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È stato approvato in Commissione Affari Sociali
alla Camera un emendamento al disegno di legge di recepimento della
Direttiva europea n. 63 del settembre 2010
in materia di vivisezione. Da più parti,
anche in seguito a dichiarazioni del ministro Brambilla, la notizia è
stata accolta con un’ondata di trionfalismo: vivisezione abolita e
allevamenti di cani e gatti destinati alla vivisezione vietati.
Assolutamente non è così! Non solo perché l’iter non è ancora concluso,
ma anche per il contenuto stesso dell’emendamento.
Innanzitutto, ci ha colpito la totale assenza da questo emendamento di
una questione molto importante, quella dei cani e dei gatti randagi che,
secondo la Direttiva Europea, possono essere utilizzati nella
vivisezione. Per loro, quindi, non vi sarebbe nessuna tutela, anzi con
le (poche) limitazioni agli allevamenti di animali per i laboratori,
potrebbero essere proprio i randagi a subire la vivisezione che questo
emendamento non limita e non rifiuta.
Non solo, ma le uniche specie di cui si occupa sono i primati, i cani e
i gatti; tutte le altre numerose specie utilizzate nella vivisezione non
vengono nemmeno prese in considerazione!
La proposta si basa sulle cosiddette “3R” (comma a), ossia sulle linee
guida elaborate da vivisettori inglesi negli anni ’50, che prevedono di
“raffinare” (ossia cercare di limitare il dolore), “ridurre” e
“rimpiazzare” gli esperimenti, ma le statistiche indicano da allora un
continuo aumento di animali vivisezionati.
Il divieto di sperimentazione su scimmie antropomorfe, cani, gatti e
specie in via di estinzione (comma b) ha eccezioni riguardanti obblighi
nazionali o internazionali di effettuare esperimenti e le ricerche
finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, casi nei
quali la vivisezione è ammessa.
Anche il divieto di allevamento di primati, cani e gatti sul territorio
nazionale (comma c) sembra debba interpretarsi in senso ristretto in
quanto, facendo riferimento al comma b, pare che qualora gli animali
siano destinati a esperimenti permessi dalle eccezioni precedenti
possano continuare ad essere allevati.
L’assicurazione di una “misura normativa sufficientemente cautelare nei
confronti degli animali geneticamente modificati” (comma d) non ci
soddisfa affatto, e non solo perché quello che noi chiediamo non è una
condizione migliore, ma l’abolizione della vivisezione! Gli animali
geneticamente modificati vengono creati appositamente per la vivisezione
e ciò non può che avere ripercussioni sul ‘benessere’ degli animali
(unico aspetto che sembra interessare ai legislatori, mentre di rispetto
e di diritti di questi animali non si parla affatto!).
Il divieto di utilizzare animali “negli ambiti sperimentali di
esercitazioni didattiche” (comma e) probabilmente cambierà poco la
situazione: da un lato, è prevista l’eccezione dell’alta formazione dei
medici e dei veterinari, che potranno continuare con i loro numerosi
esperimenti; dall’altro, potrebbe esserci il rischio di una
interpretazione che permetta ancora anche esperimenti su animali nelle
università e nelle scuole, se non considerate di “ambito sperimentale”,
ossia se, come spesso accade, si ripetono esperimenti già condotti. Le
stesse considerazioni valgono anche per gli esperimenti bellici.
Il divieto di esperimenti senza anestesia o analgesia ha un’eccezione
non indifferente, ossia “qualora provochino dolore all’animale”,
condizione non sempre di fatto riscontrabile, oltre al fatto che
dovrebbe essere rilevata dagli stessi sperimentatori.
Quello che noi chiediamo non sono gabbie più grandi o condizioni
migliori, ma bensì niente gabbie e abolizione della vivisezione per
motivi etici e scientifici.
Amministratore del sito
www.unacremona.it
e Responsabile della Comunicazione
dell’Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) |