti gli altri beni, fatta eccezione per farmaci e utensili per la casa, secondo un'analisi di Confcommercio.
La spesa maggiore si registra per vini, formaggi, salumi, conserve, oli di oliva e legumi. Cotechini e zamponi fanno impennare i consumi di fine anno: sono (erano?) i prodotti considerati a maggior rischio dopo l'esplodere di questo ennesimo scandalo alimentare.

 


IL TEMPO

10 DICEMBRE 2008

 

 

 

L'allarme scattato a Taranto

È Diossina, 1600 pecore al macello
cominciato questa mattina il trasporto al macello comunale di Conversano (Bari) delle 1600 allevate in otto masserie tra Taranto e Statte e risultate contaminate dalla diossina, prodotta da stabilimenti dell'area industriale.

 

 

 

Taranto - Le pecore saranno abbattute nelle prossime ore, probabilmente domani, su disposizione della Regione Puglia.
Secondo le analisi eseguite dall'Azienda sanitaria locale, gli animali avrebbero assunto veleno e le loro carni risulterebbero contaminate. Gli allevatori saranno risarciti con un plafond di 160mila euro: ogni animale contaminato e abbattuto vale circa 133 euro lordi. Lo stabilimento siderurgico “Ilva”, che sorge proprio tra Taranto e Statte, diffida dal collegare la contaminazione con il proprio stabilimento e ieri è intervenuta sulla vicenda con una nota, sottolineando che “allo stato non vi è nessun elemento che possa mettere in correlazione la contaminazione degli animali con la diossina prodotta in maniera univoca dallo stabilimento siderurgico di Taranto e che nella stessa zona insistono altre realtà industriali. Solo le analisi – concludono - consentiranno una piena tracciabilità delle sostanze contaminanti”.

 


CORRIERE ADRIATICO

10 DICEMBRE 2008

 

 

Il mangime contaminato è stato utilizzato in nove allevamenti

 

 

 

BRUXELLES - Dopo i maiali anche i bovini sono a rischio diossina in Irlanda, ma anche la Gran Bretagna è in allarme in quanto il mangime killer responsabile della contaminazione è stato consumato in alcuni allevamenti di suini e di bovini nell’Irlanda del Nord. Si allarga quindi in Europa il numero di paesi coinvolti, ma l’Irlanda è intervenuta immediatamente dando un ulteriore giro di vite alle drastiche misure sanitarie già applicate. La Commissione europea fa sapere di essere “al momento soddisfatta” degli interventi cautelativi introdotti da Dublino e - se non interverranno altri elementi - Bruxelles non proporrà ai capi veterinari dei 27, che si riuniscono oggi a Bruxelles, nuovi interventi restrittivi. Una cosa però è certa: la fonte della contaminazione - ha confermato la Commissione europea - viene da un’industria di alimenti per animali e sarebbe la conseguenza del modo in cui venivano trattati i resti di panetteria trasformati in mangimi. La diossina e i Pcb (i suoi precursori che possono crearsi al momento di una combustione) si sono concentrati nei mangimi e successivamente nel grasso degli animali che li hanno consumati in quantitativi superiori a quelli autorizzati dall’Ue: per la diossina un milionesimo di grammo (picogrammo) per grammo di grasso; per diossina-Pcb insieme, un 1,5 picogrammi per grammo. Dublino è corsa quindi ai ripari dopo aver annunciato a Bruxelles che anche i bovini provenienti da tre mandrie sulle 11 testate avevano dato esisto positivo, ma con limiti che superavano di poco le soglie autorizzate. Questo fa dire al governo irlandese e all’Agenzia per la sicurezza alimentare nazionale “che non ci sono rischi per la salute pubblica provenienti dalla carne bovina”. Le autorità irlandesi hanno quindi deciso che tutti i bovini presenti in mandrie contamiante, saranno eliminati dalla catena alimentare e animale e nessun prodotto proveniente da queste mandrie sarà immesso sul mercato. Il mangime contaminato è stato utilizzato anche in nove allevamenti di suini nell’Irlanda del Nord (Regno Unito) e otto mandrie bovine sono state individuate in Ulster: tutte ormai sotto sequestro e nessuno dei capi potenzialmente contaminati andrà al macello. Le autorità britanniche ma non possono però escludere che carni di quelle mandrie siano entrati nella catena alimentare.

 

 


GAZZETTA DI MANTOVA

9 DICEMBRE 2008

 

 

 

Carne, primi controlli. A rischio anche i bovini

 

 

Natalia Andreani

 

 

ROMA. Il mangime alla diossina che ha avvelentato i maiali irlandesi sarebbe stato destinato anche ad alcuni allevamenti di bovini già sequestrati dalle autorità sanitare di Dublino. «Gli accertamenti veterinari sono in corso», ha detto ieri il sottosegretario al Welfare Francesca Martini che ha intanto confermato il sequestro cautelativo di 22 partite di maiale arrivate in Italia dopo il primo settembre.  Ma per il consumatore non esistono rischi, avverte Bruxelles che ha comunque lanciato un piano di analisi a tappeto e imposto controlli precauzionali in 12 paesi dell’Unione europea e in altri nove stati extra Ue.  A sostenere che la vicenda dei maiali potenzialmente contaminati da diossina non presenta rischi concreti per la salute dei consumatori è stata ieri Paola Testori Coggi, direttore generale aggiunto per la salute alla Commissione europea di Bruxelles.  «Non c’è un rischio per il consumatore perchè la Ue è subito intervenuta con misure drastiche, perchè l’Irlanda ha deciso di ritirare tutti prodotti dal mercato e perchè le quantità interessate sono minime: per l’Italia solo 1.467 tonnellate distribuite attraverso 22 stabilimenti», ha chiarito Testori Coggi precisando che «grazie alle norme veterinarie e alla lista delle partite importate in Italia le autorità sanitarie stanno già risalendo ai prodotti per identificarli e ritirarli dal mercato».  In tutto «15.000 tonnellate distribuite in 12 paesi comunitari e altre 2-3.000 tonnellate in nove Paesi extra Ue».  Quanto ai sequestri i dati completi non sono ancora stati diffusi. Si sa però che in Campania sono state sequestrate quattro partite di carne suina dirette ai mercati di Baiano, nell’avellinese.  Altri sequestri sono avvenuti in Emilia Romagna, regione che ha importato dall’Irlanda 252 tonnellate di carne suina destinata a sei stabilimenti. Parte della carne è stata già stata sottoposta a vincolo assieme a salumi in fase di stagionatura.  Un secondo quantitativo, già lavorato come insaccato, è risultato già spedito e sono in corso le procedure per il ritiro.  Nessun caso sospetto, invece, è per ora emerso dai controlli fatti in Lombardia.  In Irlanda, intanto, continuano le indagini per appurare le cause della contaminazione e per verificare se i mangimi avvelenati siano davvero serviti anche all’alimentazione di mandrie bovine. Per quanto riguarda il primo punto, l’ipotesi al momento più accreditata riguarda una delle fasi del processo di lavorazione. Il magime potrebbe cioè essere stato intossicato dagli oli industriali utilizzati dal forno essicatorio.  L’Authority irlandese per la sicurezza dei cibi, ovviamente, ha rinnovato gli inviti a non consumare carne di maiale in nessuna delle oltre venti forme persenti sul mercato (vale a dire bistecche, bacon, salsicce, salumi, ma anche tramezzini e pizza preconfezionata, pasta precotta e budini contenenti grassi animali, gelatine, salse e alcuni tipi di snack dolci).  Ai consumatori viene tuttavia ricordato che soltanto il 10 per cento dei maiali irlandesi è risultato positivo alle diossine. Diossine, sottolineano gli esperti, che sono un sottoprodotto della combustione normalmente presenti nell’ambiente perchè persistenti.  E che possono provocare danni alla salute umana soltanto se, una volta entrate nella catena alimentare attraverso l’acqua, l’aria e il suolo, vengono ingerite in dosi superiori ai limiti di legge per lunghi periodi di tempo.  I danni dell’avvelenamento da diossina possono essere molto gravi.

 

 


LA NUOVA SARDEGNA

9 DICEMBRE 2008

 

 

 

Duecento sostanze tossiche di cui 17 letali per l'uomo

 

 

 

ROMA. Pascoli e mangimi contaminati sono i principali nodi della contaminazione da diossina di carni e latte di animali.  Ed è proprio di questo genere la scoperta che è stata fatta in Irlanda, sulle carni esportate.  Quella che si chiama genericamente diossina è in realtà una sostanza più complessa e corrisponde in realtà ad oltre 200 sostanze diverse, 17 delle quali altamente tossiche per l’uomo.  La più pericolosa è il tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta diossina Seveso, considerata come punto di riferimento nei parametri per la valutazione della tossicità.  Nei paesi industrializzati, infatti, l’esposizione di fondo della popolazione è stimata in un miliardesimo di milligrammo (picogrammo, pg) equivalente di tossicità del Tcdd per grammo di grasso (pg teq/g).  Secondo l’Authority irlandese per la sicurezza alimentare (Fsai) nelle carni di maiale contaminate sono presenti livelli di diossina superiori da 80 a 200 volte rispetto al valore minimo: un livello che per il vicepresidente della Fsai, Alan Reilly, citato dalla Società internazionale per lo studio delle malattie infettive, corrisponde a un rischio per la salute pubblica «molto, molto basso.  Si dovrebbero - ha detto - mangiare prodotti con questi elementi altamente contaminanti per 40 anni prima di avere alcun segno di malattia».  Contenuta in oli isolanti o in additivi antimuffa, vernici e impregnanti per il legno, la diossina può diffondersi nell’ambiente anche in seguito a processi di combustione, da quelli che avvengono nei motori agli incendi, all’uso di stufe e caminetti.  Per la sua stabilità chimica, la diossina è molto persistente: si lega facilmente al materiale organico presente nel terreno e sono necessari mesi, perfino anni, prima che venga degradata.  Se ingerita dai mammiferi, si accumula nei grassi.  Se ingerita dall’uomo in grandi quantità, la diossina può provocare lesioni della pelle, calo della fertilità, ritardo della crescita, tumori.  Anche l’organismo umano la elimina molto lentamente, tanto che la contaminazione più violenta mai avvenuta in Italia, quella del luglio 1976 a Seveso, ha fatto registrare casi di cloracne persistenti a distanza di oltre 20 anni.

 

 

IL SECOLO XIX

9 DICEMBRE 2008

 

SALUTE: MAIALE DIOSSINA; 20 ANNI DI ALLARMI ALIMENTARI/ ANSA

 

ROMA. Dopo le mozzarelle del marzo scorso, la diossina torna ad essere una minaccia alimentare, nell'ultimo dei numerosi allarmi affrontati negli ultimi 20 anni in Europa. Tutti gli scandali alimentari sono legati all'assoluta indifferenza degli speculatori di fronte al benessere animale. Pensare che i bovini potessero essere nutriti con gli scarti della lavorazione dei polli o del pesce (Mucca Pazza) e quindi diventare carnivori, da erbivori che sono, ha rappresentato il paradigma di ogni successivo scandalo. Lo stesso per quanto riguarda gli ormoni, o l'utilizzo degli antibiotici. Per garantire la resa di un allevamento intensivo, per troppi anni (e in alcuni casi anche ai giorni nostri) si sono chiusi gli occhi sulle più elementari norme di tutela della salute degli animali. Con le inevitabili conseguenze all'interno della catena alimentare, che vede l'uomo anello finale e debolissimo.
Diossina. Risale al 1998 l'allarme per la presenza di alti livelli di diossina nel latte di bovini in Francia, causato dalla contaminazione di componenti dei mangimi provenienti dal Brasile. Ancora i mangimi contaminati un anno più tardi sono stati all'origine di un allarme in Belgio, con la contaminazione di pollame e carni rosse, uova e latte. E risale alla primavera scorsa, in Italia, l'allarme sulla mozzarella contaminata.
Aviaria. Una delle ultime grandi psicosi è stata causata dall'influenza aviaria, con la presenza del virus H5N1 nei volatili e 351 casi di infezione trasmessa dagli animali all'uomo, con 129 morti, avvenuti soprattutto in Asia fra 2003 e 2008. L'aviaria ha portato con sé una forte contrazione dei consumi di carne bianca e l'abbattimento di milioni di volatili negli allevamenti di mezzo mondo, anche in circostanze per le quali il rischio infezione era tutt'altro che provato.
Mucca Pazza. L'allarme sull'Encefalopatia spongiforme bovina (Bse) risale a metà degli anni `90. La malattia era originata in parte da farine animali e se trasmessa all'uomo si manifestava con una nuova versione della malattia di Creutzfeldt-Jakob. Il maggior numero di casi si è avuto in Gran Bretagna, con 158 vittime. Dal 1994 e fin dopo il 2000 la Ue ha imposto norme sanitarie severissime per gli allevamenti. In quegli anni i consumi di carne bovina subirono un brusco rallentamento.
Peste Suina. Colpì nel 2002 Germania, Francia e Lussemburgo. I problemi in questo caso ebbero una natura solo economica, perché la malattia non presenta rischi per le persone. Ma il principio di precauzione spinse i consumatori a ridurre fortemente l'acquisto di carne suina, con gravi ripercussioni sul mercato interno.
Afta epizootica. Chiamata anche Lingua blu, nel 2001 esplose in Gran Bretagna, dove vennero abbattuti oltre 6,5 milioni di ovini, e poi si diffuse in Irlanda, Francia e Olanda. La causa fu attribuita alla nutrizione dei maiali con scarti di cucina contenenti prodotti animali importati dall'Asia.
Manzo agli ormoni. Nel 1988 la carne di manzo proveniente dagli Stati Uniti divenne un problema per i consumatori europei a causa degli ormoni steroidei utilizzati negli allevamenti americani, ma in Europa ritenuti a rischio per la salute. In questo caso, due scuole di pensiero: la prima ispirata anche a principi economici.

 


IL SALVAGENTE
8 DICEMBRE 2008
 
Diossina, coinvolte pure le bistecche irlandesi Bloccati 38 allevamenti bovini, controlli anche in Italia: sequestri in Emilia e in Campania
In Irlanda già 100.000 maiali abbattuti, 56 allevamenti con il mangime contaminato. Da Bruxelles elenco di 12 paesi, tra cui il nostro.
 
Angelo Angeli
 
L'allarme si estende ai bovini, le bistecche irlandesi piacciono anche in Italia. Smentiti i "faciloni" di casa nostra, quelli che dicono che "da noi non c'è il problema". E nella maniera più ufficiale e clamorosa. Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha comunicato, infatti, che "In Italia sono entrate 22 partite di carne suina proveninente dall'Irlanda dopo il 1° settembre, ma sono state immediatamente sequestrate". Il sottosegretario alla Salute ha aggiunto che "attraverso l'allerta rapida europea il nostro paese si è attivato tempestivamente". Nel pomeriggio, poi, il sottosegretario avverte che, dopo aver assunto nuove informazioni in sede europea, ha disposto controlli anche sulle carni bovine, visto che l'Irlanda - che ha già abbattuto 100.000 maiali - ha deciso sequestri e analisi in 38 allevamenti di bovini. Il problema, quindi, non si ridimensiona, ma - purtroppo - si allarga. 
Proprio per questo, Francesca Martini già pensa alle mosse future, in sintonia con le richieste già arrivate sia da Coldiretti che da Federconsumatori: "Proporrò all'Ue l'etichettatura di tutte le carni animali per la tracciabilità dell'origine con estensione dell'obbligo anche alle carni suine". Per comprendere quali ulteriori provvedimenti adottare "oggi pomeriggio - aggiunge la Martini - si svolgerà a Bruxelles un vertice tra i referenti veterinari degli Stati membri. I consumatori italiani auspicano, a questo punto, che non solo si estenda la tracciabilità alle carni di maiale, ma anche ai loro derivati (prosciutti, mortadella, bacon) che finiscono in gran quantità sulle tavole degli italiani.
Il sottosegretario Martini ha, comunque, allargato il problema alla carne bovina di provenienza irlandese: "l'Unione europea - ha rivelato - ha ravvisato una possibile contaminazione di diossina anche per le carni bovine provenienti dall'Irlanda. Stiamo intensificando i controlli in attesa di specifiche misure".
La commissione Ue per la sicurezza alimentare
La Commissione europea ha chiesto, inoltre, all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di preparare "un parere urgente sui rischi per la salute pubblica" legato allo scandalo della carne di maiale irlandese contaminata da diossina, come ha reso noto il commissario alla Salute Androulla Vassiliou. Nel pomeriggio ci sarà una riunione con le autorità sanitarie degli Stati membri interessatti alla vicenda, alla quale parteciperà la stessa Efsa.
La riunione, hanno spiegato da Bruxelles, servirà a "un approccio armonizzato delle misure prese dagli Stati membri". La portavoce ha inoltre spiegato che vi sarà domani una "riunione dei capi veterinari degli Stati membri" e venerdì una nuova riunione del Comitato permanente per la catena alimentare per "analizzare nuovamente la situazione".
"La Commissione - ha detto lo stesso commissario Vassiliou - segue con grande attenzione questo incidente".
Bruxelles, ha comunque detto la sua portavoce "ritiene che le misure prese dalle autorità irlandesi siano sufficienti, ma esamineremo come la situazione si evolverà e prenderemo le necessarie decisioni". Il commissario ha ricordato che l'Irlanda "come misura precauzionale ha tolto dal mercato tutti i prodotti confezionati con carne di suini macellati dopo il 1 settembre, anche se colpito è soltanto il 10% della produzione". La commissaria ha dato, infine, una notizia importante: la Commissione è al corrente di tutte le aziende coinvolte nella vicenda che ha prontamente informato tutti gli Stati membri colpiti. Quindi non è vero, come lasciavano intendere ieri fonti ministeriali italiane, che non si sa dove cercare. Anzi, possono muoversi quasi a colpo sicuro, come confermano le 22 partite sequestrate oggi.
Sequestrati allevamenti bovini in Irlanda
E' confermato, intanto, che in Irlanda si sta intervenendo anche sui bovini. Proprio sulla base di queste informazioni, avute dalla Commissione Europea,  c'è stato un nuovo impulso nei controlli in Italia: "Visto che leAutorità irlandesi hanno disposto il sequestro cautelativo di alcuni allevamenti bovini su cui stanno facendo indagini per accertare la presenza di diossina - sèpiega un comunicato del ministero italiano del Welfare - il Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha  disposto controlli sulle partite di carne bovina irlandese destinate al mercato italiano"."Gli  Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari (Uvac) del ministero a cui arrivano tutte le segnalazioni di scambi di alimenti animale di provenienza comunitaria - continua il comunicato - sono stati allertati sulla necessità di effettuare tali  controlli in collaborazione con i servizi veterinariregionali e delle Asl".Intanto il ministero informa che "continuano le operazioni di controllo,  rintraccio e sequestro cautelativo di tutte le partite di carne suina e prodotti derivat introdotti in Italia dal 1° settembre 2008".
La colpa sarebbe di un olio industriale
Intanto la polizia irlandese ha aperto un'inchiesta sulla fonte della diossina che ha contaminato la carne di maiale. Sembra accertato che l'origine sia l'olio industriale finito in una macchina utilizzata per asciugare il mangime presso la Millstream Power Recycling, una ditta della contea di Carlow che trasforma prodotti alimentari di scarto in cibo per i maiali. Gli allevamenti irlandesi che hanno utilizzato il mangime prodotto dalla società e i cui prodotti sono stati bloccati sono non una decisna come si era detto ieri, ma ben 56: 47 nella epubblica di Dublino e altri 9 in Irlanda del Nord.
L'allarme si estende a 12 paesi
L'allarme diossina si propaga dall'Irlanda a tutta l'Europa. Sono 12, infatti, gli Stati membri dell'Unione europea colpiti dallo scandalo della carne di maiale irlandese contaminata dalla diossina, tra cui l'Italia. Lo ha reso noto stamattina la Commissione europea a Bruxelles.
Gli altri Stati membri dell'Unione europea interessati dal problema sono Germania, Olanda, Polonia, Svezia, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Cipro. E ve ne sarebbero anche altri al di fuori dell'Ue.
In Italia è già scattata una campagna di "minimizzazione" dei rischi connessi all'inquinamento dei maiali irlandesi. Ma si tratta di voci, direttamente o indirettamente, interessati. Occorrono, invece - come chiede Federconsumatori - rigore e controlli seri.
L'INIZIO DELLA VICENDA: L'ANNUNCIO DELL'UE DI IERI 
La Commissione Ue ha annunciato ieri, interrompendo la giornata festiva, di aver attivato il sistema di allerta rapida sulla catena alimentare dopo che le autorità irlandesi hanno deciso di ritirare tutti i prodotti a base di carne di maiale di animali allevati in Irlanda, in seguito alla scoperta che in alcuni campioni di queste carni è stata rilevata una presenza di diossina dalle 100 alle 200 volte superiore ai livelli massimi consentiti dalle normative europee. Secondo le autorità sarebbe stato contaminato il 10% della produzione irlandese a partire dal 1° settembre 2008.
La contaminazione sarebbe dovuta al mangime fornito da unh unico fornitore (già individuato) a 10 grandi allevamenti. Preoccupazione c'è anche in Francia e in Belgio, dove una parte della produzione irlandese potrebbe essere già arrivata, ma confezioni di carne di maiale irlandese potrebbero essere arrivate anche in Italia. Per questo il ministero del Welfare ha disposto immediati controlli.
L'iniziativa adottata da Bruxelles rappresenta una misura precauzionale a cui l'Ue fa ricorso ogni volta che si registrano, ovunque nei 27 Paesi membri, problemi di un certo rilievo riguardanti la catena alimentare ed è destinata, precisa la Commissione in una nota, a garantire la protezione della salute pubblica. Secondo le autorità irlandesi, comunque, la carne di maiale alla diossina sarebbe stata esportata in 25 paesi europei. Non si tratta di una cosa da poco.
L'Italia non sa dove cercare animali e prodotti contaminati 
Laconica ma sconcertante la nota emessa dal nostro ministero del Welfare: "Attraverso il Sistema di Allerta Europeo il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali - spiega il comunicato stampa - è stato informato della commercializzazione in ambito comunitario di carni suine di origine irlandese contaminate da diossina. Le autorità irlandesi non hanno, al momento, trasmesso la lista di distribuzione di dette carni, pertanto non è possibile conoscere il numero di eventuali partite di carni suine introdotte in Italia né la loro destinazione.
La presenza di diossina è dovuta a mangimi contaminati. A titolo cautelativo ed in attesa di ricevere ulteriori informazioni - coninua il testo dell'ufficio stampa del ministro Sacconi - è stato oggi stesso diramato l'allerta a tutti gli Assessorati alla sanità regionali con l'obbligo di rintraccio e sequestro cautelativo di tutte le carni suine irlandesi e di prodotti eventualmente trasformati introdotti in Italia a partire dal 1° settembre ultimo scorso, analoga attività di sequestro cautelativo delle carni è svolto dal Comando Carabinieri per la tutela della salute .
Il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali - conclude il testo - segue costantemente, attraverso l'Ufficio Allerta l'evoluzione della situazione sia a livello internazionale che nazionale".
Tutto ciò ci conforterebbe se non ci sembrasse di assistere a una sorta di "scaricabarile" verso l'Irlanda e verso le Regioni di competenze dello stesso ministero, che non sembra voler svolgere alcun ruolo particolarmente attivo in una vicenda tanto grave e delicata per i consumatori.
"Nel nostro paese modeste quantità"
Ma secondo Silvio Borrello, direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare che ha attivato un gruppo di lavoro in contatto con gli uffici europei per seguire la vicenda, ''qualora fosse rilevata la presenza di maiale irlandese si tratterebbe comunque di modestissime quantità. Mi sarei preoccupato - ha aggiunto - se l'allerta fosse stata data per le carni bovine da Olanda o Belgio dai quali ci sono flussi maggiori''.
Il primo obiettivo per Borrello è rintracciare le partite prodotte dal primo di settembre e metterle in sicurezza; in un secondo tempo si deciderà se distruggerle o sottoporle ad analisi.
''Abbiamo una rete di laboratori specializzati per le analisi delle diossine - ha detto Borrello - dal centro di referenza nazionale di Teramo ai laboratori di Roma e Brescia''.
Federconsumatori: "Più controlli" 
Ma la Federconsumatori non ci sta alla serie di rassicurazioni interessate che arrivano da molte parti, compresa Coldiretti che spiega che soltanto lo 0,3% della carne di maiale italiana arriva dall'Irlanda (dimenticando di sommare i derivati, prosciutti e qaunt'altro). 
Proprio per questo è importante l'accento diverso posto dalle associazioni dei consumatori. "A noi non interessa - dichiara Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori - che l'importazione dei prodotti di carne suina dall'Irlanda sia marginale, poiché bisogna assicurare sicurezza alimentare per tutti i cittadini, pochi o tanti che siano. Quindi bisogna implementare sia in ingresso che all'interno del nostro Paese verifiche e controlli su questo tipo di prodotto alimentare e dei suoi derivati e, se presenti, toglierli dalla vendita".  
Inoltre l'associazione chiede "con grande determinazione una messa in moto effettiva e concreta dell'Agenzia per la sicurezza alimentare italiana e che si decida con celerità a favore dell''indicazione obbligatoria in etichetta dell'origine delle materie prime nei prodotti alimentari". "Non ci devono essere controindicazioni - conclude Trefiletti - a ciò che noi riteniamo essere il diritto di scelta e quindi di informazione del cittadino consumatore sulla questione fondamentale della propria alimentazione".
Coldiretti: "Estendere l'etichettatura"
in realtà la difficoltà, in questo caso è accresciuta dalla mancanza di indicazioni in etichetta. E su questo punta Coldiretti: ''È necessario - dice in un suo comunicato - estendere immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza anche per la carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze aviaria e mucca pazza''.Ma in realtà è carente anche l'etichettatura sui prodotti "lavorati", in quanto basta indicare il luogo di trasformazione, senza alcun riferimento alla provenienza. Anche di questo dovrebbe occuparsi l'Ue.
Comunque, Coldiretti ritiene che "il tempestivo avvio dei controlli a livello nazionale, per verificare se partite contaminate sono effettivamente entrate al pari di quanto avvenuto in Francia e Belgio, è rassicurante in un Paese come l'Italia che può contare sulla più estesa rete di veterinari a livello comunitario''. 
L'allarme è partito dalla Fsa 
Il governo irlandese ha richiamato, comunque, tutti i prodotti a base di carne di maiale, dopo che in alcuni campioni sono state trovate tracce significative della sostanza tossica. La prima a dare l'allarme è stata l'agenzia irlandese per la sicurezza alimentare (Fsai).
La Fsa ha specificato che all'origine della contaminazione ci sarebbe una partita di mangime che ha contaminato tutti i maiali macellati dopo il 1° settembre 2008. Le autorità hanno consigliato ai consumatori di non mangiare carne di suino Made in Ireland. E questo ha scatenato il panico tra i consumatori irlandesi, che - tra l'altro - consumano moltissima carne di maiale.

AGI
8 DICEMBRE 2008
 
CARNE ALLA DIOSSINA: RISCHI E CAUSE DI CONTAMINAZIONE
 
Il governo irlandese ha ordinato il ritiro dal commercio dei prodotti a base di carne di suino dopo aver trovato tracce significative di diossina in alcuni campioni.

Ecco i principali rischi dell'assunzione didiossina:

- cancro

- disordini ormonali

- infertilita'

- alterazioni del sistema immunitario

- eruzioni cutanee

LE CAUSE DELLA CONTAMINAZIONE:

La diossina si forma con il processo di combustione di alcuni prodotti quali plastiche, lubrificanti, materiali edili, inchiostro. Se questi vengono impiegati, illegalmente, nel processo di cottura e di essiccazione del mangime animale la sostanza entra nella catena alimentare degli animali e da qui arriva all'uomo. La diossina ci mette molto tempo ad accumularsi nell'organismo, quindi un breve periodo di esposizione alla sostanza non dovrebbe creare particolari problemi. Oltre il 90% dell'esposizione umana alla diossina dipende dal consumo di cibo contaminato, soprattutto negli alimenti piu' grassi che accumulano unmaggiore livello della sostanza tossica

I CIBI MAGGIORMENTE A RISCHIO

- carne

- pesce

- uova

- latte

 


AGI
8 DICEMBRE 2008
 
CARNE ALLA DIOSSINA: ADUC, NON MANGIATELA FINO A ESITO ANALISI
 
Roma - "Non mangiate carne suina, almeno fino a quando non saranno resi noti i risultati delle analisi". E' questo l'invito rivolto ai consumatori da Primo Mastrantoni, segretario Aduc. Per l'Associazione diritti utenti e consumatori ci si dovrebbe astenere dal consumo "fino a quando il ministero della Salute non comunichi i risultati definitivi delle analisi effettuate, i nomi delle strutture commerciali coinvolte e le azioni (sequestri, chiusura, ritiro prodotti in commercio, ecc) che ha effettuato o che intende attuare".
"Facciamo riferimento al principio di precauzione - spiega Mastrantoni - di fronte ad un rischio e' bene prendere misure cautelari a tutela della propria salute. La carne di maiale irlandese inquinata dalla diossina e' presente in Italia e non si sa, almeno per ora, in quali esercizi commerciali e' messa in vendita, non c'e' obbligo di indicazione della provenienza e qualsiasi macellaio puo' rifilarci (a sua insaputa) una bella bistecca tossica". Come fa il consumatore italiano a sapere se la carne suina che ha acquistato e' inquinata o meno, si chiede l'Aduc. "Certo puo' ricorrere alle carni Dop (denominazione di origine protetta) ma quante Dop di carne suina ci sono in giro? - continua Mastrantoni - La maggior parte delle carni suine (13,5 milioni di capi macellati) non e' Dop, quindi, applicare il principio di precauzione ci sembra una scelta razionale. Il 90% dell'esposizione umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti: il fenomeno del bioaccumulo fa si' che la diossina risalga la catena alimentare umana, concentrandosi sempre piu', a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori, agli onnivori e infine all'uomo: si arriva, cosi', a livelli di diossina, riscontrati nei suini irlandesi, fino a 200 volte piu' alti di quelli consentiti dall'Ue".

VIRGILIO NOTIZIE
8 DICEMBRE 2008
 
Diossina/ Carne infetta, Dublino potrebbe abbattere 100mila capi
All'origine un olio contaminato contenuto nel mangime
 
Dublino, 8 dic. (Apcom) - Sarebbe stato un olio contenente della diossina contenuto nel mangime per maiali a causare la contaminazione della carne rilevata in dieci allevamenti irlandesi e che potrebbe portare all'abbattimento di 100.000 animali: lo ha reso noto il responsabile dei servizi veterinari irlandesi, Paddy Rogan.

IL GAZZETTINO
8 DICEMBRE 2008
 
Macrì (Iss): «La colpa è dei mangimi contaminati»
 
Roma - Colpevole è il mangime. E' in quel mix di sostanze che si annida la diossina che ha inquinato la carne dei maiali allevati in Irlanda. «E' sempre ciò che gli animali mangiano a contaminare i loro tessuti», spiega Agostino Macrì direttore del Dipartimento veterinaria e sicurezza alimentare dell'Istituto superiore di sanità.Vuol dire che basta un solo ingrediente per danneggiare tutto il mangime?«Le materie che compongono il mangime sono varie e diverse, dalle farine agli additivi. Sì, basta un'unica sostanza per inquinare l'intero pasto».Come potrebbe essere avvenuta la contaminazione?«La diossina è prodotta dalla combustione di alcuni prodotti, i residui si posano sulle piante che assorbono. Queste piante diventano mangime e continuano a trattenere la presenza del prodotto della combustione».L'inquinamento potrebbe avvenire anche con l'acqua di irrigazione dei campi?«No, la diossina non è idrosolubile»E gli animali smaltiscono con difficoltà questo tipo di veleni?«Con grande difficoltà. La diossina si accumula nei tessuti degli animali e, oltretutto, occorre molto tempo perché venga eliminata. Anche una modesta quantità è rintracciabile con le analisi».Vale lo stesso discorso per il passaggio della diossina dalla carne del maiale al nostro organismo?«Esattamente. Il meccanismo di trasferimento della diossina è uguale. E anche nel nostro organismo si accumula con il tempo».Quella poca carne irlandese che noi importiamo non viene destinata al consumo diretto, quindi non viene venduta fresca, ma trasformata in salami, salsicce etc. Il trasferimento dall'animale a noi avviene anche in questo modo?«La quantità di diossina resta anche nella trasformazione. Di qui, l'allerta della Ue, il blocco delle importazioni e i controlli in tutti i paesi».Visto che il veleno sarebbe nel mangime e il mangime contiene tanti ingredienti è possibile risalire a quale di questi è il responsabile della contaminazione?«E' possibile. Basta analizzare ogni ingrediente separatamente risalendo così alla zona e all'azienda di produzione di quella farina di leguminose o cereali o di quell'additivo che compone il mangime».La carne alla diossina ha un sapore diverso?«La presenza della diossina è rilevabile con le analisi di laboratorio ma non è certamente riscontrabile nel gusto».

ANSA
7 DICEMBRE 2008
 
ANIMALI: MASCHI SEMPRE PIU' IN PERICOLO
 
ROMA - L'inquinamento da sostanze chimiche colpisce soprattutto i maschi delle specie animali, riducendo la loro fertilità, rimpicciolendo i loro organi sessuali e aumentando i casi di ermafroditismo (la presenza di organi sessuali di entrambi i sessi). Lo denuncia una ricerca della ong britannica Chemtrust (www.chemtrust.org.uk), che ha esaminato più di 250 studi scientifici da tutto il mondo, come riferisce oggi il quotidiano The Independent.
 "I maschi delle specie di ciascuna delle classi principali di animali vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi) - spiega la ricerca - sono stati colpiti da sostanze chimiche nell'ambiente. La femmilizzazione dei maschi di numerose specie vertebrate è oggi un evento largamente diffuso".
Si va dei pesci dei fiumi britannici che sviluppano uova nei loro testicoli (pare per la presenza di ormoni femminili delle pillole anticoncezionali scaricati nelle fogne) alle rane rospo maschio della Florida, che nelle zone più coltivate (e riempite di pesticidi) diventano ermafrodite nel 40% dei casi.
Sempre in Florida, gli alligatori esposti a pesticidi hanno livelli più bassi di testosterone, testicoli anormali, peni più piccoli e difficoltà riproduttive.
Gli storni del sudovest dell'Inghilterra che mangiano vermi contaminati da ormoni femminili delle fogne cantano con una voce più acuta e maggior virtuosismo. Sintomi di femminilizzazione (presenza di ormoni femminili, organi sessuali maschili rimpiccioliti) sono stati trovati in pesci di tutti i mari del mondo, dal Giappone al Mediterraneo, nelle tartarughe dei Grandi Laghi, fra Usa e Canada (zona ad alta densità industriale), nei gabbiani e nei falchi pellegrini.
Al Polo Nord, sono stati scoperti orsi bianchi ermafroditi. Le lontre e i topi esposti all'inquinamento da policlorobifenili (PCB, al bando, ma ancora diffusi) hanno testicoli e peni rimpiccioliti. I beluga e le orche canadesi più esposte ai PCB hanno difficoltà a riprodursi. "Le prove della ricerca suonano un campanello d'allarme" ha commentato l'endocrinologo dell'Università di Exeter Charles Tyler.
"Abbiamo lanciato 100 mila prodotti chimici contro un sistema ormonale finemente bilanciato - ha aggiunto uno dei maggiori esperti al mondo di sostanze mutagene, il professor Pete Myers -. Non è sorprendente che vediamo gravi risultati". Il professor Lou Gillette dell'Università della Florida commenta che "se vediamo problemi nella vita in natura, possiamo preoccuparci che qualcosa di simile stia avvenendo ad una percentuale dei maschi umani".
The Independent cita a proposito altre ricerche, che rivelano che i figli di madri esposte agli ftalati hanno peni più piccoli e testicoli non discesi, che le comunità più inquinate da sostanze mutagene (fra le quali l'Italia) generano più femmine che maschi e che perfino la produzione di sperma in venti paesi è crollata in 50 anni da 150 milioni di millilitri a 60.