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5 APRILE
2006
Quanto soffrono le cavie. Ora si
studia il loro dolore
Gb, le autorità hanno commissionato
uno studio per verificare
di CRISTINA NADOTTI
ROMA
- Il Parlamento e il
Comitato di bioetica britannici hanno chiesto di compiere studi
approfonditi sulla sofferenza degli animali utilizzati per la ricerca
scientifica. L'avvio di questa indagine sull'argomento, che potrebbe
essere pronta in breve tempo, non servirà ad annullare la sperimentazione
sugli animali, ma costituisce una pietra miliare nel campo
dell'affermazione dei loro diritti. Per la prima volta, infatti, passa il
riconoscimento del fatto che gli animali sono in grado di provare "dolore"
in termini umani e si chiede agli scienziati di impegnarsi a stabilire
quali siano i loro livelli di sofferenza. Per molto tempo è stata negata
la stessa capacità degli animali di provare dolore e anche quando è
aumentata la sensibilità per l'argomento, in molti hanno sostenuto che il
dolore provato da una bestiola non è paragonabile a quello di un essere
umano. E' un assunto che urta la sensibilità di molti, ma non deve
stupire: in molti ambienti scientifici la sofferenza viene valutata solo
in base alla capacità di esprimerla. Nello stesso modo in cui si ignorata
o sottovalutata la sofferenza animale, si è a lungo ignorata e
sottovalutata quella dei neonati, solo perché incapaci di esprimersi a
parole. E' indicativo in questo senso che solo ieri i ricercatori della
University College di Londra abbiano dato notizia di uno studio che dà per
la prima volta una misura scientifica diretta del dolore nei neonati
prematuri. I risultati della ricerca pongono un dilemma considerevole
sull'operato dei neonatologi. Per lungo tempo infatti i bambini molto
piccoli sono stati operati senza anestesia, nella convinzione che non
provassero dolore, ma solo semplici reazioni riflesse.
Così come è accaduto nel campo della neonatologia, le ricerche sollecitate dalle autorità britanniche per gli animali puntano a fornire parametri più precisi, in questo caso per stabilire se un esperimento è accettabile per legge. Al momento, infatti, le norme britanniche stabiliscono che una sperimentazione sugli animali è autorizzata sulla base di livelli di sofferenza indicati come lievi, moderati, notevoli o non classificabili, cioè tali da richiedere anestesia. A questa metodo si oppongono in molti, sostenendo che si tratta di classificazioni vaghe, stabilite a priori, senza verificare davvero quanto l'animale soffra durante l'esperimento. La ricerca britannica raccoglierà i dati in nove laboratori autorizzati. Il gruppo di scienziati ha già verificato che negli ambulatori in questione sono già disponibili dati sull'argomento. Il fatto che chi sperimenta sugli animali abbia già misurato il loro dolore, ma non ne abbai fornito resoconto, fa nascere dubbi e timori sull'esito di tali osservazioni. In Italia la legge che disciplina la sperimentazione sugli animali è la 116/92, che all'articolo 6 stabilisce che "gli esperimenti devono essere effettuati in modo da evitare angoscia e sofferenza o dolore inutili agli animali". L'accezione "dolore inutile" è però molto vaga e la realtà è che, nonostante le norme, gli animali da laboratorio sono sottoposti a grandi sofferenze spesso con scarsi o nulli esiti scientifici.
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