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La notizia della "scoperta" dell'esistenza nel
liquido anmiotico di cellule staminali ha esaltato i ricercatori
(vivisettori) e, ovviamente anche i vertici della Chiesa che vedono in
questa scoperta la salvezza dell'embrione umano, unica forma di vita che
a loro interessa.
A nessuno importa che comunque e sempre vengano
utilizzati animali di ogni tipo, non solo per il prelievo del liquido
amniotico necessario, ma anche per tutti gli esperimenti del caso,
esperimenti effettuati non su animali veramente malati della malattia
per la quale si cerca l'eventuale possibile cura, ma animali indotti
malati artificialmente ed anche lobotomizzati ad arte....questa non è
scienza e non può esserlo poiché si basa su un fondamento errato e
fallace che non potrà produrre altro che nuovi errori e nuove sofferenze
come ci ha insegnato il nostro grande amico e maestro Pietro Croce che
mai dimenticheremo o tradiremo.
Ebe Dalle Fabbriche
LIBERO
9 GENNAIO 2007
Dal liquido amniotico cellule
staminali che non danno problemi
ENRICO MAGLIANO
Nel liquido amniotico di una gestante (le
cosiddette "acque" che si rompono prima del parto) galleggiano cellule
staminali con capacità rigenerative pari a quelle embrionali: si
moltiplicano in fretta (raddoppiano in 36 ore) e sembrano versatili come
quelle dell'embrione, potendo trasformarsi in cellule adulte muscolari,
ossee, sanguigne, lipidiche, epatiche. Soprattutto, sono prelevabili con
una siringa senza danneggiare l'embrione né la madre: come quando si fa
un'amniocentesi. La scoperta quindi, fatta da alcuni ricercatori
americani con la collaborazione di uno scienziato italiano, potrebbe far
superare i dilemmi etici attualmente legati all'uso di queste cellule.In
biologia il termine "staminale" è utilizzato per descrivere la capacità
di una cellula indifferenziata, cioè che non ha ancora una funzione
specifica, di differenziarsi e trasformarsi in qualsiasi cellula
dell'organismo (cardiaca, nervosa, ossea ecc.. ). Si tratta di cellule
progenitrici "che non hanno ancora deciso cosa fare da grandi". Le
cellule staminali pluripotenti sono in grado di generare i tre
principali tessuti del nostro organismo (ectoderma, mesoderma ed
endoderma). Questa loro peculiarità di "specializzarsi" in cellule di
diversi tessuti le rende preziose come "pezzi di ricambio" per lesioni
ad organi danneggiati. Finora questa eccezionale capacità di
ricostruzione delle cellule staminali ha sollevato problemi etici legati
all'utilizzo degli embrioni umani come fonte delle cellule staminali
stesse. Una via alternativa a tale situazione è quella prospettata dai
risultati di recenti ricerche che hanno dimostrato anche nel liquido
amniotico la presenza di cellule staminali con le stesse caratteristiche
di quelle di provenienza embrionale. «Poter prelevare cellule staminali
embrionali dal liquido amniotico - ha commentato Carlo Albero Redi,
direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo all'Università di
Pavia - significa avere a disposizione una quantità di cellule tale da
coprire tutti i tipi immunologici». La prestigiosa rivista "Nature
Biotechnology" ha pubblicato i risultati di una indagine eseguita dai
ricercatori Anthony Atala e Paolo De Coppi presso le Università
Statunitensi di Harvard e Wakeforest . I ricercatori con una tecnica
simile all'amniocentesi (prelievo di liquido amniotico dalla gestante
con siringa) , procedura innocua per il feto e la madre e che non
dovrebbe sollevare problemi etici, hanno rinvenuto cellule staminali
simili a quelle embrionali che presentavano inoltre la capacità di
raddoppiare ogni 36 ore, permettendo di ottenere in breve tempo milioni
di cellule utili. C'è anche da sottolineare, a questo punto, che Paolo
De Coppi, il quale da quasi cinque anni lavora negli Stati Uniti, è un
giovane ricercatore italiano nato a Conegliano in provincia di Treviso
nel 1972 e laureato in Medicina e chirurgia all'Università di Padova,
dove si è in seguito specializzato in Chirurgia pediatrica.
I primi test sugli animali hanno dimostrato l'attitudine
di queste cellule staminali di provenienza amniotica a ricostruire
cellule ossee, del sistema nervoso e del fegato nel topo. Ovviamente
questi favorevoli risultati sull'animale da esperimento dovranno essere
dimostrati anche nell'uomo verificando l'efficacia e la sicurezza del
trattamento. Saranno necessari ancora alcuni anni per completare gli
studi clinici ed eventualmente organizzare banche di cellule staminali.
Ma la prospettiva è entusiasmante, si ipotizza che in futuro un neonato
potrebbe avere addirittura a disposizione una sua riserva personale di
cellule staminali geneticamente identiche, perfettamente idonee a
rigenerare, se necessario, tessuti ed organi danneggiati.
MOLECULARLAB
9 GENNAIO 2007
Paolo De Coppi primo autore della ricerca sulle staminali da liquido
amniotico
Lo scienziato veneto
compirà 35 anni tra pochi giorni e vanta numerose esperienze di lavoro
e di ricerca all'estero
Paolo De Coppi è
nato il 24 gennaio 1972 a Conegliano, in provincia di Treviso.
Nel 1997 ha conseguito la laurea con il massimo dei voti e la lode, in
medicina e chirurgia presso l’Università degli studi di Padova. I
titolo della sua tesi: "Modello di
gastroschisi nel coniglio: studio delle modificazioni
istologiche dell’intestino". Da gennaio a giugno del '97 ha svolto un
internato presso l’Istituto di patologia generale con il professor
Saverio Sartore, con il quale ha continuato a collaborare, anche dopo
la laurea, nel campo dello studio delle cellule muscolari lisce.
Si è poi iscritto alla Scuola di chirurgia pediatrica dell’Università di Padova, diretta dal professor Maurizio Guglielmi. Presso l'Università di Amsterdam tra ottobre 1998 e marzo 1999 ha svolto un progetto di ricerca riguardante l’epatoblastoma, sotto la direzione del professor Daniel Aronson. Questo lavoro gli ha permesso di approfondire le nozioni scientifiche di base già apprese durante il corso degli studi medici ma anche le tecniche di laboratorio che saranno fondamentali per gli studi cellulari che porterà avanti negli Stati Uniti. Ha poi lavorato presso un laboratorio specializzato del Children’s Hospital dell'Università di Harvard a Boston, diretto dal dr. Anthony Atala, tra giugno 2000 e febbrario 2002. Durante questo lavoro ha avuto occasione di approfondire le conoscenze riguardanti le estrazioni e le colture cellulari per la terapia cellulare e l’ingegneria tissutale. Ed è a Boston che ha iniziato ad indirizzare la sua attenzione verso le cellule staminali, in particolare verso quelle di tipo mesenchimale. All'inizio si è interessato alle cellule staminali adulte, derivate sia da tessuti midollari che da tessuti extra midollari; in seguito ha elaborato un proprio progetto per l’identificazione delle cellule staminali dai villi coriali e dal liquido amniotico. Nell’elaborazione di questa teoria, si è avvalso della preziosa direzione dei professori Atala, Shay Soker, James Yoo e del prezioso parere di importanti scienziati come Paola Dal Cin, Robert Lanza ed Evan Snyder. Grazie a queste preziose collaborazioni ha avuto modo di portare a termine con successo un prezioso studio riguardante le cellule staminali ricavate dal liquido amniotico e dai villi coriali.
LA PROVINCIA DI COMO
8 GENNAIO 2007
Il
medico italiano «Fra 5 anni si potranno riparare organi e tessuti»
Le staminali del liquido amniotico
scoperte sono una potenziale fonte alternativa alle cellule embrionali
da usare nella medicina rigenerativa ed è pensabile che nel giro di 5
anni inizieranno i primi studi clinici per riparare organi e tessuti o
guarire malformazioni alla nascita utilizzando le nuove staminali,
inoltre potrebbero nascere banche di liquido amniotico come sta già
avvenendo in Usa. È quanto dichiarato in un'intervista all'Ansa da
Paolo De Coppi, chirurgo pediatra presso l'Università di Padova e
primo autore del lavoro condotto in Usa e pubblicato sulla rivista
Nature Biotechnology sulla scoperta di un nuovo tipo di cellule
staminali isolate dal liquido che si preleva nella gestante durante l'amniocentesi,
staminali risultate più vantaggiose sia di quelle adulte sia di quelle
embrionali su cui si concentrano oggi le sperimentazioni in tutto il
mondo. Tra i maggiori finanziatori del lavoro, precisa De Coppi, c'è
anche la Fondazione Italiana Città della Speranza che in tre anni ha
già stanziato 300 mila euro. Tanti sono i test attualmente in corso
per verificare la possibilità futura di usare le nuove staminali a
scopo terapeutico, spiega De Coppi che lavora temporaneamente in
Inghilterra ma continua a coordinare diverse sperimentazioni su queste
staminali nei laboratori dell'ateneo padovano. Le staminali derivate
dal liquido amniotico potrebbero costituire una svolta in medicina
rigenerativa, spiega entusiasta De Coppi, in quanto sono facilmente
reperibili e facili da coltivare, inoltre bypassano i dilemmi etici
insiti nell'uso di cellule embrionali e sono cellule versatili come
quelle dell'embrione, con in più il vantaggio di non provocare tumori
quando iniettate nell'animale. «Noi avevamo trovato queste cellule già
nel 2001 - racconta De Coppi che allora lavorava con Anthony Atala
alla Wake Forest University a Winstom-Salem in Usa - e avevamo visto
che avevano caratteristiche di staminalità molto simili a quelle
dell'embrione. Ma ci sono voluti tutti questi anni - prosegue lo
scienziato - per dimostrare in via definitiva che queste cellule
fossero staminali a tutti gli effetti e che fossero potenzialmente
utilizzabili a scopo rigenerativo». E così è, infatti, racconta De
Coppi, «abbiamo dimostrato non solo che sono capaci di differenziare
in moltissimi tipi cellulari distinti ma anche
che trapiantate nei topolini
possono rigenerare dei tessuti come quelli nervoso e osseo». «Per
questo - prosegue l'esperto - i lavori futuri si dirigeranno verso
l'uso di queste cellule su animali più simili all'uomo come scimmie e
maiali, come già stiamo facendo a Padova». Le linee di ricerca sono
molte, aggiunge De Coppi, per esempio la cura delle degenerazioni
muscolari e di malformazioni cardiache, ma in particolare si punta
all'uso di queste staminali per curare malformazioni diagnosticate in
età prenatale.
VIRGILIO NOTIZIE
8 GENNAIO 2007
STAMINALI/ SCOPERTA IMPORTANTE: ORA RIFLESSIONI E RISCHIESTE
La sperimentazione sull'uomo comincerà tra cinque anni
Roma, 8 gen. (APCom) - La scoperta è
importante ma ora è necessario fare attenzione a facili commenti, a
strumentalizzazioni o a polemiche. Oggi davanti la notizia della
scoperta di staminali nel liquido amniotico, si sono alternati
plausi per l'importante risultato a polemiche ed interrogativi. Il
fatto c'è: nel liquido amniotico si possono reperire cellule
staminali capaci di differenziarsi, proprio come quelle embrionali,
in cellule di tessuti, muscoli, nervi e ossa. Questo vuol dire che
si aprono nuove ed importanti frontiere nella medicina. Il giorno
dopo la pubblicazione di Nature Biotechnology dell'importante
scoperta (merito anche di un medico italiano 'emigrato' in Gran
Bretagna), arrivano le reazioni e i commenti, non solo strettamente
scientifici ma che toccano i confini della bioetica e il concetto
"di rispetto per l'essere umano". Perchè è proprio questo il
concetto su cui si sono basate le tante controversie in materia di
cellule staminali embrionali, vale a dire, fino a che punto ci si
potesse spingere nell'utilizzo di queste cellule. Su questo il
Vaticano non ha dubbi. Ed è per questo che guarda in modo positivo
alla nuova scoperta. Secondo il cardinale Javier Lozano Barragan,
'ministro' della Sanità del Vaticano, "Se per estrarre una quantità
di liquido amniotico non si mette in difficoltà e in pericolo il
donatore e si può introdurre tanto in vitro come nello stesso
organismo del ricevente, e se tutto questo a livello medico non
causa nessuna conseguenza negativa, allora penso che non ci sia
nessun problema". Il cardinal Barragan ricorda che "il problema
etico non era con le cellule staminali adulte, ma con quelle
dell'embrione, perché causavano la morte dell'embrione". Dunque
potere avere le staminali disponibili nel liquido amniotico
risolverebbe in qualche modo l'empasse. Oggi, dunque, non sono
arrivati solo elogi per la scoperta. C'è chi da una parte, come
Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità del Senato, vede
nella scoperta, la conferma che "la ricerca fa passi avanti" e che
"sarà la scienza a farci superare l'aspetto etico della questione".
C'è chi invece, dall'altra parte chiede che a questo punto si fermi
la ricerca sulle cellule staminali. Tra questi un gruppo di
parlamentari di Forza Italia, tra cui Isabella Bertolini, la quale
sottolinea come "la scoperta della presenza di cellule staminali nel
liquido amniotico dimostra che tutela della vita e ricerca
scientifica non sono assolutamente incompatibili". E aggiunge
"chiediamo al Governo Prodi di tenere conto di tale rilevantissima
novità. La posizione dell'Italia a livello europeo deve cambiare
radicalmente". Interviene sulla vicenda anche Riccardo Pedrizzi,presidente
nazionale della Consulta etico-religiosa di Alleanza Nazionale: "E'
l'ennesima prova che per curare le persone e per far progredire la
scienza, non c'è alcun bisogno di trasformare l'essere umano in
cavia e di praticare la vivisezione su di esso. E' l'ennesima prova-
aggiunge - insomma, che uccidere embrioni a fini terapeutici è un
delitto del tutto ingiustificato dal punto di vista scientifico".
Per Pedrizzi, questa notizia conferma che "la legge 40 è giusta",
poiché "è espressione della scienza che accetta di farsi guidare
dall'etica". Anche il vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni,
accoglie con favore la nuova scoperta scientifica sulle cellule
staminali, soprattutto perchè mette in evidenza come "sia possibile
raggiungere importanti risultati medici, nel rispetto di quei valori
etici che ci appartengono. Non possiamo che accogliere con favore
quella che potrebbe rivelarsi come una scoperta rivoluzionaria che
manda in frantumi il muro di reticenza eretto da chi antepone i
propri pregiudizi ideologici alla tutela dell'uomo e della sua
salute". La sperimentazione, per ora è
stata fatta solo su cavie animali. Per passare alla
fase di sperimentazione sull'uomo bisognerà attendere forse cinque
anni. Sugli effetti del dopo scoperta anche l'Aduc si chiede se la
scoperta rappresenta la parola fine alla clonazione terapeutica. Per
voce di Donatella Poretti, della Rosa nel Pugno e responsabile del
'Notiziario Cellule Staminali' dell'Aduc, afferma "la questione non
è al momento così lineare, per cui appare strumentale e
antiscientifica la prevedibile mano pesante del Vaticano, che con il
suo papa fa sapere che i tentativi di legittimare la clonazione
umana per ipotetici fini terapeutici sono pericoli per la pace". E
conclude "questa scoperta è stata possibile grazie al finanziamento
di una ricerca scientifica che è libera, senza condizionamenti
ideologici e religiosi, ed è stata fatta in un Paese, gli Usa, dove
le leggi, come invece accade in Italia, non dicono qual è la ricerca
buona e quella cattiva; e quand'anche si accendono confronti duri
sull'uso o meno delle staminali embrionali non sono per vietarne la
ricerca, ma solo sull'opportunità o meno che abbiano contributi
pubblici".
IL SECOLO XIX
8 GENNAIO 2007
Nel liquido amnioticocellule
staminali
La nuova "fonte" può eliminare
le perplessità di tipo etico. Banca con 100 mila esemplari per il
99% del fabbisogno
ROMA. Il liquido amniotico potrebbe rappresentare una fonte alternativa di cellule staminali per la medicina rigenerativa, potenzialmente migliori sia delle adulte sia delle embrionali. Al suo interno ci sarebbe un nuovo tipo di cellule staminali a uno stadio intermedio tra embrionali e adulte e con al suo attivo gli aspetti vantaggiosi di entrambe. La scoperta corona 7 anni di accurati lavori diretti da Anthony Atala della Wake Forest University a Winstom-Salem, Usa, che insieme a Paolo De Coppi, ha isolato le nuove cellule staminali dal liquido scartato dopo l'amniocentesi, il test per rilevare eventuali malattie del nascituro. Secondo quanto pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, le nuove cellule, battezzate "staminali derivate dal liquido amniotico", sono potenzialmente utilissime in medicina rigenerativa poichè si isolano facilmente, si moltiplicano in fretta raddoppiando in 36 ore e sembrano versatili come quelle dell'embrione. Si possono trasformare in molti tipi cellulari adulti che poi, sia in vitro sia su animali, sono risultati funzionali come normali cellule adulte. E se in quanto a versatilità si tratterebbe di staminali somiglianti a quelle dell'embrione, le cellule del liquido amniotico oltre alla facile reperibilità hanno altri vantaggi: non richiedono cellule nutrici come guida, non producono tumori e non sono pericolose. «Si sa da decenni - spiega Anthony Atala - che sia la placenta sia il liquido amniotico contengono delle cellule progenitrici derivanti dall'embrione in sviluppo, ma noi ci siamo chiesti se tra queste cellule potessimo catturare anche cellule staminali vere e proprie e la risposta è stata affermtiva». Il team di Atala ha scoperto nel liquido amniotico un piccolo numero di queste nuove staminali, che appaiono a uno stadio intermedio tra le staminali adulte e le embrionali. E sembrano più vantaggiose. L'equipe è poi riuscita a trasformarle in tutti i principali tipi cellulari del corpo umano. Come solo con le cellule embrionali si può fare, le staminali del liquido amniotico possono esser trasformate in laboratorio in molte cellule adulte, corrispondenti a ciascuno dei tre tessuti basilari dell'embrione: cellule muscolari, ossee, sanguigne, nervose, di grasso ed epatiche. Le cellule adulte così ottenute sono sane e funzionanti. Per esempio, racconta Atala, le cellule nervose prodotte a partire dalle nuove staminali, impiantate nel cervello di topolini malati, hanno ripopolato le aree cerebrali degenerate. Le cellule ossee hanno ricostruito il tessuto osseo in topi e quelle epatiche si sono dimostrate capaci di produrre urea. La loro pronta disponibilità (basta recuperarle dall'amniocentesi) e facilità di crescita, le rende una fonte di cellule alternativa potenzialmente utile in medicina rigenerativa. Secondo Atala, una banca con 100 mila esemplari di queste staminali potrebbe supplire la necessità del 99% degli americani con perfetta compatibilità genetica per il trapianto. Insomma, come sintetizza Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'università di Pavia e direttore scientifico del Policlinco San Matteo di Pavia, la scoperta «Apre una speranza concreta di superare il grande scoglio della ricerca sugli embrioni, la scoperta di cellule staminali embrionali nel liquido amniotico pubblicata su Nature Biotechnology». E ancora: «È una ricerca che testimonia come la biologia cellulare stia mantenendo tutte le promesse, compiendo passi in avanti ogni giorno».
IL GIORNALE
8 GENNAIO 2007
La scoperta: liquido
amniotico miniera di staminali
Enzo Cusmai
New
York - Il liquido più prezioso del mondo è quello amniotico che
si forma nella pancia di una futura mamma in attesa. Chi ha
avuto figli dopo i trentacinque anni sa bene che l’esame di un
micro campione, prelevato attraverso la amniocentesi, permette
di escludere o di rilevare malattie come la sindrome di Down e
altre importanti malformazioni genetiche. Ma ora, quel liquido è
diventato ancora più prezioso, forse indispensabile alla ricerca
scientifica. Potrebbe infatti rappresentare una fonte
alternativa di cellule staminali per la medicina rigenerativa.
Cellule potenzialmente migliori sia delle adulte sia delle
embrionali. All’interno del liquido, ci sarebbe infatti un nuovo
tipo di cellule staminali a uno stadio intermedio tra embrionali
e adulte e con al suo attivo gli aspetti vantaggiosi di
entrambe. È, o almeno sembra, la vittoria della terza via. Tra
le cellule adulte e l’embrione spunta l’alternativa etica, il
punto d’incontro tra laici e cattolici.
La sensazionale scoperta è stata fatta da Anthony Atala della Wake Forest university a Winston-Salem, Usa, che insieme all’italiano Paolo De Coppi, chirurgo pediatra dell’Università di Padova, ha isolato, dopo sette anni di ricerca, le nuove cellule staminali dal liquido scartato dopo l’amniocentesi. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, le nuove cellule, battezzate «staminali derivate dal liquido amniotico», sono potenzialmente utilissime poiché si isolano facilmente, si moltiplicano in fretta raddoppiando in 36 ore e sembrano versatili come quelle dell’embrione. Si possono infatti trasformare in molti tipi cellulari adulti che sono risultati funzionali come normali cellule adulte, sia in vitro sia su animali. E se in quanto a versatilità sono somiglianti a quelle dell’embrione, le cellule del liquido oltre alla facile reperibilità hanno vantaggi aggiuntivi: non richiedono cellule nutrici come guida, non producono tumori, quindi non sono pericolose. «Si sa da decenni - spiega Atala - che sia la placenta sia il liquido amniotico contengono delle cellule progenitrici derivanti dall’embrione in sviluppo, ma noi ci siamo chiesti se tra queste cellule potessimo catturare anche cellule staminali vere e proprie e la risposta è stata affermativa».Il team di Atala ha infatti scoperto nel liquido amniotico un piccolo numero di queste nuove staminali, che appaiono a uno stadio intermedio tra le adulte e le embrionali e sembrano più vantaggiose. L’équipe è riuscita a trasformarle in tutti i principali tipi cellulari del corpo umano. Le staminali del liquido amniotico possono essere infatti trasformate in laboratorio in molte cellule adulte, corrispondenti ai tessuti basilari: cellule muscolari, ossee, sanguigne, nervose, di grasso ed epatiche. Le cellule adulte da esse ottenute sono sane e funzionanti: le cellule nervose prodotte, impiantate nel cervello di topolini malati, hanno infatti ripopolato le aree cerebrali degenerate. Le cellule ossee hanno ricostruito il tessuto osseo in topi e quelle epatiche sono state capaci di produrre urea. La loro pronta disponibilità (basta recuperarle dall’amniocentesi) e facilità di crescita, poi, le rende una fonte di cellule alternativa in medicina rigenerativa:una banca con 100mila esemplari di queste staminali potrebbe supplire la necessità del 99% degli americani. E non si tratta soltanto di teorie: «I lavori futuri - spiega De Coppi - si dirigeranno verso l’uso di queste cellule in animali più simili all’uomo, come maiali e scimmie». Fra le possibili applicazioni, la cura delle degenerazioni muscolari e di malattie cardiache e, soprattutto, delle malformazioni diagnosticate in età prenatale. «Non sappiamo esattamente quanto ci vorrà per arrivare alle sperimentazioni cliniche - conclude De Coppi - ma immaginiamo che possano iniziare nel giro di cinque anni».
CORRIERE ADRIATICO
8 GENNAIO 2007
Le
cellule isolate dalla sostanza scartata dopo l’amniocentesi, il
test per rilevare eventuali malattie del nascituro
E’ la scoperta che corona gli studi diretti da Anthony Atala della Wake Forest University Staminali, la miniera del liquido amniotico
ROMA - Il liquido amniotico potrebbe
rappresentare una fonte alternativa di cellule staminali per la
medicina rigenerativa, potenzialmente migliori sia delle adulte
sia delle embrionali. Al suo interno ci sarebbe, infatti, un
nuovo tipo di cellule staminali a uno stadio intermedio tra
embrionali e adulte e con al suo attivo gli aspetti vantaggiosi
di entrambe. E’ la scoperta che corona sette anni di accurati
lavori diretti da Anthony Atala della “Wake Forest University” a
Winstom-Salem, negli Usa, che insieme a Paolo De Coppi, ha
isolato le nuove cellule staminali dal liquido scartato dopo l’amniocentesi,
il test per rilevare eventuali malattie del nascituro.Secondo
quanto reso noto sulla rivista “Nature Biotechnology”, le nuove
cellule, battezzate “staminali derivate dal liquido amniotico”,
sono potenzialmente utilissime in medicina rigenerativa poiché
si isolano facilmente, si moltiplicano in fretta raddoppiando in
36 ore e sembrano versatili come quelle dell’embrione. Infatti,
si possono trasformare in molti tipi cellulari adulti che poi,
sia in vitro che su animali, sono risultati funzionali come
normali cellule adulte. E se in quanto a versatilità si
tratterebbe di staminali somiglianti a quelle dell’embrione, le
cellule del liquido oltre alla facile reperibilità hanno
vantaggi aggiuntivi: non richiedono cellule nutrici come guida,
non producono tumori, quindi non sono pericolose.
“Si sa da decenni - spiega Atala - che sia la placenta sia il liquido amniotico contengono delle cellule progenitrici derivanti dall’embrione in sviluppo, ma noi ci siamo chiesti se tra queste cellule potessimo catturare anche cellule staminali vere e proprie e la risposta è stata affermativa”. Il team di Atala ha infatti scoperto nel liquido amniotico un piccolo numero di queste nuove staminali, che appaiono a uno stadio intermedio tra le staminali adulte e le embrionali e sembrano più vantaggiose delle une e delle altre. L’equipe è poi riuscita a trasformarle in tutti i principali tipi cellulari del corpo umano. Infatti, come solo con le cellule embrionali si può fare, le staminali del liquido amniotico possono essere trasformate in laboratorio in molte cellule adulte, corrispondenti a ciascuno dei tre tessuti basilari dell’embrione: cellule muscolari, ossee, sanguigne, nervose, di grasso ed epatiche. Le cellule adulte da esse ottenute sono sane e funzionanti. “Per esempio - racconta ancora Atala - le cellule nervose prodotte a partire dalle nuove staminali, impiantate nel cervello di topolini malati, hanno ripopolato le aree cerebrali degenerate. Le cellule ossee hanno ricostruito il tessuto osseo in topi e quelle epatiche si sono dimostrate capaci di produrre urea”. La loro pronta disponibilità e facilità di crescita, le rende una fonte di cellule alternativa potenzialmente utile in medicina rigenerativa. Teoricamente, secondo Atala, una banca con 100 mila esemplari di queste staminali potrebbe supplire la necessità del 99% degli americani con perfetta compatibilità genetica per il trapianto. Apre una speranza concreta di superare il grande scoglio della ricerca sugli embrioni, la scoperta di cellule staminali embrionali nel liquido amniotico: ne è convinto Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell’università di Pavia e direttore scientifico del Policlinico San Matteo di Pavia. Che dice: “E' una ricerca che testimonia come la biologia cellulare stia mantenendo tutte le promesse”.
MOLECULARLAB
8 GENNAIO 2007
Trovate cellule
staminali nel liquido amniotico: una soluzione ai problemi
etici
La scoperta Usa dà grandi speranze soprattutto per il trapianto di organi
Alcuni scienziati
dell'università di Harvard e dell'Istituto di medicina
dell'università di Wake Forest, nel North Carolina hanno fatto
una scoperta di grande importanza per la medicina: nel liquido
amniotico si possono reperire cellule staminali in grado di
differenziarsi in cellule di tessuti, muscoli, nervi e ossa,
esattamente come quelle embrionali. Se queste preziose cellule
potranno veramente essere reperite nel liquido amniotico e
nella placenta, il dibattito etico che si è aperto in diversi
paesi per quanto riguarda l'utilizzo delle cellule staminali
embrionali, potrebbe essere superato. Ad oggi alcuni governi
hanno vietato questo tipo di ricerche o comunque posto rigide
limitazioni riguardo l'uso di cellule embrionali.
"La nostra speranza è che queste cellule rappresentino una valida risorsa per la riparazione dei tessuti e anche per la creazione di nuovi organi", ha spiegato Anthony Atala, direttore dell'istituto di medicina rigenerativa alla Wake Forest University. Lo studio che ha condotto è stato pubblicato dalla rivista Nature Biotechnology. Lo studio, durato sette anni, è iniziato prelevando liquido amniotico da donne incinte. I medici erano già a conoscenza di un gran numero di cellule immature che sono presenti nel liquido in cui cresce il feto, ma non si sapeva se vi fossero anche cellule staminali vere e proprie, cioè cellule indifferenziate capaci, come le staminali embrionali, di specializzarsi in cellule di diversi organi. I ricercatori hanno ossevato che circa l'1% delle cellule immature del liquido amniotico è rappresentato da vere staminali. Nel giro di qualche anno queste cellule sono state fatte crescere e sono si sono differenziate in cellule di muscoli, nervi, grasso ed epatiche. Sono stati anche condotti i primi test sulle cavie ed hanno dato buon esito. Ad esempio, in topolini lobotomizzati sono state trapiantate cellule del sistema nervoso: queste sono cresciute e hanno riparato l'area danneggiata del cervello. "Abbiamo assistito a un ripristino parziale della funzionalità", ed è stato anche dimostrato che le cellule neurali così ottenute producono neurotrasmettitori, mentre quelle del fegato possono secernere urea; questo è quanto spiegato da Atala nel corso di una teleconferenza con la stampa. Ma gli scienziati non si lasciano facilmente andare all'entusiasmo perchè sanno che saranno necessari anni prima di poter ripetere gli esperimenti sugli esseri umani. Le ricerche però, grazie alla facile reperibilità delle cellule staminali, potranno procedere velocemente. Solo negli Stati Uniti avvengono quattro milioni di parti l'anno, ha continuato Atala, e sarà facile raccogliere abbastanza campioni di cellule fetali da creare una banca dati che soddisfi le necessità di trapianto dell'intera popolazione. "Se si arrivasse ad avere una banca di 100mila campioni, il 99% della popolazione americana potrebbe trovarne uno geneticamente compatibile per un eventuale trapianto", ha assicurato lo scienziato. Nel frattempo, gran parte della comunità scientifica si congratula per la scoperta. Tra questi Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia e direttore scientifico del Policlinco San Matteo di Pavia. Secondo l'esperto il risultato pubblicato è il frutto di una sperimentazione molto lunga e che si basa su dati molto consistenti. "E' una ricerca che testimonia come la biologia cellulare stia mantenendo tutte le promesse, compiendo passi in avanti ogni giorno", ha aggiunto Carlo Alberto Redi. Prelevando cellule staminali embrionali dal liquido amniotico sarà possibile avere a disposizione una quantità di cellule tale da coprire tutti i tipi immunologici. "Inoltre questo risultato - ha proseguito - è un esempio di come la comunità scientifica si stia organizzando per superare lo scoglio della ricerca sugli embrioni". Il risultato ottenuto, secondo Redi, fa guardare con ottimismo al futuro, ricordando che la biologia delle cellule staminali è uscita dai laboratori solo da dieci anni: i politici dovrebbero considerare questo aspetto ed assegnare adeguati finanziamenti.
BRESCIA OGGI
8 GENNAIO 2007
Annunciata una scoperta
scientifica che potrebbe facilitare in maniera decisiva gli
interventi di medicina rigenerativa
Trovate le staminali che superano i dubbi etici I ricercatori Usa e italiani: «Nel liquido amniotico cellule come nell’embrione»
Il liquido amniotico potrebbe
rappresentare una fonte alternativa di cellule staminali per la
medicina rigenerativa, potenzialmente migliori sia delle adulte
sia delle embrionali. È la scoperta che corona sette anni di
accurati lavori diretti da Anthony Atala della Wake Forest
University a Winstom-Salem, Usa, che insieme all’italiano Paolo
De Coppi ha isolato le nuove cellule staminali dal liquido
scartato dopo l’amniocentesi, il test per rilevare eventuali
malattie del nascituro. Secondo quanto reso noto sulla rivista
Nature Biotechnology, le nuove cellule sono potenzialmente
utilissime in medicina rigenerativa poichè si isolano
facilmente, si moltiplicano in fretta raddoppiando in 36 ore e
sembrano versatili come quelle dell’embrione. Infatti, si
possono trasformare in molti tipi cellulari adulti che poi,
sia in vitro che su animali,
sono risultati funzionali come normali cellule adulte. E se in
quanto a versatilità si tratterebbe di staminali somiglianti a
quelle dell’embrione, le cellule del liquido hanno anche
vantaggi aggiuntivi: non richiedono cellule nutrici come guida,
non producono tumori e superano i dilemmi etici insiti nell’uso
di cellule embrionali. La loro pronta disponibilità e facilità
di crescita le rende una fonte di cellule alternativa utile in
medicina rigenerativa. ed è pensabile che nel giro di 5 anni
inizieranno i primi studi clinici per riparare organi e tessuti
o guarire malformazioni alla nascita.
LA SICILIA
8 GENNAIO 2007
Nel
liquido amniotico una nuova «miniera» per avere una fonte
alternativa di staminali
Roma. Il liquido amniotico potrebbe rappresentare una fonte
alternativa di cellule staminali per la medicina rigenerativa,
potenzialmente migliori sia delle adulte sia delle embrionali.
Al suo interno ci sarebbe, infatti, un nuovo tipo di cellule
staminali a uno stadio intermedio tra embrionali e adulte e
con al suo attivo gli aspetti vantaggiosi di entrambe. È la
scoperta che corona sette anni di accurati lavori diretti da
Anthony Atala della Wake Forest University a Winstom-Salem,
Usa, che insieme a Paolo De Coppi, ha isolato le nuove cellule
staminali dal liquido scartato dopo l'amniocentesi, il test
per rilevare eventuali malattie del nascituro.
Secondo quanto reso noto sulla rivista Nature Biotechnology, le nuove cellule, battezzate «staminali derivate dal liquido amniotico», sono potenzialmente utilissime in medicina rigenerativa poiché si isolano facilmente, si moltiplicano in fretta raddoppiando in 36 ore e sembrano versatili come quelle dell'embrione. Infatti, si possono trasformare in molti tipi cellulari adulti che poi, sia in vitro che su animali, sono risultati funzionali come normali cellule adulte. E se in quanto a versatilità si tratterebbe di staminali somiglianti a quelle dell'embrione, le cellule del liquido oltre alla facile reperibilità hanno vantaggi aggiuntivi: non richiedono cellule nutrici come guida, non producono tumori, quindi non sono pericolose. «Si sa da decenni - spiega Atala - che sia la placenta sia il liquido amniotico contengono delle cellule progenitrici derivanti dall'embrione in sviluppo, ma noi ci siamo chiesti se tra queste cellule potessimo catturare anche cellule staminali vere e proprie e la risposta è stata affermtiva». Il team di Atala ha infatti scoperto nel liquido amniotico un piccolo numero di queste nuove staminali, che appaiono a uno stadio intermedio tra le staminali adulte e le embrionali e sembrano più vantaggiose delle une e delle altre. L'équipe è poi riuscita a trasformarle in tutti i principali tipi cellulari del corpo umano. Infatti, come solo con le cellule embrionali si può fare, le staminali del liquido amniotico possono esser trasformate in laboratorio in molte cellule adulte, corrispondenti a ciascuno dei tre tessuti basilari dell'embrione: cellule muscolari, ossee, sanguigne, nervose, di grasso ed epatiche. Le cellule adulte da esse ottenute sono sane e funzionanti. Per esempio, racconta Atala, le cellule nervose prodotte a partire dalle nuove staminali, impiantate nel cervello di topolini malati, hanno ripopolato le aree cerebrali degenerate. Le cellule ossee hanno ricostruito il tessuto osseo in topi e quelle epatiche si sono dimostrate capaci di produrre urea.
IL MATTINO
8 GENNAIO 2007
Una
miniera di cellule staminali
PAOLA MARIANO
Il liquido amniotico potrebbe rappresentare una fonte
alternativa di cellule staminali per la medicina
rigenerativa, potenzialmente migliori sia delle adulte sia
delle embrionali. Al suo interno ci sarebbe, infatti, un
nuovo tipo di cellule staminali a uno stadio intermedio tra
embrionali e adulte e con al suo attivo gli aspetti
vantaggiosi di entrambe. È la scoperta che corona sette anni
di accurati lavori diretti da Anthony Atala della Wake
Forest University a Winstom-Salem, Usa, che insieme
all’italiano Paolo De Coppi ha isolato le nuove cellule
staminali dal liquido scartato dopo l’amniocentesi, il test
per rilevare eventuali malattie del nascituro. Secondo
quanto spiega la rivista Nature Biotechnology, le nuove
cellule, battezzate «staminali derivate dal liquido
amniotico», sono potenzialmente utilissime in medicina
rigenerativa poiché si isolano facilmente, si moltiplicano
in fretta raddoppiando in 36 ore e sembrano versatili come
quelle dell’embrione. Infatti, si possono trasformare in
molti tipi cellulari adulti che poi, sia in vitro che su
animali, sono risultati funzionali come normali cellule
adulte. E se, in quanto a versatilità, si tratterebbe di
staminali somiglianti a quelle dell’embrione, le cellule del
liquido oltre alla facile reperibilità hanno vantaggi
aggiuntivi: non richiedono cellule nutrici come guida e non
producono tumori, quindi non sono pericolose. «Si sa da
decenni - spiega Atala - che sia la placenta sia il liquido
amniotico contengono delle cellule progenitrici derivanti
dall’embrione in sviluppo, ma noi ci siamo chiesti se tra
queste cellule potessimo catturare anche cellule staminali
vere e proprie e la risposta è stata affermativa». Il team
di Atala ha infatti scoperto nel liquido amniotico un
piccolo numero di queste nuove staminali, che appaiono a uno
stadio intermedio tra le staminali adulte e le embrionali e
sembrano più vantaggiose delle une e delle altre. L’équipe è
poi riuscita a trasformarle in tutti i principali tipi
cellulari del corpo umano. Infatti, come solo con le cellule
embrionali si può fare, le staminali del liquido amniotico
possono esser trasformate in laboratorio in molte cellule
adulte, corrispondenti a ciascuno dei tessuti basilari
dell’embrione: cellule muscolari, ossee, sanguigne, nervose,
di grasso ed epatiche. Le cellule adulte da esse ottenute
sono sane e funzionanti. «Per esempio - racconta Atala - le
cellule nervose prodotte a partire dalle nuove staminali,
impiantate nel cervello di
topolini malati, hanno ripopolato le aree
cerebrali degenerate. Le
cellule ossee hanno ricostruito il tessuto osseo in topi
e quelle epatiche si sono dimostrate capaci di produrre
urea. La loro pronta disponibilità (basta recuperarle dall’amniocentesi)
e facilità di crescita, le rende una ”miniera” di cellule
alternative potenzialmente utile in medicina rigenerativa.
Teoricamente, secondo Atala, una banca con centomila
esemplari di queste staminali potrebbe supplire la necessità
del 99% degli americani con perfetta compatibilità genetica
per il trapianto
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