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IL
GIORNALE
28 ottobre 2007
L’ultima "opera d’arte". Un cane torturato davanti al pubblico di Mario Cervi Pare
che Guillermo Habacuc Vargas, nato in Costarica, goda come artista di
notevole fama, almeno dalle sue parti. Dovrebbe essere uno dei
rappresentanti del suo Paese nella Biennale Centroamericana del 2008, in
Honduras. Per quel che mi riguarda, e in base alle notizie che ho avuto,
Guillermo Habacuc Vargas è un poco di buono, anzi è tutto cattivo.
IL GIORNALE
martedì 30 ottobre 2007
Enza Cusmai
Siamo a quota 152mila. Le petizioni on line contro il sedicente artista Guillermo Habacuc Vargas, piovono da tutto il mondo e si moltiplicano. Ora anche nel nostro paese la gente si sta muovendo per stigmatizzare la sadica iniziativa «culturale» di Habacuc e impedire che l’autore possa replicarla in qualche altro museo compiacente. Un cane lasciato morire di fame, con una corda al collo e una catena che lo tiene lontano da una scodella di cibo, è tortura. Qualcuno la spaccia per arte. La Ue, intanto, ha deciso di mettere al bando l’arte omicida chiudendo le porte dei principali musei ad Habacuc. Il commissario Frattini, promotore dell’iniziativa, ha già iniziato le consultazioni con altri delegati per verificare in che modo si possa vietare al costaricano di «esternare» al di fuori dai confini del suo paese. E mentre i politici stanno lavorando in questo senso, la gente protesta sonoramente. Il fattaccio è noto ai lettori del nostro Giornale. Questo «artista» ha legato un indifeso cane randagio a una corda e lo ha fatto morire di fame e di sete in una galleria d’arte della Costarica nell’indifferenza dei visitatori che ne hanno anche ammirato l’agonia. La notizia è stata efficacemente commentata da Mario Cervi che ha ben definito Habacuc un mascalzone e probabilmente un pazzo. «Sono strettamente consigliabili nei suoi confronti misure cautelari, una delle quali potrebbe consistere nel tenerlo legato a una catena, senza cibo», scrive il nostro direttore. Parole condivise da molti lettori offesi che hanno scritto lettere infuocate per testimoniare la loro indignazione. «La scorsa notte non ho chiuso occhio - racconta Isabella Sforzini - la notizia mi ha sconvolto intimamente provocandomi un malessere profondo... ma possibile che nessuno sia riuscito, visitando la mostra, a tagliare quella maledetta corda e salvare quella povera bestia? In che mondo viviamo?». Piero Badoglio, confessa di «non aver potuto leggere altro se non il titolo dell’articolo e il richiamo in prima pagina». Roberto Bellia, invece, parla di «vigliacca sopraffazione» e si domanda fino a che punto «l’uomo può degradarsi inseguendo la propria vanità». Giovanni Delle Monache conclude sostenendo che «l’uomo si crede intelligente ma rappresenta il peggior fallimento del Creato» e chiede «una giusta punizione che per un simile individuo capace di una violenza simile può solo essere l’eliminazione». Purtroppo, la speranza di Giovanni e di molti altri lettori non sarà esaudita perché il Costa Rica il signor Habacuc sembra gettonato a tal punto che potrebbe essere candidato a rappresentare il proprio paese alla prestigiosa Biennale Centroamericana Honduras 2008. Una candidatura che il mondo dovrebbe impedire e potrebbe farlo con una sollevazione popolare. Le petizioni on line servono proprio a questo, a isolare Habacuc nel suo delirio di onnipotenza. E la macchina della protesta sembra ben avviata. «Che cosa vuole dirci l'artista con questa opera? Che l'uomo può ricavare fama e denaro da un cane, anche se in fin di vita?» si domanda Angela in uno dei siti Internet che sostengono la petizione. Una scelta che potrebbe screditare l’intera mostra internazionale se non fermato in tempo. Per questo anche il capogruppo dei verdi alla Camera Angelo Bonelli. invita a firmare la petizione online e chiedere così agli organizzatori della Biennale Centroamericana di non ospitare le opere di Habacuc. «Ci associamo alla richiesta del Commissario Franco Frattini affinché Italia e Unione europea chiudano le porte a questo sedicente artista». _______________________________ IL GIORNALE martedì 30 ottobre 2007 «Fermiamo Habacuc» Porte chiuse, in Europa e in tutte le principali manifestazioni culturali del pianeta. Se lo augura Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea. Lei è stato il primo a reagire in modo costruttivo dopo la pubblicazione della notizia. «Sono profondamente sdegnato, quello non è un artista ma un personaggio immondo». È anche pericoloso?
«Chi tortura in questo modo un
povero cane randagio domani può farlo con un bambino, con una donna, con
un uomo. Il suo messaggio è un insegnamento devastante per i giovani».
Quindi?
«Non merita né accesso né
ospitalità in alcuna mostra artistica. Teniamo porte ben sbarrate a chi
ha dato una lezione terribile. Questo orrore offende l’arte e milioni di
cittadini che amano gli animali e li rispettano».
Isolare Habacuc non sembra impresa facile. Ma l’Europa cosa potrebbe fare per fermare questo personaggio? «Potrebbe isolarlo e bandirlo dalla scena internazionale». E come?
«Ovviamente non possiamo
imporre ai 27 paesi europei di allontanarlo per legge ma si può indurre
i vari paesi a metterlo al bando se dovesse chiedere di esporre in un
qualsiasi museo della Ue».
E in Italia?
«Io spero che il ministro
della Cultura si attivi perché il nostro sia il primo paese a dare il
buon esempio e a prendere le dovute distanze. Inoltre dovrebbe fare un
giro di telefonate ai suoi colleghi europei».
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EUROPA E ITALIA:
PORTE CHIUSE A HABACUC VARGAS!
Il
Vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, responsabile per
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