IL GIORNALE
28 ottobre 2007

L’ultima "opera d’arte". Un cane torturato davanti al pubblico

di Mario Cervi 

Pare che Guillermo Habacuc Vargas, nato in Costarica, goda come artista di notevole fama, almeno dalle sue parti. Dovrebbe essere uno dei rappresentanti del suo Paese nella Biennale Centroamericana del 2008, in Honduras. Per quel che mi riguarda, e in base alle notizie che ho avuto, Guillermo Habacuc Vargas è un poco di buono, anzi è tutto cattivo.
Appartiene al filone dei provocatori che elevano al rango di creazione artistica qualsiasi eccentricità e stravaganza, gradevole o sgradevole che sia. Anche chi non ha nessuna simpatia per questi ribelli, siano essi graffitari o dipintori in rosso della fontana di Trevi o impiccatori di manichini, deve almeno riconoscere loro l’innocuità. Non compiono atti di violenza, contro nessuno. Il citato Habacuc s’è invece reso colpevole d’una infamia che l’ha additato al disprezzo e all’indignazione di quanti ne hanno avuto notizia. In un quartiere periferico di Managua ha catturato, con l’aiuto di cinque ragazzini cui è spettata poi una mancia, un mite cane randagio, e l’ha esposto in una galleria d’arte (si fa per dire) con la scritta «Un perro enfermo, callejer », un cane di strada malato. La povera bestia era legata a una catena, e a qualche metro di distanza l’orribile Guillermo aveva collocato una ciotola di cibo, non raggiungibile.
L’opera d’arte consisteva nell’esibizione mostruosa di questa sofferenza e di questa agonia. Ovviamente all’animale è stata negata, insieme al nutrimento una qualsiasi assistenza medica. Alcuni visitatori della mostra si avvicinarono all’« artista» per chiedergli che liberasse il cane. Ma lui rifiutò decisamente, non poteva permettere che il suo capolavoro fosse pregiudicato da intromissioni d’estranei. Vargas è un mascalzone e probabilmente anche un pazzo. Sono strettamente consigliabili nei suoi confronti, misure cautelari. Una delle quali potrebbe consistere nel tenerlo legato a una catena, senza cibo.
Ma l’aspetto più sconvolgente di questa storia non sta nel sadismo d’un personaggio da film horror. Sta nella indifferenza, o nella protesta solo blanda, di coloro che hanno visitato l’esposizione. Sta nell’inazione delle autorità -magistratura e polizia-cui spetta il compito di impedire gesti disumani. Sta soprattutto nell’ipocrisia con cui il Madc (Museo de arte y diseno contemporaneo) legittima la sua stima per Habacuc Vargas e la mancanza d’una qualsiasi deplorazione per la sua crudeltà. Il Madc rifiuta ogni intervento, a cominciare dalla cancellazione dell’Habacuc dal catalogo della Biennale Centroamericana del 2008. Si atteggia a difensore e protettore delle libertà intellettuali e artistiche. «Un’opera anche se discussa e discutibile- sta scritto in un comunicato-deve servire di spunto per opinioni diverse, e sia pure contrarie, però non devemai dare spunto a censura.
La censura di un’opera e di un artista, per il tema prescelto o per la forma in cui l’ha svolto, è una misura repressiva. La richiesta di annullare la partecipazione di Guillermo Habacuc Vargas alla Biennale è infondata non solo perché le opere per le quali l’artista è stato selezionato sono diverse dall’opera messa in discussione, ma perché la censura diun artista, per aver fatto un’opera molto polemica - e soggetta a critiche estetiche ed etiche - non ha legittimazione». Così pensano i Soloni del Madc: secondo i quali l’«artista» va magari contestato, ma apprezzato. Ma già 84mila persone hanno firmato una petizione per ottenere che al torturatore di cani siano sbattute in faccia le porte della Biennale 2008. Ci vorrebbe ben altro per sanzionare ciò che questo Habacuc ha fatto.Maalmeno si stabilisca che la sua non è arte, è abiezione e vergogna.


IL GIORNALE
martedì 30 ottobre 2007
 
 
Enza Cusmai


Siamo a quota 152mila. Le petizioni on line contro il sedicente artista Guillermo Habacuc Vargas, piovono da tutto il mondo e si
moltiplicano. Ora anche nel nostro paese la gente si sta muovendo per stigmatizzare la sadica iniziativa «culturale» di Habacuc e impedire che l’autore possa replicarla in qualche altro museo compiacente. Un cane lasciato morire di fame, con una corda al collo e una catena che lo tiene lontano da una scodella di cibo, è tortura. Qualcuno la spaccia per arte.
La Ue, intanto, ha deciso di mettere al bando l’arte omicida chiudendo le porte dei principali musei ad Habacuc. Il commissario Frattini, promotore dell’iniziativa, ha già iniziato le consultazioni con altri delegati per verificare in che modo si possa vietare al costaricano di «esternare» al di fuori dai confini del suo paese. E mentre i politici stanno lavorando in questo senso, la gente protesta sonoramente.
Il fattaccio è noto ai lettori del nostro Giornale. Questo «artista» ha legato un indifeso cane randagio a una corda e lo ha fatto morire di fame e di sete in una galleria d’arte della Costarica nell’indifferenza dei visitatori che ne hanno anche ammirato l’agonia.
La notizia è stata efficacemente commentata da Mario Cervi che ha ben definito Habacuc un mascalzone e probabilmente un pazzo. «Sono strettamente consigliabili nei suoi confronti misure cautelari, una delle quali potrebbe consistere nel tenerlo legato a una catena, senza cibo», scrive il nostro direttore. Parole condivise da molti lettori offesi che hanno scritto lettere infuocate per testimoniare la loro indignazione. «La scorsa notte non ho chiuso occhio - racconta Isabella Sforzini - la notizia mi ha sconvolto intimamente provocandomi un malessere profondo... ma possibile che nessuno sia riuscito, visitando la mostra, a tagliare quella maledetta corda e salvare quella povera bestia? In che mondo viviamo?». Piero Badoglio, confessa di «non aver potuto leggere altro se non il titolo dell’articolo e il richiamo in prima pagina». Roberto Bellia, invece, parla di «vigliacca sopraffazione» e si domanda fino a che punto «l’uomo può degradarsi inseguendo la propria vanità». Giovanni Delle Monache conclude sostenendo che «l’uomo si crede intelligente ma rappresenta il peggior fallimento del Creato» e chiede «una giusta punizione che per un simile individuo capace di una violenza simile può solo essere l’eliminazione». Purtroppo, la speranza di Giovanni e di molti altri lettori non sarà esaudita perché il Costa Rica il signor Habacuc sembra gettonato a tal punto che potrebbe essere candidato a rappresentare il
proprio paese alla prestigiosa Biennale Centroamericana Honduras 2008.
Una candidatura che il mondo dovrebbe impedire e potrebbe farlo con una sollevazione popolare. Le petizioni on line servono proprio a questo, a isolare Habacuc nel suo delirio di onnipotenza.
E la macchina della protesta sembra ben avviata. «Che cosa vuole dirci l'artista con questa opera? Che l'uomo può ricavare fama e denaro da un cane, anche se in fin di vita?» si domanda Angela in uno dei siti Internet che sostengono la petizione. Una scelta che potrebbe screditare l’intera mostra internazionale se non fermato in tempo. Per questo anche il capogruppo dei verdi alla Camera Angelo Bonelli. invita a firmare la petizione online e chiedere così agli organizzatori della Biennale Centroamericana di non ospitare le opere di Habacuc. «Ci associamo alla richiesta del Commissario Franco Frattini affinché Italia e Unione europea chiudano le porte a questo sedicente artista».

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IL GIORNALE
martedì 30 ottobre 2007

«Fermiamo Habacuc» 
 Porte chiuse, in Europa e in tutte le principali manifestazioni culturali del pianeta. Se lo augura Franco Frattini, vicepresidente
della Commissione europea.

Lei è stato il primo a reagire in modo costruttivo dopo la pubblicazione della notizia.

«Sono profondamente sdegnato, quello non è un artista ma un personaggio immondo».

È anche pericoloso?
 
 
«Chi tortura in questo modo un povero cane randagio domani può farlo con un bambino, con una donna, con un uomo. Il suo messaggio è un insegnamento devastante per i giovani».

Quindi?
 
«Non merita né accesso né ospitalità in alcuna mostra artistica. Teniamo porte ben sbarrate a chi ha dato una lezione terribile. Questo orrore offende l’arte e milioni di cittadini che amano gli animali e li rispettano».

Isolare Habacuc non sembra impresa facile. Ma l’Europa cosa potrebbe fare per fermare questo personaggio?

«Potrebbe isolarlo e bandirlo dalla scena internazionale».

E come?
 
«Ovviamente non possiamo imporre ai 27 paesi europei di allontanarlo per legge ma si può indurre i vari paesi a metterlo al bando se dovesse chiedere di esporre in un qualsiasi museo della Ue».

E in Italia?
 
«Io spero che il ministro della Cultura si attivi perché il nostro sia il primo paese a dare il buon esempio e a prendere le dovute distanze. Inoltre dovrebbe fare un giro di telefonate ai suoi colleghi europei».
 

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Animalieanimali
30 OTTOBRE 2007

 

EUROPA E ITALIA: PORTE CHIUSE A HABACUC VARGAS!
Un "artista" fa morire apposta un cane in una esposizione in Honduras. Sdegno in tutto il mondo.

 

Il Vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, responsabile perla Giustizia, la Libertà e la Sicurezza ha inviato una lettera aperta ai media, italiani ed esteri. "Alcuni giornali - si legge nella nota - hanno diffuso le fotografie, orribili, di un cane morto di fame e di sete, legato ad una catena.Il responsabile è un individuo - che spero nessuno al mondo osi definire "un artista" - il quale ha fatto catturare un cane randagio, lo ha fatto morire di fame e sete sotto un pannello scritto con crocchettine per cani, esponendo la scena in una galleria d'arte"."Questo personaggio - scrive ancora Frattini - si chiama Guillermo Habacuc Vargas, nato in Costarica, e candidat o persino a rappresentare il suo paese nella Biennale centroamericana Honduras 2008.Credo che questa vicenda debba provocare, nel mio Paese, l'Italia, e spero in tutta Europa, una vera e propria ribellione di sdegno.Questo indegno personaggio, che ha esposto ai visitatori di una mostra una così orribile tortura, non merita né accesso né ospitalità in nessuna mostra artistica, perché questo orrore offende l'arte e milioni di cittadini che amano gli animali e li rispettano. Spero che le iniziative di questo personaggio vengano bloccate definitivamente, anche nel Paese che lo ospita, e mi auguro che né in Italia né in altri paesi europei egli venga mai autorizzato ad entrare". "Chi tortura in questo modo un povero cane randagio, domani può farlo con un bambino, con una donna, con un uomo. Mettiamo perciò al bando, nella nostra coscienza e con una vera e propria rete internazionale dello sdegno civile, chi ha pensato e realizzato questo orrore". "Mi auguro - conclude la lettera - c he le autorità italiane, ove mai ve ne fosse richiesta, tengano ben sbarrate le porte a chi, come Guillermo Habacuc Vargas, ha dato una lezione terribile di come un essere umano possa essere assai peggiore del povero cane randagio fatto morire di fame e di sete davanti ad una scritta fatta di croccantini per animali".
(9Colonne)
"L'orribile agonia di un povero cane privato di acqua e cibo esposto in una mostra non e' arte, e' crudelta'. L'autore di questo crimine contro gli animali e' Guillermo Vargas, conosciuto come Habacuc in Costa Rica, il suo Paese". Lo afferma il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. "Invitiamo- aggiunge Bonelli- a firmare la petizione online per chiedere agli organizzatori della Biennale Centroamericana Honduras 2008 di non ospitare le opere di Habacuc, candidato addirittura a rappresentare il proprio Paese alla prestigiosa esposizione. Ci associamo alla richiesta del commissario Franco Frattini affinche' Italia ed Unione europea chiudano l e porte a questo sedicente artista". La violenza contro gli animali- conclude il capogruppo del Sole che ride- "e' ingiustificabile e la forte pressione dell'opinione pubblica puo' contribuire a evitare che certi casi di inammissibile crudelta' si ripetano".