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Da:
UNA Cremona - Comunicazione
[mailto:comunicazione@unacremona.it] Abbiamo letto l’articolo intitolato
“Sperimentazione animale, ecco la nuova direttiva europea”
pubblicato lo scorso 30 dicembre e vorremmo fare alcune
considerazioni. Per quanto riguarda la nuova direttiva, si
tratta senza dubbio di un vero e proprio passo indietro, di un
ulteriore non-progresso, posto che la vivisezione continua ad essere
accettata, considerata valida e anzi se ne appoggia un incremento,
una deregolamentazione. Invece di precetti, come ci si aspetterebbe da
un testo normativo, abbiamo dei condizionali, ossia dei
suggerimenti, delle possibilità offerte... che difficilmente
verranno accolte da un mondo scientifico ed economico ancora pervaso
di un “errore metodologico” come quello della vivisezione (secondo
la definizione del grande medico Pietro Croce).
Purtroppo ci sono state associazioni europee e
anche italiane che hanno appoggiato la redazione di questo testo e
che, con più o meno convinzione, ne sostengono ancora la positività
o quanto meno la non totale negatività! Noi no. Noi siamo per
l’abolizione della vivisezione, sia per ragioni etiche che per
ragioni scientifiche. Pertanto, non scendiamo a patti e a
compromessi. Il vero conflitto di interessi non è tra il
benessere degli animali ed il progresso scientifico. Per varie
ragioni: quello che andrebbe considerato è il rispetto per l’animale
in quanto essere vivente senziente, non semplicemente lo stabilire
dei parametri per misurarne il ‘benessere’ (categoria astratta); ma
soprattutto, il progresso scientifico è in vero conflitto (non
d’interessi!) con la vivisezione. Questa è un metodo fuorviante, non
scientifico, non predittivo; non vi sono ragioni per ritenere che da
essa sia mai derivato alcun reale progresso, mentre è certo che ne
siano derivati anche molti danni alla salute umana (volendo
‘trascurare’ l’enorme ecatombe di animali nei laboratori). Vorremmo smentire quanto si afferma
nell’articolo circa la sperimentazione consentita a solo scopo
medico e non per i cosmetici: ciò non corrisponde affatto a realtà,
anzi lo stop ai test per i cosmetici, attualmente fissato per il
2013, probabilmente subirà uno slittamento per le pressioni dei
soggetti economici coinvolti. Altra precisazione: il fatto che la direttiva
europea si basi sul principio delle 3R ne fa un’apologia della
vivisezione, essendo questa formula (purtroppo molto cara,
soprattutto nella sua estensione a 5R, anche a troppe
associazioni che si dichiarano ‘animaliste’) un’invenzione di due
vivisettori inglesi! Ridurre, rimpiazzare e raffinare vuol dire
comunque tenere come valido il metodo della vivisezione, non
metterlo in discussione né per ragioni etiche né per motivi
scientifici. Il termine ‘vivisezione’ è sinonimo di
‘sperimentazione animale’ non per una spettacolarizzazione della
crudeltà di questo metodo, ma perché così è nella lingua italiana e
analogamente accade anche nelle altre lingue. Non importa come la si
voglia chiamare, il risultato non cambia, né per gli animali che vi
vengono sottoposti, né per gli errori cui essa conduce.
Vorremmo smentire che gli esperimenti avvengano
sempre in anestesia: ammettono il ricorso ‘straordinario’ (ma di
fatto senza che non possa essere frequente) le normative italiana ed
europea. Lo dice anche la direttiva appena approvata! Se abbiamo un qualsiasi prodotto medicinale
utilizzato sugli umani è perché è stato testato su ‘cavie umane’. La
seconda fase dopo la vivisezione è sempre la sperimentazione
sull’uomo, è questa che conta davvero... e spesso si causano gravi
danni se non anche la morte alle ‘cavie umane’ proprio perché si
parte da dati non attendibili ricavati dagli animali invece che da
metodi sostitutivi validi, che invece utilizzano cellule e tessuti
umani, se non enzimi. Purtroppo, tra i punti negativi e peggiorativi
della Direttiva di recente approvazione, vi è l’equiparazione come
‘metodi alternativi’ sia di quanti eliminano completamente il
ricorso agli animali sia di quelli che ne riducono l’uso. Una vera
sconfitta per un vero progresso della scienza. Per quanto riguarda l’uso di animali randagi
per la vivisezione, se è vero che in Italia ciò è vietato, bisogna
avere una visione d’insieme più ampia e considerare che non in tutti
i paesi in cui questa direttiva sarà recepita è così (anzi, in
alcuni paesi privati e rifugi possono liberamente e legalmente
vendere animali alla vivisezione!) e che comunque sarà necessario
che sia specificato in sede di ratifica di voler mantenere gli
aspetti ‘più evoluti’ presenti nella propria legge nazionale.
Altrimenti, varrà la norma europea! Sicuramente, quindi, per noi questa direttiva è
peggiorativa e l’unica sensata richiesta che si deve avanzare, per
ragioni scientifiche ed etiche, è l’ABOLIZIONE. Cordiali saluti
Amministratore del sito
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dell'Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) |