Considerazioni
La consuetudine di uccidere e torturare animali per divertire
e intrattenere la popolazione ha origini molto antiche. Nel
180 a.C., dopo la conquista romana, nella regione del Tigri
e dell'Eufrate nacquero i primi serragli e iniziò ad
affermarsi la pratica di gettare in pasto alle belve i seguaci
di altre religioni, i prigionieri politici e i delinquenti.
Quasi un secolo dopo, nel 99 a.C., si ebbero le prime venationes
con elefanti e leoni e successivamente si introdussero i combattimenti
tra uomini e tori. Se gli istinti sadici dei cittadini romani
sono ben noti, basti pensare che per l'inaugurazione del Colosseo
furono trucidati cinquemila animali, nel Medioevo questo tipo
di spettacoli subì solo qualche variazione e le torture
e le uccisioni continuarono: la corrida fu inaugurata nella
penisola Iberica e i combattimenti tra galli si diffusero
in tutta Europa.
Nei secoli l'uomo ha profondamente modificato i suoi costumi,
ma il comportamento in rapporto agli altri animali non ha
subito sostanziali miglioramenti. In Italia e all'estero,
le ricorrenze popolari e religiose sono spesso l'occasione
per organizzare sagre, palii e manifestazioni durante le quali
cavalli, asini, anatre, oche, rane, tori, mucche, buoi, capre,
agnelli, piccioni e altre specie subiscono il martirio o sono
sottoposti a crudeltà e abusi. Al riparo della tradizione
gli animali si frustano, si sovraccaricano, si usano come
bersagli, si obbligano a correre su percorsi accidentati e
pericolosi, si forzano a trascinare carretti, si sollevano
in aria imprigionati in imbracature, si scaraventano in acqua
con brutalità, si rinchiudono in anguste gabbiette.
Nessuna tradizione può giustificare lo sfruttamento
e il dolore dei più deboli, né le torture o
le sevizie possono essere considerate un patrimonio culturale
da tramandare alle generazioni future. Se l'evoluzione della
società ? nella quale si vanno diffondendo atteggiamenti
di rispetto verso gli animali e una sempre più generale
presa di coscienza della loro sensibilità, della loro
capacità a provare dolore e del loro diritto a essere
riconosciuti soggetto di diritti basilari come quello alla
vita e alla non sofferenza ? di dirige verso una condanna
di ogni tipo di prevaricazione, il superamento dell'utilizzo
di animali in giochi crudeli, costituisce un passo fondamentale
e indispensabile per giungere a considerarli come ciò
che in realtà sono: esseri senzienti e consapevoli,
capaci di provare, come noi, emozioni e dolore.
Interventi e iniziative del Movimento UNA e del Coordinamento
nazionale Associazioni Animaliste volte a sensibilizzare e
informare l'opinione pubblica in merito alle feste con uso
di animali:
- novembre 99 Orvieto: convegno "Dalla Colomba
alla Corrida: istruzioni per un corretto disuso".
- dicembre 99: lancio campagna nazionale per chiedere
al Santo Padre, Giovanni Paolo II, di condannare ufficialmente
l'uso di animali durante i festeggiamenti per feste religiose
e chiedere una ferma presa di posizione della Chiésa
nei confronti della sofferenza animale: in pochi mesi sono
state inviate al Santo Padre oltre 20.000 le cartoline.
- 9 aprile 2000 Assisi: camminata "Diamo le
ali ai diritti
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Attivisti UNA durante una manifestazione
contro l'uso degli animali nelle feste popolari
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negati" alla quale partecipano 8000 persone provenienti
da tutta Italia
- 17 gennaio 2001 Roma: nell'ambito della campagna
per l'abolizione dell'uso di animali nelle feste popolari
e religiose, Movimento UNA e associazioni manifestano davanti
alla sede nazionale dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni
Italiani) per chiedere ai sindaci di non permettere più
lo svolgimento di manifestazioni che prevedano l'utilizzo
di animali e di sostituirle con alternative che abbiano
come filo conduttore il rispetto per ogni forma di vita.
- 24 febbraio 2001 Firenze: convegno "II pensiero
religioso e gli animali: viaggio alle radici di un difficile
rapporto" Cristiani, musulmani, buddisti, ebrei, devoti
di Krishna valdesi, Lakota Sikangu, jainisti ed esponenti
del mondo laico si sono incontrati per affrontare il delicato
tema del rapporto uomo ? animale.
- 7 aprile 2001 Roma: manifestazione per rivolgere
al Pontefice un appello affinché in occasione della
Pasqua, é della conseguente strage di agnellini e
capretti, condanni le attività causano umiliazione,
sfruttamento e morte agli animali e apre le porte della
misericordia anche a tutte le creature senzienti. Lancio
della campagna "Se sapessi quanto piango non mi mangeresti",
il cui simbolo è un agnellino.
- 27 maggio 2001 Firenze "Festa del Grillo".
Dopo anni di campagne di sensibilizzazione si è posto
fine al triste uso per questa festa di grilli raccolti nelle
campagne e destinati a morire in pochi giorni in gabbia.
Vietare che migliaia di animali fossero condannati a morire
dopo una lenta agonia non ha inficiato la tradizione, ma
l'ha riempita di valori positivi e la festa, è stata
più bella perché finalmente festa della vita.
Negli ultimi anni il il Movimento UNA e il Coordinamento
Nazionale Associazioni Animaliste hanno moltiplicato gli sforzi
per impedire lo svolgersi di manifestazioni che contemplano
lo sfruttamento di animali.
Dopo la serrata campagna, che ha ottenuto di mobilitare perfino
alcuni membri del Parlamento britannico, per salvare dalla
sofferenza la colomba di Orvieto, elevata a simbolo di tutti
gli animali utilizzati per il divertimento degli uomini, la
nostra azione si è rivolta a molte altre feste, sagre
e palii durante i quali, in nome della tradizione, si infliggono
sofferenze agli animali.
Abbiamo diffidato molti sindaci dal concedere l'autorizzazione
allo svolgersi di tali manifestazioni e, dove le gare abbiano
avuto luogo, siamo stati presenti e abbiamo presentato denunce
per maltrattamento di animali.
Siamo stati a Strozzacapponi (PG) per portare la nostra solidarietà
agli animali impiegati nella Corsa dei Galli e siamo stati
accolti con una sassaiola, e a Montefalco (PG) per presidiare
la Corsa del Bove, una competizione durante la quale alcuni
vitelli, imbracati con delle funi, sono condotti in una piazza
da alcuni giostratori e costretti ad affrontarsi in una competizione.
Abbiamo manifestato la nostra contrarietà al Palio
delle Rane di San Casciano Bagni (SI), alla Festa del Grillo
di Firenze e alla Corsa delle Oche di Lacchiarella (MI) e
di Isola Dovarese (CR), alle battaglie tra le mucche e ai
combattimenti tra capre che si svolgono in molti comuni della
Valle d'Aosta, nonché a molte competizioni durante
le quali sono impiegati asini e cavalli: tra gli altri, siano
stati presenti al Palio Asinorum di Parma che ha avuto luogo
domenica 24 settembre, alla corsa dei ciuchi di Impruneta
(FI) e di Carmignano (PO), al Palio di Asti e alla Giostra
dell'Orso di Pistoia (gara a cavallo).
Ognuna di queste azioni, ben coperta dalla stampa locale
e spesso nazionale, ha aperto per gli animali un piccolo spiraglio
nelle coscienze dei cittadini verso una nuova considerazione
del diritto alla non-sofferenza.
Il dialogo che siamo riusciti a stabilire con alcune amministrazioni
comunali ha premiato il nostro impegno e ci ha permesso di
conseguire importanti successi: diversi comuni tra i quali
Firenze, Rufina (FI), Montemignaio (AR), Pelago (FI), Conselice
(RA) e Farra di Soligo (TV), Dicomano (FI), hanno sospeso
le feste con uso di animali e il comune di Incisa Valdarno
(FI) ha sostituito il Palio degli asini con una suggestiva
regata di canoe.
L'intima convinzione dell'inammissibilità che nel
nuovo millennio si continui, spesso con la benedizione delle
autorità ecclesiastiche, a celebrare feste popolari
e religiose che infliggono sofferenza ai nostri amici non
umani ci ha spinto a rivolgere numerosi appelli al Pontefice,
chiedendogli di condannare l'uso di animali per il divertimento
dell'uomo.
Anche a nome delle migliaia di cittadini italiani che hanno
sottoscritto la nostra richiesta di proibire gli spettacoli
con animali, abbiamo sollecitato l'intervento dei Ministeri
della Sanità, delle Politiche Agricole e di Grazia
e Giustizia, nonché dell'Associazione Nazionale Comuni
Italiani, perché si impegnino concretamente a vietare
lo svolgimento di manifestazioni che, al riparo dello schermo
della tradizione (anche se molte risultano di recente introduzione),
sono profondamente diseducative, lesive dell'incolumità
psico-fisica degli animali e in contrasto con la nuova formulazione
dell'articolo 727 del codice penale. Chi desidera fare cultura,
in senso moderno e fondato sull'accresciuta sensibilità
sociale, deve organizzare iniziative che non ledano il diritto
alla non sofferenza e che abbiano come filo conduttore il
rispetto per la vita.
Ufficio Stampa Movimento UNA
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