COMUNICATO STAMPA

Movimento UNA • Animalisti Italiani

 

Orvieto e l’Opera del Duomo

Contraddizioni tra “meraviglie” e ombre

 

 

In occasione dell’inaugurazione della mostra “Le stanze delle meraviglie. Verso il nuovo Museo dell’Opera del Duomo” (mercoledì 12 aprile), museo che tanto lustro dovrebbe portare alla città di Orvieto, si invia un piccolo saggio della considerazione di cui in tutto il mondo gode Orvieto a causa della manifestazione della “festa della palombella” organizzata dalla stessa Opera ogni anno nel giorno di Pentecoste.

 

Giorgio Celli, etologo, parlamentare europeo: «…alla mia sensibilità di ricercatore scientifico e di animalista ripugna profondamente l’idea che nella bella città di Orvieto si svolga un rito brutale, e che appartiene sicuramente a un remoto passato.... […] Ripeto ancora che i cittadini di Orvieto, perlomeno quelli che partecipano entusiasticamente al triste rituale di Pentecoste, sono degli incivili, che non si meritano la loro città, che è un vero museo all’aperto dell’arte italiana».

 

• Dacia Maraini, scrittrice: «Ho saputo della festa della Pentecoste in cui sarà strapazzata e frastornata una colomba, in nome del Signore. […] Capisco che si tratti di una tradizione, ma alle volte bisogna avere il coraggio di cambiarle queste tradizioni, soprattutto quando sono diventate troppo brutali per la sensibilità moderna. […] Quindi perchè mantenere un rito che non corrisponde più ad una dialettica di comportamento ma si è trasformata solo in un divertimento sadico?»

 

Luigi Porto, a nome della stampa calabrese: «La tradizione è fonte di orgoglio finché non travalica le norme più semplici dell’etica. La dignità di Orvieto dipende dalla pubblica e consapevole scelta di non commettere crudeltà gratuite».

 

Leonardo Mattia, antropologo: «Questo rito affonda le sue vere radici nel paganesimo ed è, per tanti aspetti, simile ai riti tribali in uso nei paesi sottosviluppati. Ed io che credevo che Orvieto fosse in Italia!»

 

Nicola Di Gioia, directeur général de l’education et de la culture (Commission Européenne): «Alcuni colleghi di altra nazionalità, profondi conoscitori ed estimatori della cultura e delle bellezze naturali del nostro Paese ed in particolare dell’Umbria, mi hanno manifestato contrarietà e disappunto per una consuetudine orvietana che prevede il maltrattamento di una colomba in occasione della festa della Pentecoste. La mia incredulità circa il possibile perpetrarsi di tradizioni legate a vecchi valori, ma non per questo edificanti, si è trasformata in disagio e disappunto quando gli stessi interlocutori mi hanno dimostrato che finora ogni appello a clemenza per il povero volatile si è sempre scontrato con un perentorio rifiuto degli organizzatori».

 

Alessandro Polinomi: «Amo l’arte di Orvieto, non le sue barbarie. Orvieto ha una storia che certamente non merita uno scempio culturale come quello della colomba».

 

Thomas Wachter, di Pullach (Germania): «La festa della Palombella è uno spettacolo crudele, eticamente squalificante e dannoso per l’immagine di Orvieto dove ci asterremo dal soggiornare e daremo la massima pubblicità a questa nostra decisione con amici e conoscenti .sensibili, affinché essi stessi non vi si rechino per turismo”

 

Patrizia Del Fiacco: «Sostituendo la bestiola viva con un simulacro Orvieto ne guadagnerà in decoro ed immagine proponendo al turismo una cittadina splendida ma anche sensibile e civile».

 

 

«Complessivamente, negli anni - fa notare Ebe Dalle Fabbriche, presidente Movimento U.N.A. -, sono state inviate al Presidente dell’Opera del Duomo molte migliaia di lettere di protesta contro questa barbarie da parte di personaggi noti (Margherita Hack, Folco Quilici, Susanna Tamaro, Vivian Lamarque, Danilo Mainardi, Lea Massari, Licia Colò, Paolo Limiti ecc.) e di gente comune, come si può vedere anche collegandosi al sito http://www.progettogaia.it, ma fino a questo momento gli organizzatori dell’“edificante” spettacolo sono stati impermeabili a qualsiasi appello. è inammissibile che nel nuovo millennio si continui, spesso con la benedizione delle autorità ecclesiastiche, a celebrare feste popolari e religiose che infliggono sofferenza ai nostri amici non umani».

 

«”Nel nome della tradizione si commettono i crimini più atroci, diceva B.Shaw” - dichiara Ilaria Ferri, Direttore dell’Associazione Animalisti Italiani - E l’uso di una colomba inerme sottoposta ad un simile trattamento provoca orrore e sdegno. In nessun modo può essere giustificato lo strazio inutile di un animale innocente ed avere il coraggio di maltrattare una colomba in nome della festa per la Pentecoste. Un vero cristiano dovrebbe avere rispetto per tutte le creature viventi e rifiutare ogni forma di maltrattamento. Questa che viene definita “festa” ha più il sapore di un rito pagano che non riesce a superare il limite dell’antropocentrismo ottuso a favore di un più ampio e ormai comune senso del rispetto che noi tutti dobbiamo agli animali».

 

 

 

Si ringrazia per l’attenzione.

 

 

Umani dalla parte della Colomba – Orvieto

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