I bimbi di Fukushima con i dosimetri. Mentre la propaganda ufficiale
cerca di tranquillizzare la gente, i genitori sono sempre più
preoccupati per la salute dei loro figli ...
Fonte: Greenreport
http://www.greenreport.it
Sindaci nuclearisti frettolosi e governatori prudenti
Data è una città della prefettura di Fukushima, a 60 km dalla centrale
nucleare di Fukushima Daiichi, quindi ben oltre la zona di esclusione di
30 km intorno al cadavere radioattivo che emette veleni nell'aria, nel
suolo e in mare dall'11 marzo, eppure il suo sindaco, Shoji Nishida, ha
deciso di distribuire a tutti gli scolari della sua municipalità
dosimetri per monitorare la loro esposizione alle radiazioni.
Mentre la propaganda ufficiale cerca di tranquillizzare la gente, i
genitori sono sempre più preoccupati per la salute dei loro figli a
causa della contaminazione radioattiva. E non hanno tutti i torti: pur
essendo al di fuori della dalla zona di evacuazione, all'inizio di
giugno a Data City i livelli di radiazione in tre aree hanno superato il
livello di 20 millisievert all'anno, cioè quello che ha fatto stabilire
le aree di esclusione intorno alla centrale di Fukushima Daiichi, un
livello superiore 20 volte a quello annuale raccomandato dall'
International commission on radiological protection per i cittadini
comuni, cioè per chi non lavora in un impianto nucleare.
I dosimetri degli 8.000 bambini di Data costeranno circa 300.000 dollari
e il sindaco Nishida ha detto che «La città ha deciso di prendere misure
su vasta scala, dato che i genitori sono profondamente preoccupati per
l'esposizione radioattiva dei loro figli».
Il caso del tè di Shizuoka è forse ancora più preoccupante, perché
riguarda una fabbrica che è situata ad oltre 300 km dalla centrale
nucleare di Fukushima Daiichi e dove è stato rilevato cesio radioattivo
che supera il limite legale.
Per l'industria del tè giapponese potrebbe essere un vero disastro,
visto che la prefettura di Shizuoka è una delle più famose zone di
produzione in Giappone.
Della radioattività si è venuti a sapere solo oggi, dopo che un
distributore di tè di Tokyo ha segnalato alla prefettura di aver
rilevato alti livelli di radioattività nel tè spedito da Shizuoka, ieri
il governo della prefettura ha confermato la contaminazione, rilevando
679 becquerel per chilogrammo di cesio radioattivo. Il limite legale è
di 500 becquerel.
Oggi i media giapponesi rilanciano preoccupati la notizia e la
prefettura ha ordinato alla fabbrica di sospendere l'invio del tè ai
grossisti. Dopo il disastro nucleare di Fukushima, una contaminazione
radioattiva delle foglie di tè lavorate è stata trovata su una vasta
area intorno a Tokyo. La settimana scorsa nella prefettura di Shizuoka
era stato rilevato cesio radioattivo fino a circa 460 bequerel/kg nelle
foglie di tè e nel prodotto trasformato proveniente da altre zone di
produzione, ma questa è la prima volta che cesio oltre il limite legale
è stato trovato nelle foglie di tè raccolte nella prefettura.
Intanto il governo sta cercando di convincere gli amministratori locali
a riavviare qualcuno dei 35 reattori nucleari (su 54) attualmente off
line dopo il terremoto/tsunami dell'11 marzo.
La cosa sembra riuscita a Genkai e le pressioni sono sempre più forti a
Saga, dove il governatore della prefettura, durante una conferenza
stampa, ha però eluso tutte le domande sul fatto se sostiene o respinge
la riapertura dei reattori nucleari nel suo collegio elettorale. Il
governatore Yasushi Furukawa sembra l'ultimo ostacolo da superare per
consentire al governo centrale di autorizzare la ripresa delle
operazioni di due reattori della centrale Genkai, che erano off-line per
i controlli periodici di sicurezza al momento del disastro di marzo, e
da allora sono fermi.
Chi invece vuole riaprire la centrale è il sindaco di Genkai, Hideo
Kishimoto, che ieri ha visitato l'impianto e ispezionato un generatore
mobile d'emergenza, poi ha assicurato che «Tutte le misure di sicurezza
per una situazione di emergenza sono state prese».
Ieri il governatore Furukawa si è incontrato con i funzionari del
ministero dell'Industria che gli hanno assicurato che, a differenza
della centrale nucleare di Fukushima Daiichi (quella che prima veniva
definita supersicura...), l'impianto nucleare di Genkai è stato
rafforzato per resistere allo tsunami. Il governatore non sembra molto
convinto e ha detto che «Nel prendere una decisione, la sicurezza
nucleare ha la precedenza sulla necessità nazionale di produrre
elettricità. Analizzerò i dati tecnici in collaborazione con gli
specialisti». Forse al frettoloso sindaco nuclearista Kishimoto manca
ancora qualche dato... come alla Tepco a Fukushima ed ai sovietici a
Chernobyl.
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Nucleare, a tre mesi dalla tragedia di Fukushima un milione di
giapponesi ha manifestato contro il nucleare, fenomeno impensabile fino
a pochi mesi fa ...
Fonte: Ecoblog,
http://www.ecoblog.it
Oggi in Giappone a tre mesi dalla tragedia del terremoto e dello tsunami
dello scorso 11 marzo è tempo di ricordi e commemorazioni per i 23.500
defunti, 8000 dispersi e 90mila rifugiati. Ma anche di manifestazioni
contro il nucleare sparse in tutto il Paese, a cui hanno preso parte
oltre 1 milione di persone.
Migliaia di manifestanti hanno sfilato a Tokyo e in tantissime altre
città dell’arcipelago per reclamare il fermo delle centrali nucleari. Un
altro corteo ha sfilato davanti la sede della TepCo, la società che
gestisce Fukushima Daiichi mostrando cartelli con su scritto:
Non vogliamo più centrali nucleari.
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Nucleare giapponese:
chi doveva controllare e avviare le operazioni di contenimento del
rischio radioattivo si è rivelato impreparato ad affrontare la
contaminazione nucleare
Fonte: Greenreport
http://www.greenreport.it
Per il 60% dei sindaci delle prefetture colpite, «Nessuna prospettiva di
ricostruzione»
Il nucleare giapponese, quello che ci veniva presentato come il più
sicuro del mondo, si sta dimostrando ogni giorno di più pieno di buchi e
magagne nascoste dietro una facciata di efficienza. L'ultima rivelazione
resa nota oggi è clamorosa: chi doveva controllare e avviare le
operazioni di contenimento del rischio radioattivo non è praticamente in
grado di farlo.
Secondo un'indagine resa nota oggi dal network televisivo Nhk, «La
maggior parte degli emergency response centers costruiti nei pressi
delle centrali nucleari non sono adeguatamente attrezzati per adottare
misure contro la contaminazione nucleare». E pensare che per costruire
questi cosiddetti "off-site centers" sono stati spesi 15 miliardi di yen
(190 milioni di dollari) dopo un grave incidente avvenuto nell'impianto
per il trattamento del combustibile nucleare del villaggio di Tokai,
nella prefettura di Ibaraki.
Gli "off-site centers" sono (o meglio dovrebbero essere) siti nei quali
funzionari del governo centrale e locale e le forze dell'ordine hanno a
disposizione strumenti comuni per rispondere agli incidenti nucleari.
Uno di questi emergency response centers era stato costruito anche
a circa 5 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, ma
non ha mai potuto funzionare a causa dell'aumento dei livelli di
radiazione e dopo un'interruzione di corrente. Dopo 4 giorni dal
terremoto/tsunami l'off-site center è stato spostato in un altro
posto.
La Nhk ha contattato i 14 off-site centers di tutto il Giappone (esclusi
quelli delle prefetture di Fukushima e Miyagi), situati tra i 2 e i 13
km dalle centrali nucleari che dovrebbero controllare, per capire il
loro livello di preparazione ad affrontare una tragedia nucleare come
quella di Fukushima ed ha scoperto che «Più del 90% ha detto di non
avere un sistema di filtraggio per impedire l'ingresso di sostanze
radioattive negli edifici, come richiesto dalla legge. Più del 70% per
cento ha detto di non avere doppie porte del tipo air-lock. L'indagine
ha inoltre rilevato che, a seconda della scala di un presunto incidente,
alcuni possono essere colpiti da sostanze nucleari e non funzionare
correttamente. Anche se tutti gli off-site centers sono dotate di
servizi sostitutivi, 3 di questi sono nella stessa posizione di quelli
principali, e 2 non hanno apparati di comunicazione istallai».
La Nuclear safety agency del governo ha detto che «E' deplorevole che
l'off-site center di Fukushima non abbia funzionato correttamente» e
ora, a più di tre mesi del terremoto/tsunami e dall'inizio
della catastrofe nucleare, dice che intende «Effettuare una verifica su
come gli off-site centers dovrebbero essere realizzati, sulla base delle
lezioni apprese dall'incidente Fukushima».
Questo tira e molla di ammissioni tardive e rivelazione di inefficienze
insospettabili sta letteralmente disintegrando la fiducia dei giapponesi
nel nucleare e nella lobby politica-energetica che governa di fatto
il Paese da decenni.
Oltre il 60% dei sindaci di 42 municipalità delle prefetture di
Iwate, Miyagi e Fukushima colpite dal terremoto/tsunami e dal disastro
nucleare non vedono praticamente nessuna prospettiva di ricostruzione.
Anche se l'80% delle municipalità dice che ci sono progressi nella
costruzione di alloggi temporanei e nel ripristino dei servizi, secondo
il 90% dei sindaci «Non c'è ancora alcuna prospettiva di ricostruzione
di industrie o di lavoro».
Quando è stato chiesto agli amministratori pubblici cosa si aspettano
dal governo, 38 sindaci hanno risposto «Che garantisca un
sufficiente aiuto finanziario»; 34 chiedono «Un'assistenza
rapida», 24 vogliono dal governo misure fiscali eccezionali, «Come la
creazione di una zona economica speciale».
Il sondaggio ha chiesto anche ai sindaci delle 13 municipalità comprese
nel raggio di 30 km della zona di esclusione e nella zona di evacuazione
intorno a Fikushima Daiich quali siano i 3 problemi più gravi per le
loro comunità, 10 sindaci hanno risposto «Le preoccupazioni per la
salute legate alle radiazioni ed all'abbandono e alla dispersione dei
residenti».
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