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Direttiva EU su vivisezione: perchè ho votato contro
pubblicata da
Francesca Balzani
il giorno giovedì 9 settembre 2010 alle ore 10.57
La
direttiva votata ieri al Parlamento europeo
doveva essere un sostanziale passo avanti rispetto a quella attualmente
in vigore che risale al 1986.
Dopo 25 anni dalla prima direttiva
sulla sperimentazione sugli animali e dopo l'entrata in vigore del
Trattato di Lisbona, che mette espressamente anche il rispetto per gli
animali fra gli obiettivi di un'Europa moderna e avanzata,
credo che il Parlamento avesse il dovere di lavorare per una proposta
davvero di progresso e non per una brutta copia della precedente.
Prima di tutto
trovo grave che la direttiva votata vieti ai singoli Stati europei di
adottare una legislazione nazionale in materia di sperimentazione
animale più rigorosa di quella europea
e questo
a differenza della vecchia direttiva che, invece, espressamente
ammetteva il diritto di ciascuno Stato di varare leggi più rispettose
degli animali.
In
pratica,
prima la direttiva era il minimo di rispetto garantito,
cioè nessuno Stato poteva fare di meno ma
tutti potevano fare di meglio.
Oggi è il contrario:
la direttiva è il limite massimo di
rispetto per gli animali
e
nessuno Stato può più decidere di fare meglio.
Mi
sembra
una scelta fortemente antieuropea:
l'Europa deve essere un motore e non un tetto per il miglioramento.
Per
quanto riguarda invece il contenuto della direttiva, ritengo che
la
sperimentazione sugli animali dovrebbe essere un mezzo estremo,
cui ricorrere solo in casi eccezionali e, pertanto, ritengo che
una
vera riforma della direttiva dovesse
quanto meno porre chiaramente questo principio,
incoraggiando seriamente procedure
alternative
e circoscrivendo in maniera chiara i casi di utilizzo degli animali:
niente di tutto questo.
Anzi,
si ammette
la vivisezione anche per scopi didattici.
In
secondo luogo viene
allargata la possibilità di intervenire sugli animali senza anestesia e
senza analgesici.
Si ammette l'uso di animali randagi, specie selvatiche, di pratiche di
sfinimento e altre procedure inaccettabili
che è
ragionevolmente impossibile ritenere necessarie a fini di ricerca
scientifica.
I laboratori devono, in teoria, essere sottoposti a regolari controlli
ma,
al
contempo,
si ammette che le sperimentazioni siano svolte anche al di fuori di tali
luoghi.
L'uso delle scimmie dovrebbe essere limitato
ma,
di fatto, anche questi limiti sono derogabili.
Ma
soprattutto, dopo tanti anni di attesa e tanti sforzi per fare
dell'Europa un orizzonte continuo di progresso
non si legge nella nuova direttiva nessuno spiraglio di crescita verso
una ricerca più attenta anche alla sofferenza degli animali.
Francesca Balzani, Strasburgo 9 settembre 2010 |