Esportazione randagi
 
 
Lo scorso anno, e poi ancora il 1 luglio 2010 l'associazione d.t.bund ha lanciato un appello disperato sulla condizione in cui versano i canili in Germania, appello visionabile al link  http://traccediverse.blogspot.com/.
 
Noi abbiamo scritto a questa associazione che ci ha inviato questa risposta aperta, apertissima....ossia si conferma che anche in Germania i canili sono in difficoltà, ma non si nega il prezioso aiuto dato ai poveri cani italiani che nel nostro paese non trovano collocazione! Non una parola sulle sterilizzazioni - unico autentico metodo per ridurre realmente le nascite indesiderate e il conseguente abbandono!!
 
Ciascuno può trarre le conclusioni che gli paiono più giuste: a noi pare che l'Italia ne esca scornata e che sia considerata come un Paese del Terzo Mondo che deve essere aiutata per incapacità e indifferenza!
 
 

 
Gentile Signora,
molte grazie della sua mail del 3-7-10 indirizzata al sig. Apel, nostro presidente momentaneamente assente per incontri sulla tutela degli animali. Le invia i suoi cordiali saluti e mi chiesto, nel frattempo, di rispondere alle sue domande.
Il deutscher tierschutzverein (d.t.bund) sostiene che l'importazione di randagi dal Sud Europa con lo scopo di essere collocati, devono essere limitati ai seguenti motivi:
- se la capacità del luogo di provenienza è esaurita
- se la collocazione in loco è impossibile e l'unica soluzione dovesse essere la soppressione.
La collocazione di animali all'estero in canili tedeschi, con lo scopo di affido a nuovi proprietari tedeschi è diventato ultimamente un vero problema: numerose organizzazioni ed anche privati cittadini cercano di migliorare il destino di questi animali, purtroppo non tutte le iniziative si basano sulle norme di legge e nascono non di rado grossi problemi soprattutto per i canili in Germania che ospitano questi animali.
Anche da parte delle istituzioni vengono fatte delle riserve e rimproverano i canili tedeschi che ospitano e commerciano con questi cani e minacciano anche di diminuire o addirittura di tagliare i contributi se prendono ancora altri cani dall'estero.Ovviamente anche il d.t.bund non può essere d'accordo su una situazione non coordinata e non organizzata.D'altra parte la miseria dei molti cani e gatti senza padroni in questi paesi (si riferisce ai noi ovviamente!) è così grande e gli anaimalisti del posto non riescono più a fare adottare i loro protetti da famiglie amorevoli, l'unica via d'uscita sembra che sia il trasporto di questi animali in Germania per far trovare loro, con l'aiuto dei canili tedeschi una nuova casa.
Le associazioni che collaborano con il d.t.bund stanno molto attente a mandare solo animali sani - per questa ragione gli animali vengono visitati da veterinari, vengono vaccinati, sverminati e vengono effettuati test per filariosi e leishmaniosi allo svopo di evitare l'importazione di cani malati in Germania.
Durante un Convegno sul benessere degli anaimali in Italia avvenuto  nell'estate del 1996 con le associazioni che collaborano con il d.t.bund sono state fissate delle regole alle quali si devono attenere. Anche per il trasporto degli animalia sono state dettate regole alle quali le associazioni si devono attenere.
Principalmente mettiamo al primo posto del lavoro dei nostri associati l'aiuto sul posto perchè effettivamente la collocazione di alcuni animali in Germania non risolve il problema
Naturalmente il d.t.bund vede gli argomenti da tutte e due le parti, sia della associazioni estere che dei canili in Germania che spesso non riescono a collocare i loro cani. Lasciamo la decisione di prendere o non prendere i cani ad ogni canile. In linea di massima il d.t.Bund propende per una decisioe negativa, ma, nonostante questo non ce la sentiamo - visto il grande impegno anaimalista all'estero - di dare un veto totale per le collocazioni degli animali in Germania...speriamo di essere stati di aiuto, saluti anaimalisti
Claudia Holletzek
 

Sehr geehrte Frau,

 

herzlichen Dank für Ihre an Herrn Apel gerichtete E-Mail vom 03.07.2010. Da unser Präsident momentan zu Tierschutzterminen unterwegs ist, lässt er Sie herzlich grüßen und bat uns Ihnen auf Ihr Anliegen zu antworten.

 

Der Deutsche Tierschutzbund vertritt die Auffassung, dass die Überführung von Tieren aus Südeuropa mit dem Zweck der Weitervermittlung auf folgende Ausnahmefälle beschränkt bleiben sollte:

- Die Aufnahmekapazität vor Ort ist erschöpft.

- Eine Vermittlung vor Ort ist nicht möglich.

- Die einzige Alternative wäre die Tötung der Tiere.

 

Die Verbringung von Tieren aus dem Ausland in deutsche Tierheime mit dem Zweck der Vermittlung an neue Besitzer in Deutschland stellt tatsächlich mittlerweile ein Problem dar, da zahlreiche Organisationen und auch Privatleute auf diese Weise ver­suchen, das Schicksal zumindest einiger dieser Tiere zu verbessern. Da leider längst nicht von allen Initiatoren solcher Tierverbringungen die nötigen gesetzlichen Be­stimmungen eingehalten werden, entstehen daraus nicht selten große Probleme vor allem für die Tierheime in Deutschland, die solche Tiere aufnehmen. Auch werden von Seiten deutscher Behörden immer wieder Vorbehalte geäußert, teilweise wird den Tierheimen Hundehandel vorgeworfen, und man droht mit der Kürzung oder völligen Streichung öffentlicher Zuwendungen für den Fall, dass weiter Tiere aus dem Ausland aufgenommen werden. Selbstverständlich kann auch der Deutsche Tier­schutzbund eine solch unkoordinierte und oftmals unorganisierte Vorgehens­weise nicht gutheißen.

 

Andererseits ist das Elend der zahlreichen herrenlosen Hunde und Katzen in diesen Ländern nach wie vor groß, und die Tierfreunde und Tierschutzvereine vor Ort kön­nen längst nicht alle ihre Schützlinge innerhalb des Landes an neue, liebevolle Besitzer vermitteln. Der einzige Ausweg erscheint da häufig der Transport dieser Tiere nach Deutschland, um für sie mit Hilfe deutsche Tierheime schließlich doch noch ein neues Zuhause zu finden. Die im Ausland tätigen Mitgliedsvereine des Deutschen Tierschutzbundes sind in der Regel sehr darum bemüht, nur gesunde Tiere nach Deutschland zu schicken. Zu diesem Zweck werden die Hunde und Katzen tierärztlich untersucht, geimpft, gegen Parasiten behandelt und auf das Vor­handensein spezieller Krankheiten, wie beispielsweise die Leishmaniose oder die Herzwurmerkrankung, getestet. Damit soll vermieden werden, dass Krankheiten nach Deutschland und in die deutschen Tierheime eingeschleppt werden. Anlässlich eines Tierschutztreffens der im Ausland tätigen Mitgliedsvereine des Deutschen Tier­schutzbundes im Sommer 1996 wurden Richtlinien aufgestellt und beschlossen, nach denen diese Vereine ihre Arbeit im Ausland gestalten. Auch für die Verbringung von Tieren nach Deutschland wurden in diesem Rahmen Regelungen aufgestellt, die für unsere Mitgliedsvereine verbindlich sind. Grundsätzlich steht an erster Stelle der Arbeit unserer Mitgliedsvereine die Hilfe zur Selbsthilfe vor Ort, denn tatsächlich stellt die Vermittlung einiger Tiere nach Deutschland keine wirkliche Problemlösung dar.

 

Selbstverständlich sieht der Deutsche Tierschutzbund die Argumente und Probleme auf beiden Seiten, sowohl bei den Vereinen im Ausland als auch bei den Tier­heimen in Deutschland, welche oftmals die eigenen Hunde kaum noch vermitteln können. So liegt es in der eigenen Entscheidung eines jeden Tierheimes in Deutsch­land, ob Tiere aus anderen Ländern zur Vermittlung aufgenommen werden oder nicht. In Kenntnis der Sachlage hat der Deutsche Tierschutzbund Verständnis für eine negative Entscheidung, dennoch halten wir es derzeit angesichts des großen Engagements der Tierschützer im Ausland nicht für angebracht, auf eine völlige Einstellung der Verbringung von Tieren nach Deutschland zu drängen.

 

Weitere Informationen zu unserer Arbeit im Ausland finden Sie unter nachfolgendem Link: http://www.tierschutzbund.de/tierschutz_ausland.html.

 

Wir hoffen, Ihnen mit diesen Informationen weitergeholfen zu haben und verbleiben

 

mit den besten tierschützerischen Grüßen,

Im Auftrag
Claudia Holletzek