Come affrontare le problematiche dei colombi in ambiente urbano


Il testo ha il solo scopo di offrire informazioni e approfondimenti ai visitatori. Ogni altro uso deve essere esplicitamente autorizzato dal Movimento UNA, comunque citandone la fonte e il nome dell'autore".


Di Enrico Moriconi
Medico Veterinario
Presidente ASVeP - Onlus - Ass.Culturale Veterinaria di Salute Pubblica

Torino 11.10.01

Analisi - L'aspetto sanitario - Commento - Il problema dell'inquinamento - Le soluzioni - Soluzioni inefficaci - Bibliografia

Il numero dei colombi nelle città va aumentando e si moltiplicano le proteste della popolazione e conseguentemente i tentavi delle autorità di limitare le presenze, non sempre con metodi dolci, anzi sovente proponendo la loro uccisione. Tuttavia il numero dei colombi è legato ad una molteplicità di fattori per cui diventa importante affrontare l'argomento dal punto di vista globale perché soluzioni semplici non possono rispondere alle domande più complesse.

Inoltre è altrettanto basilare discutere su basi teoriche oggettive e non fondarsi sulla accettazione acritica dei pareri degli "esperti" poiché molto spesso dietro l'apparente scientificità si può celare il desiderio di raggiungere un determinato fine.

Il documento vuole essere una disamina globale delle problematiche collegate alle colonie colombacee presenti nelle città per produrre un protocollo di intervento messo a disposizione degli amministratori locali.

Analisi

Su questo punto vi è un problema metodologico, di approccio, perché la moltiplicazione dei colombi in città non è mai "colpa" degli animali.

Occorre piuttosto ricordare che il primo movente dell'aumento delle popolazioni sinantrope in ambiente urbano, dei quali colombi sono solo un aspetto, vada ricercato nel degrado delle città e nell'alterazione dell'ecosistema urbano. In città, si sa, gli animali trovano calore, in quanto esse sono mediamente più calde di un paio di gradi dell'ambiente circostante, dato oggettivamente rilevabile e direttamente dipendente dall'inquinamento provocato dai gas degli scarichi dei mezzi di trasporti e da quelli industriali o dai riscaldamenti delle abitazioni civili.

Gli animali trovano negli ambienti urbani cibo, non solo quello somministrato da eventuali volontari, ma anche tutti quei residui che vengono dispersi nell'ambiente.

Gli edifici abbandonati, che nelle città sono in continuo aumento, offrono rifugio dal freddo e riparo da eventuali predatori, nonché per i colombi facili luoghi di nidificazione.

E' altrettanto noto, ad esempio, che una ulteriore spinta a urbanizzarsi viene dal disturbo, quando non dal danno, arrecato dalle attività venatorie. Ma, naturalmente, nessuno mai potrà chiedere di abbassare la pressione venatoria!

Come in tante altri aspetti della vita odierna, la moltiplicazione dei colombi è un problema multifattoriale, che è colpevolmente ingiusto considerare come una situazione facilmente risolvibile responsabilizzando gli animali.

Così è inutile la colpevolizzazione dei cittadini che eventualmente alimentano i colombi.

Il problema indubbiamente esiste, perché laddove vive una colonia si può nella maggior parte dei casi rilevare la presenza di qualche persona che la assiste portando cibo. Colpevolizzare questi cittadini significa non vedere la vera causa di questo comportamento, perché le persone che si dedicano a questa attività sovente trovano uno scopo di vita proprio in questi atti e sono loro le prime vittime di una società che non è più in grado di ascoltare le mille voci che la compongono e che privilegia solo i rapporti finalizzati ad un tornaconto economico. Le persone che assistono le colonie sono sovente anziane e sole, cioè proprio cittadini che sono trascurati dal corso normale della vita. Dietro questi comportamenti si nasconde sovente un malessere dell'individuo umano che non è compreso dalla società.

Piuttosto che colpevolizzare è meglio educare le persone che si occupano dell'alimentazione sulle necessità alimentari degli animali, come sia importante dare un cibo equilibrato ed adatto. Così facendo se ne può ottenere la collaborazione per diminuire la quantità e spostare i volatili verso aree di alimentazione individuate in zone dove gli eventuali svantaggi risultino contenuti.

In ogni caso sarebbe negativo allontanare forzatamente gli umani dai loro amici, perché questi rappresentano appunto amicizia, senso di utilità, gratificazione, aggiungono e mantengono uno scopo di vita per individui che faticano a trovarli altrove, non per colpe solo loro.

Sempre come approccio, occorre evitare di attribuire agli animali colpe che non solo loro, quali quelle relative all'inquinamento, sapendo che nelle città il problema principale dipende dall'inquinamento chimico provocato dal traffico e dai riscaldamenti. Accettare il troppo facile parallelismo tra presenze di colombi e inquinamento significa dare adito a richieste massimaliste e sfrenate di controllo della popolazione degli animali a qualunque costo, perché se si ingigantisce il problema è naturale che aumenti la richiesta di soluzioni rapide e drastiche, giustificate dall'urgenza.

Spesso le rimostranze sono legate a situazioni, quali la presenza di guano, che una semplice ripulitura dei siti può mettere a tacere.

Nell'affrontare il problema occorre sottolineare anche quelle che sono le valenze positive delle presenza animali nelle città, legate alla possibilità per tutti i cittadini ma, soprattutto per i bambini e per gli anziani, di avere un rapporto diretto con la natura, di poter rapportarsi con esseri che richiamano alla libertà, alla gioia, alla fantasia e alla semplicità, in contrasto con una sistema di vita spersonalizzato, ipertecnologico e innaturale.

Richiamare gli aspetti positivi e serve a proporre un approccio che non sia solo colpevolizzante o inutilmente terrorizzante, come può succedere quando si sottolineano e si esasperano gli effetti negativi.

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L'aspetto sanitario

Molto spesso si sottolinea il problema sanitario come causa movente della necessità degli interventi sulle popolazioni. Non si può negare che alcune forme patologiche siano comuni ai colombi e all'uomo, ma affrontare il tema sanitario sempre e solo per dare una responsabilità di trasmissione dagli animali all'uomo non è un approccio oggigiorno accettabile.

Il termine di zoonosi indica solitamente quelle malattie che si trasmettono dagli animali all'uomo, ma, a dire il vero, sembra più una inutile colpevolizzazione degli animali, che non una sistematizzazione di una qualche utilità. È una classificazione che discende direttamente da un approccio fortemente antropocentrico, come se fosse diverso per l'uomo ammalarsi per un contagio inter umano o da un animale e perché si sottolinea in tal modo un potenziale pericolo da parte degli animali. Come sempre accade con le scelte culturalmente sbagliate, l'atteggiamento di ripulsa nei confronti degli animali ammalati che tale atteggiamento indica, si sta trasmettendo anche alle persone, per cui, con sempre maggior frequenza, si constata una prevenzione nei confronti degli ammalati.

È comunque una definizione specista perché non riconosce che l'uomo, essendo un animale, risulta, per il corso naturale degli eventi, esposto alle stesse patologie di tutti gli altri animali; anche le malattie servono così a marcare una linea di confine tra la sacralità umana e il resto dei viventi che è stata artificialmente creata.

La definizione comunque è anche errata quando comprende le patologie che l'uomo può contagiare dal terreno, cioè nel caso in cui i batteri passano dall'animale al terreno e da questo alla persona. Sembra abbastanza evidente che gli animali non svolgono nessun ruolo attivo in tale trasmissione, se non quella di essere colpiti da una malattia di cui farebbero volentieri a meno, se potessero dircelo, e noi chiederlo. In verità con una simile classificazione specista si cerca di mettere una diversità tra l'uomo e gli animali, quando invece proprio la possibilità che tutti possano contagiare le stesse malattie indica semmai la vicinanza delle specie più che non la lontananza. Però tale classificazione serve molto bene quando si voglia "colpevolizzare" una qualche specie che va a interferire con i programmi umani e sia quindi necessario intervenire per la sua uccisione. In questo modo l'atto cruento viene giustificato appunto per necessità di ordine sanitario. Un altro esempio illustra questo tipico atteggiamento specista. Tra le zoonosi quelle che normalmente colpiscono più cittadini sono quelle che si contagiano non vivendo con gli animali ma mangiandoli.

Le patologie indicate come possibile fonte di contagio tra i colombi e l'uomo sono:
salmonellosi, clamidiosi, borrelliosi, psittacosi, encefaliti, istoplasmosi, candidosi, tubercolosi, criptococcosi.

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Salmonellosi

La Salmonellosi è la forma più frequentemente chiamata in causa come motivazione sanitaria per richiedere un intervento per il controllo delle popolazioni dei colombi. La "fortuna" di questa patologia è di essere sostenuta da un germe ubiquitario, presente cioè nel terreno stesso oltre che in un gran numero di animali, ragion per cui quando la si cerca, la si trova facilmente. Può essere questo un tipico esempio della parzialità dell'esperto, che sa benissimo quale sia la situazione epidemiologica riguardante la malattia ma che si limita a fare il parallelo: colombi, presenza di salmonelle, pericolo sanitario, necessità di intervento sugli uccelli.

A questo proposito val la pena di considerare, innanzi tutto, che sovente le decisioni vengono prese sulla semplice base del rilievo analitico di laboratorio che isola la presenza di salmonelle nel tratto intestinale degli uccelli, senza però valutare che, data l'estrema diffusibilità dal germe, questo può essere facilmente presente negli animali, senza che ciò costituisca di per sé segnale di malattia e quindi di pericolosità.

Inoltre, se pure nella popolazione vi fosse la presenza della patologia, non sarebbe corretto ingigantirne la "pericolosità" in quanto dai dati della letteratura si apprende che si tratta di una malattia che si trasmette essenzialmente per via digerente, cioè per contatto tra materiale fecale e i cibi poi ingeriti. E' così evidente che le normali attenzioni igieniche, generalmente seguite da tutte le persone, (ad esempio lavarsi le mani e lavare i cibi prima del loro utilizzo) bastano per evitare qualsiasi pericolo per la salute umana. Ed è inoltre noto come sia naturale cercare piuttosto di evitare le contaminazione fecali degli uccelli piuttosto che andarle a cercare.

Altro elemento che diminuisce fortemente la pericolosità della salmonella ambientale è dovuta al fatto che il germe non sopravvive a lungo nell'ambiente e quindi la possibilità di contagio attraverso le feci dei colombi residuanti nell'ambiente sono praticamente inesistenti.

I testi scientifici non ascrivono ai colombi un ruolo di possibile trasmettitore di Salmonellosi, invece purtroppo, e molto spesso, il semplice rilievo di una salmonellosi viene utilizzato come pretesto per giustificare le uccisioni, a volte con la condiscendenza degli organismi istituzionalmente deputati alla tutela della salute pubblica.

Il facile parallelismo tra Salmonellosi e uccisione dei colombi non è scientificamente sostenibile dal momento che gli stessi testi di malattie infettive segnalano come il maggior pericolo di contagio per tale patologia sia quello interumano, causato cioè da soggetti malati o portatori sani. E' noto, parimenti, che un altro punto di pericolosità per l'uomo è legato alle uova usate a scopo alimentare.

Occorre ancora sottolineare che le diagnosi esclusivamente sierologiche non sono significative, in quanto la semplice sieropositività non indica di per sè la presenza della malattia, e quindi occorre diffidare e contestare diagnosi fatte esclusivamente per via ematica.

Infine è da considerare come epidemiologicamente non ci siano riscontri di forme patologiche umane provate da contagio da parte dei colombi, in quanto l'uomo si contagia sempre ed esclusivamente per via digerente, cioè tramite ingestione di cibi contaminati (vedasi appunto le uova crude o poco cotte).

La presenza della patologia nelle colonie non giustifica nessun allarmismo in quanto il contagio per l'uomo avviene tramite ingestione di cibi contagiati da feci di colombo, evenienza che sembra avere una percentuale di improbabilità assoluta e le semplici regole igieniche, che dovrebbero essere sempre seguite, sono sufficienti a tutelare dal pericolo di contagio.

Nonostante il significato epidemiologico dei colombi nei confronti della salmonellosi sia quasi insignificante, è invece molto indicativa la frequenza con la quale si punta sulla presenza della malattia per giustificare agli occhi dell'opinione pubblica e degli animalisti, soprattutto, l necessità del controllo delle popolazioni colombacee.

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Clamidiosi, Psittacosi

Clamydia psittaci può colpire occasionalmente l'uomo che si contagia da animali infetti. La forma di Clamidiosi provocata dai pappagalli viene detta Psittacosi, mentre quelle che può contrarre da altri volatili o da mammiferi vien detta ornitosi.

I colombi quindi non possono in alcun caso essere considerati pericolosi per la diffusione della psittacosi, che, appunto, è una forma trasmissibile da parte dei pappagalli
La forma che potrebbe interessare i colombi è quindi l'ornitosi, per la quale essi possono essere interessati al pari di tutti gli altri volatili.

È importante valutare che la trasmissione deve avvenire tramite contagio con animali infetti, quindi diretto. Pertanto la pericolosità dei colombi viene fortemente ridimensionata ed infatti per questa patologia i maggiori timori si esprimono per i pappagalli che vivono in ambiente domestico, dove, se ammalati, possono infettare per aerosol gli uomini. In ogni caso, come dicono i testi di malattie infettive veterinarie, quando i responsabili del contagio sono altri volatili diversi dai pappagalli (e quindi eventualmente i colombi) la malattia manifesta una sintomatologia più differenziata ed andamento meno grave, caratterizzata da forme patologiche di tipo polmonare, influenzale o tifoidea , con disturbi gastro enterici.

Dai dati presentati dalle varie indagini sierologiche svolte nelle popolazioni di colombi questa patologia non è quasi mai stata rilevata e ciò diminuisce ulteriormente la già scarsissima pericolosità per gli esseri umani.

Inoltre va segnalato come i testi sottolineino la particolare difficoltà di trasmissione dai volatili all'uomo (e quindi dai colombi agli esseri umani) di questa forma patogena in quanto vi sono notevoli differenze di struttura antigene tra stipiti isolati dagli uni e dagli altri.

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Criptococcosi

È causata da Cryptococcus neoformans, che vive nel terreno. Si tratta di una micosi profonda che colpisce gli organi interni, in particolare il cervello, con formazioni simili a tumori. Il contagio avviene per ingestione di materiale contagiato, ad esempio con la terra contaminata dagli escrementi, dei colombi. Per questa malattia è di nuovo chiamata in causa l'igiene perché si contrae dal terreno. Il rispetto delle norme igieniche pone al riparo dal pericolo di contagio.

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Istoplasmosi

Dovuta ad un micete, che colpisce nelle persone i polmoni. Si contagia anch'essa dal terreno, dove possono vivere i miceti eliminati dai colombi. Anche in questo caso il contagio può avvenire solo se non si rispettano le più semplici regole di igiene personale.

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Borrelliosi - Malattia di Lyme

La malattia di Lyme deve il suo nome alla omonima cittadina del Connecticut dove, a partire dal 1975, si verificò una epidemia (tuttora in atto) la quale coinvolse numerose persone specie bambini, con manifestazioni simili all'artrite reumatoide. Con gli studi successivi si scoprì che le zecche erano i vettori .-trasmettitori dell'agente causale, e che esso è una Borrelia, poi denominata B. Burgdorferi, dal nome del primo scopritore.

È una malattia che si può definire grave per l'uomo che la può contrarre dalla punture di zecche infette. La terapia sollecita a base di antibiotici induce ottimi risultati terapeutici. È però una malattia che si manifesta in particolari zone dove vive endemicamente il germe causale, e quindi non è una forma da temere in maniera generalizzata.

In particolare gli animali colpiti risultano essere, secondo i testi scientifici, cani, equini, bovini e animali da laboratorio, conigli, roditori, ratti e pertanto non sembra sostenibile la pericolosità dei colombi per queste patologie.

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Encefaliti

I membri della famiglia dei Flaviviridae possono causare forme meningee in diversi tipi di animali, tra i quali gli uccelli e quindi i colombi, causando però soprattutto forme inapparenti e paucisintomatiche. Gli esseri umani possono contagiarsi tramite vettori invertebrati, quali insetti (zecche) che possono trasmettere il virus dagli animali all'uomo. Nell'uomo le infezioni a decorso inapparente sono frequentissime e dimostrabili solo attraverso l'indagine sierologica. Sono molto scarsi e quasi nulli i riscontri di forme patologiche nei colombi. Rimane difficile dire che questi uccelli siano significativi e pericolosi per la diffusione della malattia. Legata a queste forme si suole associare la presenza delle zecche. Questi parassiti vengono distinti in due famiglie ixodidi (o zecche dure) e argasidi (zecche molli). Ebbene solo quelle della prima famiglia, che non parassitano i colombi, sono pericolose per la trasmissione delle forme patologiche sopra ricordate (febbre Q e encefaliti) ma non i membri della famiglia degli argasidi che al momento attuale nessuno studio scientifico dimostra responsabili di trasmissione di forme patologiche dagli uccelli all'uomo. I colombi sono quindi interessati dalla seconda famiglia di questi parassiti che non è indicata come possibile fonte di contagio dai testi in materia.

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Candidosi

È la forma patologica nota come "mughetto dei bambini" e l'agente causale colpisce anche puledri vitelli e uccelli. Provoca la formazione di placche sulle mucose della bocca e anche casi di diarrea. Occorre dare il giusto rilievo al fatto che il contagio deve avvenire solo per contatto diretto (cioè tra le persone e gli animali ammalati) o per ingestione di cibi contaminati. Anch'essa si presenta quindi come patologia difficilmente trasmissibile dal colombo agli esseri umani.

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Tubercolosi

I colombi potrebbero contrarre una forma di tubercolosi sostenuta dal mycobacterium avium, il quale però è solo scarsamente pericoloso per gli esseri umani, che può colpire solo in maniera sporadica, dando forme molto meno gravi di quelle provocate da Myc. Tubercolosis, specificamente patogeno per l'uomo.

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Toxoplasmosi

Alcuni articoli tendono ad attribuire ai colombi un ruolo nella diffusione di questa patologia, compiendo però una notevole forzatura. Come tipico esempio di informazione incompleta nei confronti dell'opinione pubblica da parte degli esperti è il parere di uno studioso, apparso su di un giornale di larga diffusione, che ha segnalato la possibilità di trasmissione di questa forma morbosa dai volatili all'uomo. Affermazione almeno strana, visto che l'uomo la può contagiare soprattutto per via alimentare, quando si ciba di carne cruda e che i testi scientifici neanche riportano la possibilità che tale contagio possa avvenire.

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Commento

Il problema del pericolo sanitario legato alle colonie dei colombi è frequentemente ingigantito al fine di tacitare le voci che eventualmente si oppongono ad interventi drastici nei confronti degli uccelli e per aumentare il consenso della popolazioni ai piani di controllo.

Si può anzi dire che, esaminando i testi scientifici sull'argomento, non esista un reale ruolo di trasmissione delle patologie svolto dai colombi. Le due forme più frequentemente citate come possibile pericolo sono ridimensionate dalla consultazione dei testi scientifici.

Infatti la salmonellosi, sicuramente la forma morbosa più presente nelle colonie, colpisce gli esseri umani soprattutto per altre vie che non quella delle popolazioni colombofile. Pertanto, in senso epidemiologico generale, i colombi non possono rappresentare che uno dei tanti componenti che intervengono nel determinismo delle malattie e le regole generali che si dettano in ogni caso e i consigli di igiene sono sufficienti per eliminare ogni problema di tipo sanitario senza dover temere particolari pericoli legati alle colonie colombacee.

Ugualmente la presenza delle zecche, anch'essa molto sottolineata, non sembra, stando alla letteratura scientifica, una possibile fonte di problemi sanitari per la specie umana.
Invece, la comune sottolineatura del rischio sanitario indica piuttosto il desiderio umano di trovare valide giustificazioni agli interventi di controllo.

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Il problema dell'inquinamento

Un altro punto di criticità, sovente esaltato, è l'aspetto legato all'inquinamento da guano. Pur ricordando che un colombo è in grado di deporre in un anno 80 kg di feci, bisogna ragionare sulla globalità dell'inquinamento in ambiente urbano e sulla multifattorialità della sua origine. Nelle nostre città sono molteplici gli agenti inquinanti e soprattutto i più numerosi e pericolosi sono quelli chimici legati alla circolazione, all'industria e al riscaldamento.

Purtroppo si constata molto spesso che gli effetti visibili ad occhio nudo (quali la presenza delle feci) sono molto più tenuti di quelli invisibili, quali le molecole chimiche. Queste, come noto, sono causa di numerosissime patologie pericolosissime per l'uomo, non ultima il cancro e le forme tumorali, eppure benché individuate e riconosciute non suscitano altrettanto sdegno tra la popolazione e non promuovono azioni tra la popolazione al fine mettere in atto piani per il loro contenimento. Al contrario il guano dei colombi è, da parte di alcune frange della popolazione, motivo per richiederne l'allontanamento a tutti i costi.

Riconoscendo che la presenza dei volatili genera una ricaduta sul piano ambientale, si deve ammettere che sia facilmente individuabile una soluzione non punitiva per gli stessi.

I problemi legati all'inquinamento sono facilmente risolvibili da parte delle amministrazioni o dei privati, là dove si manifestano, predisponendo interventi di pulizia dei suoli e mezzi di dissuasione per gli edifici o i monumenti storici. Certo ogni attività determina un costo, ma sono moltissime le attività umane che fanno ricadere il carico dell'inquinamento su tutta la società e non sembra esservi ragione valida per considerare gli animali degni di minor attenzione delle attività commerciali o industriali.

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Le soluzioni

Innanzitutto occorre fare una affermazione: la ricerca della soluzione non andrebbe fatta perseguendo falsi scopi, quali il prospettare il rischio sanitario, che si è visto essere minimo se non nullo. Se il punto critico è il numero dei colombi non si dovrebbe artatamente nasconderlo dietro a problemi sanitari. E' meglio affrontare il punto critico principale non solo per correggerlo ma anche per stimolare una discussione tra la popolazione per fare crescere lo spirito della convivenza. Si deve sempre cercare di ragionare sui problemi e non accentuare le eventuali problematicità. Vogliono questa soluzione ragioni di pacifica convivenza tra cittadini e ragioni di cresciuta moralità e cambiato atteggiamento di varie parti della popolazione, che si pone l'obiettivo di tutelare tutti gli esseri viventi anche i colombi.

Il compito delle amministrazioni non è solo quello di fare delle buone leggi, ma è quello di fare leggi che siano condivise da tutta le componenti sociali e soprattutto di far crescere la coscienza morale della popolazione intera per portarla a ragionare sui problemi e a non reagire solo in maniera più o meno istintiva. E' un atteggiamento che andrebbe a vantaggio delle stesse amministrazioni per non trovarsi a rispondere a domande sempre più diverse e estremizzanti.

A partire da un atteggiamento di maggiore disponibilità per la ricerca di una favorevole convivenza dei diversi soggetti animati presenti in città, si potranno prendere in considerazione diversi elementi, analizzando le problematiche del sovraffollamento dei colombi nella loro complessità di fenomeno multifattoriale e prospettando risposte multiple, poiché è stato ampiamente dimostrato che una sola iniziativa, anche quella estrema dell'uccisione, non è risolutiva.

Così le soluzioni ricercate devono tenere conto delle conoscenze acquisite sulle popolazioni colombacee, quali il fatto che si tratta di animali commensali che si alimentano anche con gli avanzi lasciti dall'uomo e che fisiologicamente gestiscono la consistenza numerica in base alla disponibilità del cibo: più cibo significherà più nascite e più animali, meno cibo, di conseguenza, meno nascite e riduzione del numero.

Bisogna sgomberare il campo da falsi obiettivi e da semplificazioni: i colombi in città diventano un problema quando aumentano di numero ma occorre ricordare sempre che è l'uomo che determina qual è il numero per lui accettabile e per trovare ragioni del suo intervento a volte utilizza elementi non totalmente corretti. L'inquinamento e il pericolo sanitario va detto chiaramente non sono un movente per gli interventi di controllo.

Globalmente si può valutare di mettere in atto alcune (o tutte) le seguenti iniziative.

  • Censimento delle colonie di colombi e dei siti di deposizione
    Questo intervento può essere richiesto e può essere realizzato dal Servizio Veterinario dell'ASL competente per territorio.

  • Individuazione di aree dove si potrebbero alimentare i colombi con meno problematiche di convivenza
    Anche per questo intervento si può richiedere il supporto tecnico dell'ASL competente

  • Alimentazione decentrata e bilanciata. Le iniziative di promozione di un'alimentazione decentrata in diverse aree della città, limitata nella quantità e corretta nella qualità hanno dimostrato una notevole efficacia. Lo scopo è quello di favorire da un lato la limitazione numerica per fenomeni di autocontrollo legati alla disponibilità alimentari e dall'altro di far accettare la necessità del controllo delle persone che solitamente si dedicano alla loro sostentamento proprio facendo presente che i cibi che normalmente vengono utilizzati (pane, avanzi di cucina) non sono adatti alla specie. Cibo corretto infatti sono i cereali interi, in forma di granaglie spezzate, contenenti tutte le vitamine e i principi nutritivi. Quando sono somministrati come farine e dopo la lavorazione (per farne pane o pasta) sono privati di molti elementi nutrizionali e ciò provoca indebolimento, specialmente perché gli animali trovando cibo in abbondanza (ma inferiore qualitativamente) mangiano troppo e male e non sono stimolati a ricercare alimenti per loro più adatti. In questo modo i colombi sono più soggetti ad ammalarsi.

  • Chiusure dei siti di ovodeposizione, sia negli edifici pubblici, con particolare attenzione a quelli abbandonati sia quelli di privati cittadini; deve essere effettuata nella stagione invernale per evitare di murare vivi animali in cova o giovani pulcini.
    Prevedere la predisposizione di "torri" apposite, in zone della città dove siano di minor impatto e di più facile accettabilità, per attirare la nidificazione e conseguentemente distruggere le uova.
    utilizzo di finte uova per diminuire il numero delle schiuse;
    pulizia dei marciapiede e delle aree ove si registri la presenza indesiderata di materiale fecale;

  • Promozione di incontri di informazione alla cittadinanza sui reali rischi e pericoli e al fine di stimolare una conoscenza dell'etologia e della fisiologia degli animali in vista di stabilire un corretto rapporto di convivenza.

    Si dovrà in particolare mettere l'accento su alcuni punti:

    a) valorizzare i contenuti etici presenti nelle posizioni animaliste, poiché la morale è la principale componente della società civile e il cemento della vita in comune. Il rispetto per gli animali educa tutti alla tolleranza ed al rispetto anche tra gli umani e innalza il desiderio di giustizia. Il rispetto per gli animali è fondamentale per un futuro migliore anche per gli uomini.

    b) informare sulle reali - e relativamente ridotte - potenzialità della trasmissione delle malattie dei colombi all'uomo. Visto che i testi di malattie infettive relativi ai colombi non manifestano particolari preoccupazioni legate a queste popolazioni, rimane inspiegabile perché gli esperti di volta in volta richiamino proprio gli aspetti sanitari per giustificare gli interventi di contenimento.

    c) sottolineare anche gli aspetti positivi legati alle presenze animali nelle nostre città. Troppo spesso viene trascurato il fatto che gli animali in città sono portatori di una serie di valenze positive che migliorano il livello di vita umano.

  • La somministrazione di farmaci antifecondativi. Fino a non molti anni fa si proponeva l'uso di sostanze ormonali che impedivano la riproduzione dei volatili. Tali prodotti, però, davano problemi di presenza di residui attivi nell'ambiente che potevano compromettere il ciclo sessuale anche di altri uccelli o di altri viventi già in difficoltà. Recentemente si sono manifestate grandi speranze per un prodotto, denominato Nicarbazina, che sarebbe in grado di diminuire l'ovodeposizione delle femmine. Come molecola appartiene al complesso dei sulfoni, composti che si possono ascrivere alla famiglia dei sulfamidici, si tratta cioè di molecole non tipo ormonale ma di tipo antibatterico. Chimicamente è un composto equimolecolare di p-p'-dinitrocarbanilide e 2-idrossi-4-6-dimetilpirimidina. In ambito gastro-enterico si scinde nelle due componenti che vengono assorbite e metabolizzate individualmente. Normalmente è somministrato con l'alimento per lunghi periodi ai polli per la prevenzione della coccidiosi, parassitosi assai frequente negli allevamenti.
    Proprio questo fatto, il suo lungo utilizzo su grande scala, fa supporre una relativa sicurezza di uso.
    Si è poi constatato che questa molecola riesce a inibire l'ovodeposizione delle femmine e quindi svolge una efficace azione anti fecondativa. Attualmente il suo utilizzo è stato proposto da varie associazioni come metodo incruento per il contenimento del numero degli animali e sono in corso varie sperimentazioni in diversi comuni italiani.
    In linea di principio non si vedono grandi problemi nella sua utilizzazione:
    può essere somministrato con l'alimentazione sia alle femmine sia ai maschi;
    viene totalmente metabolizzato dall'organismo e quindi non permane nelle feci e nell'ambiente;
    non dà problemi alla salute umana, perché viene utilizzato regolarmente in animali che servono per alimentazione umana (polli da carne) in quanto, se si ipotizza il pericolo per l'uomo dalla sua somministrazione ai colombi non si vede perché possa essere normalmente in uso per gli animali di cui ci si ciba;
    mescolato con il mangime è molto appetibile dai colombi e quindi è sufficiente una normale accuratezza nel disporre del mais così trattato per non correre il rischio di somministrarlo ad altri animali.
    All'atto pratico, la somministrazione avviene dopo aver assuefatto gli animali ad un particolare momento della giornata per il pasto. In seguito si procede alla somministrazione del mangime trattato almeno per il periodo della ovodeposizione, anche con personale di cooperative sociali, rimuovendo naturalmente tutto il cibo che non viene consumato.
    L'unico problema è di origine economica in quanto il prodotto ha un costo che ricade su tutta la comunità, ma dovrebbe essere ormai un argomento accettato globalmente che per la convivenza con gli animali, viste anche le valenze sicuramente positive che investe, la società deve saper investire economicamente.
    La nicarbazina sembra, al momento attuale, e in attesa di ulteriori e si spera migliori soluzioni, un sistema efficace ed incruento per il contenimento del numero dei colombi.

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Soluzioni inefficaci

Catture e uccisioni sono inutili oltreché eticamente contestate da una vasta parte della popolazione. Occorre informare la popolazione che, per diminuire il numero delle presenze, l'abbattimento non è una soluzione, non può essere e non lo sarà mai. Non è innanzi tutto proponibile l'uccisione tramite armi da fuoco, da un lato perché dovrebbe essere decisa su base regionale dopo che, come dice la legge, siano falliti i piani di controllo basati su principi etologici, e perché in ambiente urbano non è proprio fisicamente eseguibile.

Ma vi è una ragione più profonda che di fatto rende inutili i tentativi di controllo delle popolazioni sia tramite uccisione diretta sia attraverso la cattura con reti e la successiva eutanasia: lo spazio lasciato vacante dagli animali così bruscamente allontanati viene immediatamente rioccupato da altri esemplari o tramite un incremento delle nascite o da arrivi di colonie limitrofe.

Sulle catture, poi, va tenuto in considerazione quello che dicono gli etologi, relativamente alla difficoltà di poter effettuare tali interventi con positivi risultati nel corso del tempo. Come afferma l'etologo Enrico Alleva i colombi sono animali sociali, sono in grado di vedere quello che succede ad un altro essere della propria specie e quindi è difficile riuscire a superare il 40 % delle catture, a meno che non si sia in grado di capire qual è il gruppo di colombi e catturarli tutti insieme, altrimenti molto rapidamente, quando ne vedono catturare uno immediatamente riconoscono il camioncino, chi li cattura".

Ordinanze di divieto di somministrazione di cibo. Presentano l'inconveniente di colpevolizzare solo l'ultimo anello della causa dell'aumento delle popolazioni e sono difficilmente applicabili in quanto richiedono molto impegno alle forze dell'ordine e contribuiscono a creare un'immagine dell'amministrazione che colpevolizza gli animali. Contro questo tipo di ordinanze si sono ripetutamente attivati i movimenti animalisti e possono dare luogo a critiche al sindaco che firma l'ordinanza. Sono anche scarsamente utili perchè basta qualsiasi trasgressione per contribuire a far permanere il problema.

La sterilizzazione chirurgica, dopo alcune speranze, ha dimostrato più aspetti negativi che positivi. Nel principio si tratta di effettuare, sui maschi catturati, una interruzione del dotto deferente, lasciando intatto il comportamento sessuale ma eliminando la possibilità riproduttiva. I punti negativi sono legati al fatto che troppo frequentemente la cattura e la sterilizzazione si concludono con la morte del soggetto e quindi viene meno al suo fine, di tutelare la vita degli animali. In secondo luogo dal punto di vista attuativo è da dimostrare la possibilità di effettuare ripetute catture, proprio come evidenziato nel punto della cattura e uccisione eutanasica. Vi è ancora un altro punto di difficile valutazione, ovvero la presunta monogamia dei colombi. La sterilizzazione chirurgica per essere efficace si basa proprio sulla monogamia, in quanto gli animali sterilizzati rendono non produttiva la femmina della coppia. È da valutare però se la monogamia sia totale o non sia solo una monogamia non sessuale nel senso che le femmine, come succede in tutte le specie animali, pur costituendo una coppia stabile con un solo individuo, accettino anche altri partner, atteggiamento che, tra l'altro, sembrerebbe più funzionale ai fini della conservazione della specie. È chiaro che l'intervento chirurgico fonda la sua efficacia proprio ed esclusivamente sulla monogamia comportamentale.

Dopo le prime speranze, i risultati delle prime applicazioni del metodo non inducono a grandi speranze ed anzi sono molto più consistenti i punti negativi di quelli positivi, perché se potrebbe sembrare un intervento risolutivo e da non ripetere ad un costo che, fatte queste premesse diventa accessibile per le pubbliche amministrazioni (circa 50 mila lire a soggetto) al contrario le valenze negative sono numerose e molto rilevanti in quanto non è affatto sicuro che abbia una sicura ricaduta ai fini del contenimento numerico, e perché finora ha dato adito a delle altissime percentuali di mortalità in quanto è presuppone un intervento chirurgico sofisticato da eseguirsi da personale altamente specializzato e che, ciò nonostante, si conclude con una troppo alta frequenza di casi con la morte del soggetto.
Infine permane sempre il problema della gestione futura della colonia, perchè è chiaro che tutti i metodi devono continuare nel tempo e in questo caso è presente il punto negativo che colombi già operati possano essere ricatturati in un altro luogo.
Questo metodo quindi non dovrebbe essere più usato né proposto.

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Prof. Enrico Alleva , Atti del Convegno "Animali in città: una convivenza possibile" - Torino , 1 giugno 1996
Gli argomenti riguardanti i temi sanitari sono tratti dai testi
R. Farina, M. Scatozza "Trattato di Malattie Infettive degli animali" ed. Utet, 1995
J.H.Gillespie, J.F.Timoney "Malattie infettive degli animali domestici di Hagan e Bruner"
ed.Grasso, 1984
Atti del Convegno " Animali in Città: una convivenza possibile", Torino - 1 giugno 1996
Per la metodica si veda l'intervento del Dr. A. Piccoli , Atti del Convegno "Animali di città", Torino, giugno 1996.

 

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