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IL
SECOLO XIX
12 DICEMBRE 2008
Mortadella sequestrata
intervento degli ispettori sanitari sulle confezioni
di una ditta emiliana
Gianluigi Cancelli
Savona.
Allarme mortadella alla diossina nel savonese. Nei supermercati e nei
negozi di alcune località della provincia, oltre che di Savona si tratta
per il momento di Pietra Ligure, Andora, Borghetto e Villanova d'Albenga,
sarebbero infatti giunte quasi tre tonnellate di mortadella prodotta da un
gruppo alimentare emiliano - la Grandi Salumifici Italiani - con carni
suine di origine irlandese e dunque sospette di contaminazione da
diossina. Ma occorre ricordare che servirebbe un consumo ben più massiccio
e continuato di carne contaminata per materializzare il rischio di
intossicazioni vere e proprie. Fra le quattro provincie liguri, le
quantità di mortadella ritirata sono così distribuite: 403 kg a Imperia,
2.795 kg a Savona, 3.692 Kg a Genova, 447 kg alla Spezia.
GIORNALE DI VICENZA
12 DICEMBRE 2008
L’ultima emergenza cibo
Ed ecco arrivare dall’Irlanda i maiali avvelenati, hanno una quantità di
diossina pari da ottanta a duecento volte il tollerabile. La causa: hanno
mangiato mangimi asciugati in una macchina dove eran finiti olii
combustibili.
GAZZETTINO DI TREVISO 11 DICEMBRE 2008
I sequestri preventivi di carne proveniente dall'Irlanda .....
I sequestri preventivi di carne proveniente dall'Irlanda sono scattati anche in due stabilimenti trevigiani. I provvedimenti non sono stati presi perchè i veterinari dell'Usl e i carabinieri del Nas hanno individuato carne alla diossina, lo spauracchio alimentare per eccellenza di questo dicembre 2008, ma perchè previsti nell'ambito di un protocollo d'intervento europeo valido in ogni paese dell'Unione.«Non c'è nessun allarme - spiega Pietro Vio, direttore dell'Unità progetto sanità animale e igiene ambientale della Regione - i sequestri preventivi fanno parte del sistema europeo di intervento rapido chiamato Raffs. Quando si palesa un problema, lo Stato membro interessato lo segnale e indica dove è stato distribuito il prodotto in questione. A quel punto scatta il sequestro preventivo a priori, poi si passa alle analisi. Noi abbiamo applicato questa procedura, ora vedremo se il problema esiste oppure no».In Veneto sono state individuate 21 partite di carne sospetta, pari a circa 200 tonnellate. Nel mirino dei veterinari delle Usl e dei militari del Nas sono finiti sette stabilimenti, di cui due nella Marca. «Ovviamente non faccio nomi ne indico i territori delle Usl che li comprendono - mette le mani avanti Vio - dico solo che si tratta di stabilimenti che lavorano la carne. Non voglio nemmeno essere più preciso sul quantitativo messo sotto sequestro preventivo, anche perchè potrebbe non risultare nulla. Ripeto: i controlli sono stati fatti e non c'è una situazione di allarme».Intanto la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) prende posizione e, ricalcando gli inviti già fatti dal ministro alla politiche agricole Luca Zaia, rassicura i consumatori trevigiani e consiglia di mangiare "italiano". «La carne che arriva da quel paese (l'Irlanda ndr) è molto poca, ma il danno alla filiera suinicola nazionale rischia di essere molto pesante - afferma il presidente provinciale Denis Susanna - Il 2008 è stato un anno leggermente positivo rispetto al 2007, quando il prezzo della carne suina è stato mediamente attorno a un euro al chilo, peso vivo. Siamo stanchi di pagare sempre lo scotto della scorrettezza di molti competitor stranieri».Da qui l'invito a consumare prodotti nostrani: «Dai suini italiani possiamo avere tutte le garanzie che il consumatore richiede - afferma Susanna - a tal proposito è giusto ricordare che tutti i suini allevati in Italia, che producono i prosciutti Dop, Parma e San Daniele, sono soggetti al rispetto delle regole previste da rigidi disciplinari di produzione, sia in termini di alimentazione che di allevamento più in generale». La Cia però chiede maggiore tutela per il consumatore: «Vorremmo la tracciabilità attraverso l'etichettatura per tutti i prodotti agroalimentari. Al consumatore, invece, chiediamo veramente una sensibilità nella scelta del prodotto nostrano».
TARANTO SERA 10 DICEMBRE 2008
Diossina, strage di agnelli
TARANTO - L’ultima conta delle vittime è stata fatta ieri mattina, negli allevamenti tarantini. Gli ispettori della Asl hanno raccolto i numeri di matricola degli ultimi nati. Agnellini con al massimo due mesi di vita che faranno una fine tristissima. Saranno abbattuti come il gregge da cui sono nati. Il loro destino era segnato ancor prima di vedere la luce nelle stalle che distano solo pochi chilometri in linea d’aria dalla zona industriale di Taranto. Nel loro sangue e nella loro carne si è infilato il veleno delle diossine di produzione industriale. Gli animali sono quindi diventati una mina vagante. Un pericolo per l’uomo. L’unica soluzione possibile è quella di abbatterli. La mattanza è diventata ufficiale venerdì quando negli otto allevamenti sotto vincolo sanitario è giunta l’ordinanza della Asl di Taranto. Una sentenza di morte per circa 1700 animali. Un conto che va aggiornato alla luce delle ultime nascite che, paradossalmente, hanno allungato come un’agonia i tempi della procedura innescata per giungere all’ epilogo già scritto. La legge, infatti, non consente l’abbattimento di animali gravidi. Già, perchè la vita, a dispetto delle diossine che hanno avvelenato la nostra terra e gli allevamenti, negli ovili sotto vincolo sanitario è continuata ad andare avanti. Sono nati numerosi agnellini che però sopravviveranno davvero poco tempo. Questa mattina, poco dopo l’alba, nelle masserie di Taranto colpite dal veleno silenzioso sono arrivati i camion su cui sono stati caricati tutti gli animali. Quei cargo trasporteranno verso la morte centinaia di animali. I loro proprietari otterranno in cambio uno scarno risarcimento. Pochi spiccioli in cambio di quello che per loro rappresentava la vita ed il futuro. Un baratto doloroso ed iniquo. Ma le ragioni della salute pubblica non hanno ammesso ovviamente deroghe. Gli animali saranno tutti uccisi e smaltiti per evitare che la loro carne possa in qualsiasi maniera entrare nella catena alimentare. Sarebbe una beffa, infatti, dopo le precauzioni ed il dolore degli allevatori per le greggi eliminate, ritrovarsi sulle IL SECOLO XIX 10 DICEMBRE 2008
Irlanda, diossina anche alle mucche
Lo scandalo in tavola
Paolo Crecchi
Roma. Una buona e una
cattiva notizia. Quella buona è che non sono crollate le vendite di
cotechino e altri insaccati natalizi, facendo ben sperare per i consumi
alimentari delle imminenti festività. La notizia cattiva riguarda
IL TEMPO 10 DICEMBRE 2008
L'allarme scattato a Taranto
È
Diossina, 1600 pecore al macello
Taranto - Le pecore saranno abbattute nelle prossime ore, probabilmente
domani, su disposizione della Regione Puglia.
CORRIERE ADRIATICO 10 DICEMBRE 2008
Il mangime contaminato è stato utilizzato in nove allevamenti
BRUXELLES - Dopo i maiali anche i bovini sono a rischio diossina in
Irlanda, ma anche
GAZZETTA DI MANTOVA 9 DICEMBRE 2008
Carne, primi controlli. A rischio anche i bovini
Natalia Andreani
ROMA. Il mangime alla diossina che ha avvelentato i maiali irlandesi
sarebbe stato destinato anche ad alcuni allevamenti di bovini già
sequestrati dalle autorità sanitare di Dublino. «Gli accertamenti
veterinari sono in corso», ha detto ieri il sottosegretario al Welfare
Francesca Martini che ha intanto confermato il sequestro cautelativo di 22
partite di maiale arrivate in Italia dopo il primo settembre. Ma per il
consumatore non esistono rischi, avverte Bruxelles che ha comunque
lanciato un piano di analisi a tappeto e imposto controlli precauzionali
in 12 paesi dell’Unione europea e in altri nove stati extra Ue. A
sostenere che la vicenda dei maiali potenzialmente contaminati da diossina
non presenta rischi concreti per la salute dei consumatori è stata ieri
Paola Testori Coggi, direttore generale aggiunto per la salute alla
Commissione europea di Bruxelles. «Non c’è un rischio per il consumatore
perchè
9 DICEMBRE 2008
Duecento sostanze tossiche di cui 17 letali per l'uomo
ROMA. Pascoli e mangimi
contaminati sono i principali nodi della contaminazione da diossina di
carni e latte di animali. Ed è proprio di questo genere la scoperta che è
stata fatta in Irlanda, sulle carni esportate. Quella che si chiama
genericamente diossina è in realtà una sostanza più complessa e
corrisponde in realtà ad oltre 200 sostanze diverse, 17 delle quali
altamente tossiche per l’uomo. La più pericolosa è il
tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta diossina Seveso,
considerata come punto di riferimento nei parametri per la valutazione
della tossicità. Nei paesi industrializzati, infatti, l’esposizione di
fondo della popolazione è stimata in un miliardesimo di milligrammo (picogrammo,
pg) equivalente di tossicità del Tcdd per grammo di grasso (pg teq/g).
Secondo l’Authority irlandese per la sicurezza alimentare (Fsai) nelle
carni di maiale contaminate sono presenti livelli di diossina superiori da
IL SECOLO XIX 9 DICEMBRE 2008
SALUTE: MAIALE DIOSSINA; 20 ANNI DI ALLARMI ALIMENTARI/ ANSA
ROMA. Dopo le mozzarelle del marzo scorso, la diossina torna ad essere una
minaccia alimentare, nell'ultimo dei numerosi allarmi affrontati negli
ultimi 20 anni in Europa. Tutti gli scandali alimentari sono legati
all'assoluta indifferenza degli speculatori di fronte al benessere
animale. Pensare che i bovini potessero essere nutriti con gli scarti
della lavorazione dei polli o del pesce (Mucca Pazza) e quindi diventare
carnivori, da erbivori che sono, ha rappresentato il paradigma di ogni
successivo scandalo. Lo stesso per quanto riguarda gli ormoni, o
l'utilizzo degli antibiotici. Per garantire la resa di un allevamento
intensivo, per troppi anni (e in alcuni casi anche ai giorni nostri) si
sono chiusi gli occhi sulle più elementari norme di tutela della salute
degli animali. Con le inevitabili conseguenze all'interno della catena
alimentare, che vede l'uomo anello finale e debolissimo.
IL SALVAGENTE
8 DICEMBRE 2008
Diossina,
coinvolte pure le bistecche irlandesi Bloccati 38 allevamenti bovini,
controlli anche in Italia: sequestri in Emilia e in Campania
In Irlanda già
100.000 maiali abbattuti, 56 allevamenti con il mangime contaminato.
Da Bruxelles elenco di 12 paesi, tra cui il nostro.
Angelo Angeli
L'allarme si estende ai bovini, le
bistecche irlandesi piacciono anche in Italia. Smentiti i "faciloni"
di casa nostra, quelli che dicono che "da noi non c'è il problema". E
nella maniera più ufficiale e clamorosa. Il sottosegretario alla
Salute, Francesca Martini, ha comunicato, infatti, che "In Italia sono
entrate 22 partite di carne suina proveninente dall'Irlanda dopo il 1°
settembre, ma sono state immediatamente sequestrate". Il
sottosegretario alla Salute ha aggiunto che "attraverso l'allerta
rapida europea il nostro paese si è attivato tempestivamente". Nel
pomeriggio, poi, il sottosegretario avverte che, dopo aver assunto
nuove informazioni in sede europea, ha disposto controlli anche sulle
carni bovine, visto che l'Irlanda - che ha già abbattuto 100.000
maiali - ha deciso sequestri e analisi in 38 allevamenti di bovini. Il
problema, quindi, non si ridimensiona, ma - purtroppo - si allarga.
Proprio per questo, Francesca Martini già
pensa alle mosse future, in sintonia con le richieste già arrivate sia
da Coldiretti che da Federconsumatori: "Proporrò all'Ue
l'etichettatura di tutte le carni animali per la tracciabilità
dell'origine con estensione dell'obbligo anche alle carni suine". Per
comprendere quali ulteriori provvedimenti adottare "oggi pomeriggio -
aggiunge la Martini - si svolgerà a Bruxelles un vertice tra i
referenti veterinari degli Stati membri. I consumatori italiani
auspicano, a questo punto, che non solo si estenda la tracciabilità
alle carni di maiale, ma anche ai loro derivati (prosciutti,
mortadella, bacon) che finiscono in gran quantità sulle tavole degli
italiani.
Il sottosegretario Martini ha, comunque,
allargato il problema alla carne bovina di provenienza irlandese:
"l'Unione europea - ha rivelato - ha ravvisato una possibile
contaminazione di diossina anche per le carni bovine provenienti
dall'Irlanda. Stiamo intensificando i controlli in attesa di
specifiche misure".
La commissione Ue per la sicurezza
alimentare
La Commissione europea ha chiesto,
inoltre, all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di
preparare "un parere urgente sui rischi per la salute pubblica" legato
allo scandalo della carne di maiale irlandese contaminata da diossina,
come ha reso noto il commissario alla Salute Androulla Vassiliou. Nel
pomeriggio ci sarà una riunione con le autorità sanitarie degli Stati
membri interessatti alla vicenda, alla quale parteciperà la stessa
Efsa.
La riunione, hanno spiegato da Bruxelles,
servirà a "un approccio armonizzato delle misure prese dagli Stati
membri". La portavoce ha inoltre spiegato che vi sarà domani una
"riunione dei capi veterinari degli Stati membri" e venerdì una nuova
riunione del Comitato permanente per la catena alimentare per
"analizzare nuovamente la situazione".
"La Commissione - ha detto lo stesso
commissario Vassiliou - segue con grande attenzione questo incidente".
Bruxelles, ha comunque detto la sua
portavoce "ritiene che le misure prese dalle autorità irlandesi siano
sufficienti, ma esamineremo come la situazione si evolverà e
prenderemo le necessarie decisioni". Il commissario ha ricordato che
l'Irlanda "come misura precauzionale ha tolto dal mercato tutti i
prodotti confezionati con carne di suini macellati dopo il 1
settembre, anche se colpito è soltanto il 10% della produzione". La
commissaria ha dato, infine, una notizia importante: la Commissione è
al corrente di tutte le aziende coinvolte nella vicenda che ha
prontamente informato tutti gli Stati membri colpiti. Quindi non è
vero, come lasciavano intendere ieri fonti ministeriali italiane, che
non si sa dove cercare. Anzi, possono muoversi quasi a colpo sicuro,
come confermano le 22 partite sequestrate oggi.
Sequestrati allevamenti bovini in Irlanda
E' confermato, intanto, che in Irlanda si
sta intervenendo anche sui bovini. Proprio sulla base di queste
informazioni, avute dalla Commissione Europea, c'è stato un nuovo
impulso nei controlli in Italia: "Visto che leAutorità irlandesi hanno
disposto il sequestro cautelativo di alcuni allevamenti bovini su cui
stanno facendo indagini per accertare la presenza di diossina -
sèpiega un comunicato del ministero italiano del Welfare - il
Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha disposto controlli
sulle partite di carne bovina irlandese destinate al mercato
italiano"."Gli Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari (Uvac)
del ministero a cui arrivano tutte le segnalazioni di scambi di
alimenti animale di provenienza comunitaria - continua il comunicato -
sono stati allertati sulla necessità di effettuare tali controlli in
collaborazione con i servizi veterinariregionali e delle Asl".Intanto
il ministero informa che "continuano le operazioni di controllo,
rintraccio e sequestro cautelativo di tutte le partite di carne suina
e prodotti derivat introdotti in Italia dal 1° settembre 2008".
La colpa sarebbe di un olio industriale
Intanto la polizia irlandese ha aperto
un'inchiesta sulla fonte della diossina che ha contaminato la carne di
maiale. Sembra accertato che l'origine sia l'olio industriale finito
in una macchina utilizzata per asciugare il mangime presso la
Millstream Power Recycling, una ditta della contea di Carlow che
trasforma prodotti alimentari di scarto in cibo per i maiali. Gli
allevamenti irlandesi che hanno utilizzato il mangime prodotto dalla
società e i cui prodotti sono stati bloccati sono non una decisna come
si era detto ieri, ma ben 56: 47 nella epubblica di Dublino e altri 9
in Irlanda del Nord.
L'allarme si estende a 12 paesi
L'allarme diossina si propaga dall'Irlanda
a tutta l'Europa. Sono 12, infatti, gli Stati membri dell'Unione
europea colpiti dallo scandalo della carne di maiale irlandese
contaminata dalla diossina, tra cui l'Italia. Lo ha reso noto
stamattina la Commissione europea a Bruxelles.
Gli altri Stati membri dell'Unione europea
interessati dal problema sono Germania, Olanda, Polonia, Svezia,
Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Cipro.
E ve ne sarebbero anche altri al di fuori dell'Ue.
In Italia è già scattata una campagna di
"minimizzazione" dei rischi connessi all'inquinamento dei maiali
irlandesi. Ma si tratta di voci, direttamente o indirettamente,
interessati. Occorrono, invece - come chiede Federconsumatori - rigore
e controlli seri.
L'INIZIO DELLA VICENDA: L'ANNUNCIO
DELL'UE DI IERI
La Commissione Ue ha annunciato ieri,
interrompendo la giornata festiva, di aver attivato il sistema di
allerta rapida sulla catena alimentare dopo che le autorità irlandesi
hanno deciso di ritirare tutti i prodotti a base di carne di maiale di
animali allevati in Irlanda, in seguito alla scoperta che in alcuni
campioni di queste carni è stata rilevata una presenza di diossina
dalle 100 alle 200 volte superiore ai livelli massimi consentiti dalle
normative europee. Secondo le autorità sarebbe stato contaminato il
10% della produzione irlandese a partire dal 1° settembre 2008.
La contaminazione sarebbe dovuta al
mangime fornito da unh unico fornitore (già individuato) a 10 grandi
allevamenti. Preoccupazione c'è anche in Francia e in Belgio, dove una
parte della produzione irlandese potrebbe essere già arrivata, ma
confezioni di carne di maiale irlandese potrebbero essere arrivate
anche in Italia. Per questo il ministero del Welfare ha disposto
immediati controlli.
L'iniziativa adottata da Bruxelles
rappresenta una misura precauzionale a cui l'Ue fa ricorso ogni volta
che si registrano, ovunque nei 27 Paesi membri, problemi di un certo
rilievo riguardanti la catena alimentare ed è destinata, precisa la
Commissione in una nota, a garantire la protezione della salute
pubblica. Secondo le autorità irlandesi, comunque, la carne di maiale
alla diossina sarebbe stata esportata in 25 paesi europei. Non si
tratta di una cosa da poco.
L'Italia non sa dove cercare animali e
prodotti contaminati
Laconica ma sconcertante la nota emessa
dal nostro ministero del Welfare: "Attraverso il Sistema di Allerta
Europeo il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali
- spiega il comunicato stampa - è stato informato della
commercializzazione in ambito comunitario di carni suine di origine
irlandese contaminate da diossina. Le autorità irlandesi non hanno, al
momento, trasmesso la lista di distribuzione di dette carni, pertanto
non è possibile conoscere il numero di eventuali partite di carni
suine introdotte in Italia né la loro destinazione.
La presenza di diossina è dovuta a mangimi
contaminati. A titolo cautelativo ed in attesa di ricevere ulteriori
informazioni - coninua il testo dell'ufficio stampa del ministro
Sacconi - è stato oggi stesso diramato l'allerta a tutti gli
Assessorati alla sanità regionali con l'obbligo di rintraccio e
sequestro cautelativo di tutte le carni suine irlandesi e di prodotti
eventualmente trasformati introdotti in Italia a partire dal 1°
settembre ultimo scorso, analoga attività di sequestro cautelativo
delle carni è svolto dal Comando Carabinieri per la tutela della
salute .
Il Ministero del Lavoro della Salute e
delle Politiche sociali - conclude il testo - segue costantemente,
attraverso l'Ufficio Allerta l'evoluzione della
situazione sia a livello internazionale che nazionale".
Tutto ciò ci
conforterebbe se non ci sembrasse di assistere a una sorta di
"scaricabarile" verso l'Irlanda e verso le Regioni di competenze dello
stesso ministero, che non sembra voler svolgere alcun ruolo
particolarmente attivo in una vicenda tanto grave e delicata per i
consumatori.
"Nel nostro paese modeste quantità"
Ma secondo Silvio Borrello, direttore
della sicurezza alimentare del ministero del Welfare che ha attivato
un gruppo di lavoro in contatto con gli uffici europei per seguire la
vicenda, ''qualora fosse rilevata la presenza di maiale irlandese si
tratterebbe comunque di modestissime quantità. Mi sarei preoccupato -
ha aggiunto - se l'allerta fosse stata data per le carni bovine da
Olanda o Belgio dai quali ci sono flussi maggiori''.
Il primo obiettivo per Borrello è
rintracciare le partite prodotte dal primo di settembre e metterle in
sicurezza; in un secondo tempo si deciderà se distruggerle o
sottoporle ad analisi.
''Abbiamo una rete di laboratori
specializzati per le analisi delle diossine - ha detto Borrello - dal
centro di referenza nazionale di Teramo ai laboratori di Roma e
Brescia''.
Federconsumatori: "Più controlli"
Ma la Federconsumatori non ci sta alla
serie di rassicurazioni interessate che arrivano da molte parti,
compresa Coldiretti che spiega che soltanto lo 0,3% della carne di
maiale italiana arriva dall'Irlanda (dimenticando di sommare i
derivati, prosciutti e qaunt'altro).
Proprio per questo è importante l'accento
diverso posto dalle associazioni dei consumatori. "A noi non interessa
- dichiara Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori - che
l'importazione dei prodotti di carne suina dall'Irlanda sia marginale,
poiché bisogna assicurare sicurezza alimentare per tutti i cittadini,
pochi o tanti che siano. Quindi bisogna implementare sia in ingresso
che all'interno del nostro Paese verifiche e controlli su questo tipo
di prodotto alimentare e dei suoi derivati e, se presenti, toglierli
dalla vendita".
Inoltre l'associazione chiede "con grande
determinazione una messa in moto effettiva e concreta dell'Agenzia per
la sicurezza alimentare italiana e che si decida con celerità a favore
dell''indicazione obbligatoria in etichetta dell'origine delle materie
prime nei prodotti alimentari". "Non ci devono essere
controindicazioni - conclude Trefiletti - a ciò che noi riteniamo
essere il diritto di scelta e quindi di informazione del cittadino
consumatore sulla questione fondamentale della propria alimentazione".
Coldiretti: "Estendere l'etichettatura"
in realtà la difficoltà, in questo caso è
accresciuta dalla mancanza di indicazioni in etichetta. E su questo
punta Coldiretti: ''È necessario - dice in un suo comunicato -
estendere immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la
provenienza anche per la carne di maiale al pari di quanto è stato già
fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze
aviaria e mucca pazza''.Ma in realtà è carente anche l'etichettatura
sui prodotti "lavorati", in quanto basta indicare il luogo di
trasformazione, senza alcun riferimento alla provenienza. Anche di
questo dovrebbe occuparsi l'Ue.
Comunque, Coldiretti ritiene che "il
tempestivo avvio dei controlli a livello nazionale, per verificare se
partite contaminate sono effettivamente entrate al pari di quanto
avvenuto in Francia e Belgio, è rassicurante in un Paese come l'Italia
che può contare sulla più estesa rete di veterinari a livello
comunitario''.
L'allarme è partito dalla Fsa
Il governo irlandese ha richiamato,
comunque, tutti i prodotti a base di carne di maiale, dopo che in
alcuni campioni sono state trovate tracce significative della sostanza
tossica. La prima a dare l'allarme è stata l'agenzia irlandese per la
sicurezza alimentare (Fsai).
La Fsa ha specificato che all'origine
della contaminazione ci sarebbe una partita di mangime che ha
contaminato tutti i maiali macellati dopo il 1° settembre 2008. Le
autorità hanno consigliato ai consumatori di non mangiare carne di
suino Made in Ireland. E questo ha scatenato il panico tra i
consumatori irlandesi, che - tra l'altro - consumano moltissima carne
di maiale.
AGI
8 DICEMBRE 2008
CARNE ALLA DIOSSINA:
RISCHI E CAUSE DI CONTAMINAZIONE
Il governo irlandese ha ordinato il ritiro dal commercio dei prodotti a
base di carne di suino dopo aver trovato tracce significative di
diossina in alcuni campioni.
Ecco i principali rischi dell'assunzione didiossina: - cancro - disordini ormonali - infertilita' - alterazioni del sistema immunitario - eruzioni cutanee LE CAUSE DELLA CONTAMINAZIONE: La diossina si forma con il processo di combustione di alcuni prodotti quali plastiche, lubrificanti, materiali edili, inchiostro. Se questi vengono impiegati, illegalmente, nel processo di cottura e di essiccazione del mangime animale la sostanza entra nella catena alimentare degli animali e da qui arriva all'uomo. La diossina ci mette molto tempo ad accumularsi nell'organismo, quindi un breve periodo di esposizione alla sostanza non dovrebbe creare particolari problemi. Oltre il 90% dell'esposizione umana alla diossina dipende dal consumo di cibo contaminato, soprattutto negli alimenti piu' grassi che accumulano unmaggiore livello della sostanza tossica I CIBI MAGGIORMENTE A RISCHIO - carne - pesce - uova - latte
AGI
8 DICEMBRE 2008
CARNE ALLA DIOSSINA:
ADUC, NON MANGIATELA FINO A ESITO ANALISI
Roma - "Non mangiate carne suina, almeno
fino a quando non saranno resi noti i risultati delle analisi". E'
questo l'invito rivolto ai consumatori da Primo Mastrantoni, segretario
Aduc. Per l'Associazione diritti utenti e consumatori ci si dovrebbe
astenere dal consumo "fino a quando il ministero della Salute non
comunichi i risultati definitivi delle analisi effettuate, i nomi delle
strutture commerciali coinvolte e le azioni (sequestri, chiusura, ritiro
prodotti in commercio, ecc) che ha effettuato o che intende attuare".
"Facciamo riferimento al principio di precauzione - spiega Mastrantoni - di fronte ad un rischio e' bene prendere misure cautelari a tutela della propria salute. La carne di maiale irlandese inquinata dalla diossina e' presente in Italia e non si sa, almeno per ora, in quali esercizi commerciali e' messa in vendita, non c'e' obbligo di indicazione della provenienza e qualsiasi macellaio puo' rifilarci (a sua insaputa) una bella bistecca tossica". Come fa il consumatore italiano a sapere se la carne suina che ha acquistato e' inquinata o meno, si chiede l'Aduc. "Certo puo' ricorrere alle carni Dop (denominazione di origine protetta) ma quante Dop di carne suina ci sono in giro? - continua Mastrantoni - La maggior parte delle carni suine (13,5 milioni di capi macellati) non e' Dop, quindi, applicare il principio di precauzione ci sembra una scelta razionale. Il 90% dell'esposizione umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti: il fenomeno del bioaccumulo fa si' che la diossina risalga la catena alimentare umana, concentrandosi sempre piu', a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori, agli onnivori e infine all'uomo: si arriva, cosi', a livelli di diossina, riscontrati nei suini irlandesi, fino a 200 volte piu' alti di quelli consentiti dall'Ue".
VIRGILIO NOTIZIE
8 DICEMBRE 2008
Diossina/ Carne
infetta, Dublino potrebbe abbattere 100mila capi
All'origine un olio
contaminato contenuto nel mangime
Dublino, 8 dic. (Apcom) - Sarebbe stato un
olio contenente della diossina contenuto nel mangime per maiali a
causare la contaminazione della carne rilevata in dieci allevamenti
irlandesi e che potrebbe portare all'abbattimento di 100.000 animali: lo
ha reso noto il responsabile dei servizi veterinari irlandesi, Paddy
Rogan.
IL GAZZETTINO
8 DICEMBRE 2008
Macrì (Iss): «La
colpa è dei mangimi contaminati»
Roma - Colpevole è il mangime. E' in quel
mix di sostanze che si annida la diossina che ha inquinato la carne dei
maiali allevati in Irlanda. «E' sempre ciò che gli animali mangiano a
contaminare i loro tessuti», spiega Agostino Macrì direttore del
Dipartimento veterinaria e sicurezza alimentare dell'Istituto superiore
di sanità.Vuol dire che basta un solo ingrediente per danneggiare tutto
il mangime?«Le materie che compongono il mangime sono varie e diverse,
dalle farine agli additivi. Sì, basta un'unica sostanza per inquinare
l'intero pasto».Come potrebbe essere avvenuta la contaminazione?«La
diossina è prodotta dalla combustione di alcuni prodotti, i residui si
posano sulle piante che assorbono. Queste piante diventano mangime e
continuano a trattenere la presenza del prodotto della
combustione».L'inquinamento potrebbe avvenire anche con l'acqua di
irrigazione dei campi?«No, la diossina non è idrosolubile»E gli animali
smaltiscono con difficoltà questo tipo di veleni?«Con grande difficoltà.
La diossina si accumula nei tessuti degli animali e, oltretutto, occorre
molto tempo perché venga eliminata. Anche una modesta quantità è
rintracciabile con le analisi».Vale lo stesso discorso per il passaggio
della diossina dalla carne del maiale al nostro organismo?«Esattamente.
Il meccanismo di trasferimento della diossina è uguale. E anche nel
nostro organismo si accumula con il tempo».Quella poca carne irlandese
che noi importiamo non viene destinata al consumo diretto, quindi non
viene venduta fresca, ma trasformata in salami, salsicce etc. Il
trasferimento dall'animale a noi avviene anche in questo modo?«La
quantità di diossina resta anche nella trasformazione. Di qui, l'allerta
della Ue, il blocco delle importazioni e i controlli in tutti i
paesi».Visto che il veleno sarebbe nel mangime e il mangime contiene
tanti ingredienti è possibile risalire a quale di questi è il
responsabile della contaminazione?«E' possibile. Basta analizzare ogni
ingrediente separatamente risalendo così alla zona e all'azienda di
produzione di quella farina di leguminose o cereali o di quell'additivo
che compone il mangime».La carne alla diossina ha un sapore diverso?«La
presenza della diossina è rilevabile con le analisi di laboratorio ma
non è certamente riscontrabile nel gusto».
ANSA
7 DICEMBRE 2008
ANIMALI: MASCHI
SEMPRE PIU' IN PERICOLO
ROMA - L'inquinamento da sostanze chimiche
colpisce soprattutto i maschi delle specie animali, riducendo la loro
fertilità, rimpicciolendo i loro organi sessuali e aumentando i casi
di ermafroditismo (la presenza di organi sessuali di entrambi i
sessi). Lo denuncia una ricerca della ong britannica Chemtrust
(www.chemtrust.org.uk), che ha esaminato più di 250 studi scientifici
da tutto il mondo, come riferisce oggi il quotidiano The Independent.
"I maschi delle specie di ciascuna delle classi principali di animali vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi) - spiega la ricerca - sono stati colpiti da sostanze chimiche nell'ambiente. La femmilizzazione dei maschi di numerose specie vertebrate è oggi un evento largamente diffuso". Si va dei pesci dei fiumi britannici che sviluppano uova nei loro testicoli (pare per la presenza di ormoni femminili delle pillole anticoncezionali scaricati nelle fogne) alle rane rospo maschio della Florida, che nelle zone più coltivate (e riempite di pesticidi) diventano ermafrodite nel 40% dei casi. Sempre in Florida, gli alligatori esposti a pesticidi hanno livelli più bassi di testosterone, testicoli anormali, peni più piccoli e difficoltà riproduttive. Gli storni del sudovest dell'Inghilterra che mangiano vermi contaminati da ormoni femminili delle fogne cantano con una voce più acuta e maggior virtuosismo. Sintomi di femminilizzazione (presenza di ormoni femminili, organi sessuali maschili rimpiccioliti) sono stati trovati in pesci di tutti i mari del mondo, dal Giappone al Mediterraneo, nelle tartarughe dei Grandi Laghi, fra Usa e Canada (zona ad alta densità industriale), nei gabbiani e nei falchi pellegrini. Al Polo Nord, sono stati scoperti orsi bianchi ermafroditi. Le lontre e i topi esposti all'inquinamento da policlorobifenili (PCB, al bando, ma ancora diffusi) hanno testicoli e peni rimpiccioliti. I beluga e le orche canadesi più esposte ai PCB hanno difficoltà a riprodursi. "Le prove della ricerca suonano un campanello d'allarme" ha commentato l'endocrinologo dell'Università di Exeter Charles Tyler. "Abbiamo lanciato 100 mila prodotti chimici contro un sistema ormonale finemente bilanciato - ha aggiunto uno dei maggiori esperti al mondo di sostanze mutagene, il professor Pete Myers -. Non è sorprendente che vediamo gravi risultati". Il professor Lou Gillette dell'Università della Florida commenta che "se vediamo problemi nella vita in natura, possiamo preoccuparci che qualcosa di simile stia avvenendo ad una percentuale dei maschi umani". The Independent cita a proposito altre ricerche, che rivelano che i figli di madri esposte agli ftalati hanno peni più piccoli e testicoli non discesi, che le comunità più inquinate da sostanze mutagene (fra le quali l'Italia) generano più femmine che maschi e che perfino la produzione di sperma in venti paesi è crollata in 50 anni da 150 milioni di millilitri a 60.
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