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COMUNICATO EQUIVITA
23.05.2011
I BREVETTI SULLA MATERIA VIVENTE E LA FAME NEL MONDO
A causa dei brevetti, il controllo del mercato alimentare si concentra
nelle mani di un numero sempre più esiguo di multinazionali: ecco la
prima causa della fame nel mondo.
Il
melone non è un’invenzione!
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L’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), con sede a Monaco di
Baviera, fu istituito nel 1972 per l’applicazione della Convenzione
Europea sui Brevetti (EPC), allora elaborata e sottoscritta da 19 stati
in Europa. Tale convenzione comprendeva il divieto di brevettare la
materia vivente, ma L’EPO (che gode di grande libertà perché non
sottoposto ad alcuna Corte Internazionale) riuscì, con un’irregolare
modifica del regolamento applicativo della Convenzione, a rilasciare
brevetti su piante ed animali prima ancora che fosse recepita la
direttiva europea 98/44, e fossero dunque autorizzati i brevetti sulle
cosiddette “invenzioni biotecnologiche” (ma solo in 15 dei 19 stati che
avevano aderito alla Convenzione: i 15 che avevano costituito l’Unione
Europea).
Oggi l’EPO continua ad agire allo stesso modo: forzando sempre i limiti
della legge.
L’EPO sta infatti rilasciando brevetti anche oltre i limiti stabiliti
dall’Unione Europea con la direttiva 98/44 (già difficilmente
accettabili). Questa esclude dalla brevettabilità piante e animali
riprodotti con “procedimenti essenzialmente biologici”, ovvero con
metodi convenzionali. Ma oggi i brevetti su piante e animali riprodotti
con metodi convenzionali o tradizionali, senza alcuna modifica genetica,
vengono richiesti in numero sempre crescente, e l’EPO ne ha autorizzati
svariati (un brevetto è stato concesso sui maiali che, nutriti con
mangime Monsanto, diventano solo per questo proprietà della Monsanto)..
Nel 2008, in seguito alla forte protesta delle associazioni ed essendo
in corso un’azione legale promossa da due aziende biotech (Limagrain e
Syngenta) contro il brevetto EP 1069819 B1 rilasciato per un broccolo
convenzionale alla Plant Bioscience, fu stabilito che il caso del
broccolo sarebbe stato il “caso giuridico” che avrebbe definito in
Europa i limiti della brevettabilità. Il caso del broccolo fu
successivamente affiancato da quello del pomodoro, al quale era stato
concesso il brevetto EP 1211926, ugualmente contestato. La sentenza era
in mano alla Corte che purtroppo è la sola preposta a tali valutazioni:
l’Alta Corte d’Appello dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (corte interna
all’EPO, unica alla quale sia consentito ai cittadini europei di fare
ricorso…).
Il Comitato Scientifico EQUIVITA (già CSA) è stato capofila, sin
dall’inizio degli anni ’90, nella battaglia contro i brevetti sul
vivente, specie durante il lungo dibattito sulla direttiva europea
98/44, in cui alla fine le multinazionali ebbero la meglio sulla ECOBP.
Quest’ultima era una coalizione di ben 28 Ong che esprimevano la volontà
contraria ai brevetti dei cittadini europei (e ne avevano previsto anche
tutti gli effetti negativi, puntualmente verificatisi in seguito).
EQUIVITA ha dunque, a partire dal 2008, intensificato nuovamente i suoi
sforzi per coinvolgere opinione pubblica e politici su questo tema, così
determinante per il futuro e perfino per la sopravvivenza dell’umanità
(vedi articolo de “la Repubblica” del 31.5.10, “I padroni del
cibo”), con lettere, appelli e manifestazioni, auspicando
soprattutto di ottenere una sentenza contraria ai brevetti. EQUIVITA ha
dato il suo massimo sostegno all’alleanza “No patents on seeds”
(costituita da Kein Patent auf Leben, Greenpeace, Swissaid, Berne
Declaration, Misereor e Utviklingsfondet) che ha in Germania seguito
attentamente l’iter legale e coordinato l’azione internazionale.
(vedi comunicati EQUIVITA datati
21.10.08, 24.10.08, 15.4.09, 5.2.10, 27.4.10, 18.5.10,
16.7.10, 21.7.10, 16.12.10, 9.3.11)
La prima sentenza della Corte, giunta
soltanto nel dicembre scorso, ha stabilito che “i procedimenti
essenzialmente biologici che sono dietro alla creazione delle due piante
in questione (broccolo e pomodoro) non possono essere brevettati”, ma
non ha ancora emesso un parere sulla brevettabilità dei prodotti di tali
procedure, ovvero sul broccolo e sul pomodoro.
Nel frattempo, “No patents on seeds” ha condotto una ricerca in
cui si è evidenziato che l’EPO, (applicando la sua politica abituale
della poca trasparenza e del doppio gioco) continua a rilasciare
brevetti su piante e animali convenzionali.
“No patents on seeds” ha di conseguenza iniziato a raccogliere firme
su di una lettera da inviare al Parlamento Europeo e alla Commissione
Europea per una REVISIONE DELLA DIRETTIVA 98/44, detta “dei
brevetti sul vivente”.
ULTIMA NOTIZIA giunta da Monaco di Baviera:
Un nuovo brevetto (EP1 962578) rilasciato ancora una volta alla
Monsanto, è stato concesso dall’EPO per un melone che detiene la
caratteristica naturale di resistere al virus CYSDV. Il melone è
riprodotto con tecniche convenzionali a partire da una varietà indiana.
Non sono tardati i commenti:
Christoph Then, portavoce della coalizione “No patents on seeds”,
ha dichiarato:
“Anche questo brevetto è un’infrazione alla legge europea, poiché non
può essere identificata nella pianta alcuna invenzione brevettabile.
Inoltre esso è un caso di biopirateria, in quanto la pianta originale
viene dall’India. Brevetti come questo bloccano l’accesso alle risorse
genetiche necessarie per l’agricoltura di sostentamento e spalancano le
porte ai monopoli e alla speculazione”.
Un altro portavoce di “No patents on seeds” ha detto: “Se non
fermiamo questa tendenza, entro qualche anno le sementi non coperte da
brevetto potrebbero scomparire completamente dal mercato. Multinazionali
come Monsanto, Syngenta, e Dupont saranno allora in condizioni di
decidere che piante si debbano coltivare, quale cibo debba essere
venduto in Europa e a quale prezzo”. (1)
Fabrizia Pratesi, coordinatrice del Comitato Scientifico
EQUIVITA, ha ribadito, insieme alla coalizione “No patents on seeds”,
la richiesta di una immediata Revisione della legge europea sui
brevetti, per escludere dalla brevettabilità la materia vivente del
pianeta e in particolare quanto necessario all’alimentazione di tutto il
vivente. Ha dichiarato inoltre:
“La privatizzazione di piante e animali attraverso i brevetti - siano
essi concessi su piante convenzionali o geneticamente modificate -
espropria i cittadini della loro SICUREZZA ALIMENTARE, li rende
dipendenti da potenti multinazionali che mirano a trarre profitto dal
controllo del mercato alimentare globale e sono una causa importante
della grave crisi di fame nel mondo”.
(1) Ruth Tippe,
di “Kein Patent auf Leben”, ha condotto una ricerca che rivela come nel
2010 siano state depositate presso l’EPO almeno 250 richieste di
brevetto su piante geneticamente modificate. Sono inoltre state
identificate oltre 100 richieste di brevetto riguardanti piante
riprodotte in modo tradizionale. Sono proprio queste ultime richieste
quelle presentate in numero sempre crescente, soprattutto da parte della
Monsanto, della Syngenta e della Dupont. All’EPO sono stati richiesti
anche circa 25 brevetti riguardanti la riproduzione di animali. Nel
2010, l‘EPO ha concesso circa 200 brevetti su sementi, geneticamente
manipolate o non.
Per firmare la lettera a Parlamentari
europei e Commissione europea, andare sul sito:
www.no-patents-on-seeds.org <http://www.no-patents-on-seeds.org>
oppure al link dell’appello:
<www.no-patents-on-seeds.org/en/recent-activities/open-letter-members-european-parliament-and-european-commission>
(è disponibile la traduzione italiana della lettera da sottoscrivere)
Per ulteriori informazioni: Christoph Then: +49.151.54638040
info@no-patents-on-seeds.org
Comitato
Scientifico EQUIVITA
Tel. ++ 39.
06.3220720, ++ 39. 335.8444949
E-mail:
equivita@equivita.it Website: www.equivita.org <http://www.equivita.org>
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