Animale nocivo. Un concetto assolutamente privo di senso ed antiscientifico, ancora abusato e strumentalizzato ai fini venatori

Fonte: Tutela Fauna http://www.tutelafauna.it
"Animali nocivi": un'idea demente dura a morire
Un concetto assolutamente privo di senso, quello dell'animale "nocivo". Nulla di piú antiscientifico, un'idea medievale dove si bruciavano i gatti neri perché cavalcature del demonio che ancora oggi occupa una posizione di primo piano della subcultura venatoria. A Brescia la protesta del Coordinamento delle associazioni ambientaliste e animaliste (02/02/11)
Il Coordinamento delle associazioni ambientaliste e animaliste bresciane non é tenero con i promotori dei "piani di controllo" attuati dalla Provincia contro specie quali nutria, piccione, cornacchia, cinghiale e storno che, per le relative abitudini alimentari ed ecologiche, in qualche caso possono causare qualche danno o fastidio alle attività umane.
«I motivi lamentati sono sempre i soliti: danni all'agricoltura e diffusione di ipotetiche malattie - spiegano le associazioni del Coordinamento (Enpa, Lav, Lipu, Lac, Laica, Oipa, Lida, Sva di Legambiente, Telefono difesa animali e Compagni di strada) - e noi dobbiamo esprimere con forza il nostro totale disaccordo rispetto a politiche che giudichiamo non scientifiche, non etiche e del tutto inutili a risolvere (eventuali) problemi. Riteniamo invece che la Provincia si vanti di tali risultati per mostrare un attivismo che, nella realtà dei fatti, non fa che perpetuare i problemi e le soluzioni, perchè probabilmente ci saranno "operatori" ai quali non sembrerà vero di poter sparare fuori stagione».
«Il 2010 è stato l'Anno della Biodiversità - proseguono le associazioni - un termine che indica il numero di specie che abitano un certo ambiente. Maggiore è il numero di specie, maggiore è la qualità dell'ambiente: quando un territorio è molto alterato, in genere per forte antropizzazione, inquinamento e agricoltura intensiva, quelle più sensibili scompaiono e rimangono le più adattabili. Che aumentano. Da questi fattori dipendono locali incrementi di alcune specie: la responsabilità umana per tali squilibri ambientali è quindi determinante. E di fronte a tali responsabilità, ci pare assurdo affrontare la situazione semplicemente eliminando i fastidi derivanti dagli animali».
Poi il Coordinamento passa ad attaccare tecnicamente i piani di controllo, dicendo che «è ampiamente dimostrato che gli abbattimenti di animali non servono assolutamente a risolvere il problema, altrimenti non si capirebbe perchè queste azioni, dispendiose per la collettività, continuino senza tregua e con il ripresentarsi del caso un anno dopo l'altro. Ci sono molti metodi di contenimento incruenti adottabili, già sperimentati altrove; ma la Provincia di Brescia continua con pervicacia a ignorare sistematicamente ogni suggerimento rispetto alle alternative scientifiche ed eticamente accettabili».
«I cosiddetti prelievi di animali sono, fuori dall'eufemismo, uccisioni di animali con metodi cruenti (cattura, uccisione con armi da fuoco) - aggiunge il Coordinamento -. Quello che viene chiamato contenimento è una mattanza: decine di migliaia di animali massacrati, senza dare riscontro su quali gravi danni gli stessi provochino. La Provincia lo sa, per questo usa tali termini per far credere ai lettori (ed elettori) che le azioni "di controllo" della fauna sono qualcosa di asettico e condotte in modo "umanitario". Ma cosa c'è di umanitario nello sparare agli animali, nel farli agonizzare qualora non vengano uccisi sul colpo, nel catturarli e lasciarli morire di stenti all'interno delle loro prigioni?».
Il dubbio che tutte queste operazioni siano esclusivamente destinate ad allungare surrettiziamente la stagione della caccia per gli amanti dello sparo fine a se stesso, si fa ormai certezza.