Anche gli animali utilizzati nelle operazioni di guerra


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da IL MESSAGGERO - Sabato 1 Febbraio 2003

 

DOPO I DELFINI

Le otarie arruolate: troveranno mine

Addestrate dalla Marina americana, saranno in azione nelle acque del Golfo

dal nostro corrispondente ANNA GUAITA

 

NEW YORK - Sono animali coraggiosi, intelligenti e facilmente addestrabili. Ideali per aiutare l'uomo in guerra. I cani, dite? Certo, la storia ci ha dimostrato che i nostri amici a quattro zampe possono essere preziosi anche al fronte. Ma le Forze Armate americane stanno allargando i loro orizzonti. Il nuovo compagno del soldato a stelle e strisce non ha quattro zampe, ma due pinne, un paio di occhi nerissimi, e una pelle liscia e scura. E' l'otaria, sorella quali gemella della foca, fornita però di orecchie e della capacità di deambulare abbastanza agilmente anche sulla terraferma. Addestrate dalla Marina nella base californiana di San Diego, venti otarie sono state destinate a fare il "cane da guardia" subacqueo intorno alla Quinta Flotta all'ancora nel Bahrein, nel Golfo Persico.
Nel passato la Marina ha utilizzato a scopi di ricognizione e pattugliamento gli altri più famosi mammiferi dell'acqua, i delfini. Ad esempio negli anni Ottanta i delfini ebbero il compito di aprire la strada alle petroliere che dovevano attraversare quelle acque rese pericolose dal sanguinoso conflitto fra l'Iran e l'Iraq. Nella guerra del Golfo del 1991-1992, i delfini tornarono in primo piano, ma le proteste degli animalisti spinsero la Marina a ridurne l'utilizzo. Aveva fatto una pessima impressione che i militari avessero caricato sul naso dei fiduciosi mammiferi delle bombe a contatto: se gli animali incappavano in qualche terrorista subacqueo, dovevano buttarglisi addosso, immolandosi.
I compiti delle otarie dovrebbero essere meno apocalittici. Le allegre cugine delle foche vengono infatti addestrate a riconoscere la presenza di mine o di estranei e a segnalarne la presenza ai loro accompagnatori. In cambio, ricevono qualche saporita sardina.
Le otarie sono note anche come "leoni marini" per la loro stazza - i maschi toccano i quattrocento chili - e per il loro verso che è una via di mezzo fra un latrato e un ruggito. Sono animali strordinariamente adatti a lavorare come reclute nelle acque del Golfo. Prima di tutto la loro vista è fenomenale anche a grande profondità, dove la luce è pochissima, e il loro udito è altrettanto straordinario. E poi possono immergersi decine, anche centinaia di volte, e giungere in un batter d'occhio a una profondità di duecento metri senza stancarsi o avere problemi di compensazione. Per chiedere a un subacqueo di fare lo stesso lavoro, bisogna avere una barca fornita di camera di compensazione, argani, personale specializzato, tute subacquee. Per delle otarie basta avere un gommone con un paio di "accompagnatori" e un bel secchio di sardine fresche.
Finora la reazione delle società per la protezione degli animali è stata molto più positiva di quanto non fu quando la Marina voleva trasformare i delfini in kamikaze: «Le otarie sono animali affettuosi e coraggiosi - spiega la ricercatrice Jennifer Witherspoon, del Marine Mammal Center di Sausalito, in California. Questa missione militare può aiutare ilpubblico a conoscerle e apprezzarle di più».

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