Vivisezione

Commento alla nuova direttiva del Parlamento Europeo

I nuovi barbari.

            Le leggi, i disegni di legge, le raccomandazioni, le decisioni , che riguardano gli animali, anche quella recentissima dell'8 Settembre, rappresentano un immenso salto indietro rispetto a quanto eravamo riusciti ad ottenere, rispetto alla mentalità nata negli ultimi anni; un passo indietro, nella storia dell'etica e dell'umanità.    Bisogna essere consapevoli  del fatto che nessuna società civile ha subito un arretramento per un progresso etico attuato: l'abbandono dell'antropofagia, non portò ad un regresso, per minore ricchezza di alimenti proteici, anzi, portò ad un progresso nelle tecniche di produzione degli alimenti.

            L'abbandono della schiavitù, non portò ad un regresso perché era necessario pagare gli operai, mentre gli schiavi erano gratuiti, anzi ci fu un miglioramento del lavoro e, quindi, della produzione.

            Il ritorno al modello animale, suggerito da Strasburgo, va invece in direzione opposta: non una maggiore etica ma un comportamento più crudele e pertanto più immorale, perché la crudeltà non può mai essere un atto etico.

            Dunque è un regresso, verso una concezione barbarica della vita, perché applica il principio della violenza.

            Verso una concezione barbarica della morale, perché applica il principio dell'utilitarismo più gretto.

            Verso una concezione barbarica della ricerca, perché l'applicazione del modello animale ci rimanda ad un tipo di ricerca approssimativa, che si fa per tentativi ed errori. Questa ricerca è assolutamente insicura e inesatta.

            Inoltre, a questo tipo di ricerca, si può far dire tutto ciò che il ricercatore desidera: dunque è falsificabile. Questa è una delle caratteristiche fondamentali: la falsificabilità.

            Tale ricerca viene usata per rassicurare i cittadini, dunque per vendere e per estorcere denaro.

            Questo risultato, viene ottenuto falsificando i risultati e dichiarando che essi sono stati promettenti (ecco la parola magica!). In questo modo vengono ottenute sovvenzioni e contributi pubblici o privati per continuare le ricerche. Si realizza così una vera e propria truffa contro la collettività.

            Le sperimentazioni su animali sono dunque un alibi per avere pseudo-risultati  ed ottenere denaro, inoltre, falsificando la scienza, la rallentano, ingolfando la produzione di pseudo-dati scientifici, che ostacolano la vera ricerca.

            L'insicurezza e l'incertezza, di cui ho parlato, hanno per conseguenza immediata anche la non trasferibilità dei risultati e quest'ultimo fatto priva, conseguenzialmente, la ricerca stessa di un alibi etico, cioè del bene fatto ai bambini,

            Non si salva un solo bambino, massacrando milioni di animali.

            I progressi fatti nella terapia, per esempio, delle leucemie, sono stati ottenuti a carissimo prezzo, cioè da quanto abbiamo imparato sui bambini stessi.

            La mancanza di trasferibilità, implica anche che i risultati, ottenuti sugli animali, debbano essere, necessariamente, controllati sugli esseri umani.

            Quando si ottengono risultati simili sull'animale e poi sull'uomo, ciò avviene per caso, ma non si può sapere prima se i risultati saranno simili o dissimili: bisogna  ripetere le ricerche. Ma anche quando i risultati sono simili, qualitativamente, sono però sempre diversi, dal punto di vista quantitativo, cioè le dosi, dei familiari, per esempio, sono sempre diverse.

            Dunque debbono essere ripetuti, comunque, sull'uomo.

            Com'è evidente, esistono molte ragioni, per dichiarare le ricerche su animali inutili, anzi fuorvianti.

            Il fatto più grave, che però emerge dalla raccomandazione di Strasburgo è che tutte queste cose sono note.

            Hans Ruesch, Pietro Croce ed io, diciamo queste cose da quarant’anni, anche se recentemente sono state scoperte da Sapere, Scientific American, Nature, ecc...

            C'è un'altra ragione ancora, che rende la ricerca su animali assolutamente fuorviante e riprovevole. Questo tipo di ricerca, allunga i tempi della sperimentazione, la rende più costosa, complessa, e conseguentemente esclude dalla ricerca stessa le piccole industrie dei paesi poveri, cioè di interi continenti come Asia ed Africa.

            La ricerca su animali, dunque, non è solo crudele ed imprecisa, è un mezzo per mantenere il monopolio delle grandi industrie multinazionali, ostacolando la vera ricerca.

            Come se non bastasse, ci sono gli effetti collaterali di questo tipo di ricerca; gli effetti indesiderati; i cambiamenti di indicazione del tipo di malattie che possono essere curate; le ammissioni implicite di inefficacia della metodica, rappresentate dal fatto che molte industrie effettuano da anni esperimenti sull'uomo.

            Tutti questi fatti dimostrano che l'industria farmaceutica e la scienza sono perfettamente a conoscenza della verità, ma fingono di non saperlo. Soltanto la classe politica, continua, veramente, a non sapere.

            Non ne siamo meravigliati: non siamo meravigliati che Iva Zanicchi, Clemente Mastella, Ciriaco De Mita e tanti altri, non siano a conoscenza di fatti che tutti conoscono.

            Quale è la ragione per cui tutto questo avviene? Sono le fortissime “pressioni” delle lobby farmaceutiche. Non è un caso che l'industria farmaceutica sia quella che guadagna di più in senso assoluto.

            E' ovvio che le pressioni sarebbero inutili se non ci fosse anche la crassa ignoranza e la disponibilità dei parlamentari.

            In questa situazione suggerire il ritorno obbligatorio al modello animale, anche  per la didattica, è un enorme balzo all'indietro, etico e scientifico.

            In questa situazione, noi animalisti, non siamo i nuovi barbari, che sono invece rappresentati degnamente dalla classe politica e dalle lobby, bensì siamo i portatori di una nuova visione etica, dunque una nuova visione della società e della vita.

            E non è inopportuno sottolineare che questa nuova visione etica discende da una nuova concezione della scienza, non da idee astratte.

            La nuova etica, che noi vogliamo, è un'etica interspecifica, non crudele, non distruttiva, che tenga conto della genetica e dell'evoluzione.

            Negli ultimi secoli, tutto è cambiato: deve cambiare anche la ricerca, la nostra partecipazione alla vita civile. Dobbiamo essere noi stessi membri dei comitati di bioetica, delle commissioni che decidono i farmaci, in modo che le decisioni non siano prese sopra le nostre teste come se non esistessimo. E' mai possibile che nel comitato nazionale di bioetica non ci sia un solo animalista?

            Le decisioni dei vari comitati, inoltre, vengono sempre seguite da articoli, interviste, convegni, ecc...; tutto questo implica la visibilità delle persone e degli enti che discutono i vari argomenti.

            Ciò significa altro potere, altri miti, altro denaro, instaurando un circolo vizioso in cui c'è un progressivo aumento di potere e di disponibilità finanziarie.

            Noi, gli animalisti, rappresentiamo un progresso scientifico e morale, cioè un progresso della società, che non sarà più spinta verso la medicalizzazione, cioè il consumismo di farmaci, come toccasana di qualunque situazione.

            Io vorrei che tutti voi foste consapevoli di essere la parte più nuova della società, di essere coloro che vogliono una nova etica ed una nuova scienza. Non abbiamo saputo finora come fare, ma tutti dobbiamo sapere quale è il fine ultimo, cioè sapere dove stiamo andando.

 

Prof. Dott. Bruno Fedi